domenica, Ottobre 17, 2021
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La Verità “smaschera” Legnini, Salvini attacca. Lui: “Atto doveroso”

salvini

Risalgono all’agosto del 2018 le chat intercettate agli atti dell’inchiesta di Perugia sul pm romano Luca Palamara dalle quali emergerebbero, come afferma il leader della Lega Matteo Salvini, “le trame di Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm e sottosegretario di due governi a guida Pd, per far intervenire il Consiglio Superiore della Magistratura a supporto delle indagini sullo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti”.  Le intercettazioni sono pubblicate ieri da La Verità.

“In relazione alle ricostruzioni apparse – ha scritto ieri sul proprio profilo Facebook Legnini – sul quotidiano La Verità e alle prese di posizione di alcuni esponenti politici mi preme precisare alcuni elementi.

I fatti sono noti e facilmente verificabili, e risalgono al 24 agosto 2018 e ai giorni successivi. Il Procuratore della Repubblica di Agrigento aveva avviato un’indagine sulle vicende dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, ed in conseguenza di tale attività era stato fatto oggetto di aggressioni sulla stampa e sui social da parte di esponenti politici e di governo. La magistratura associata si espresse subito con posizioni a tutela dell’indipendenza delle attività del Procuratore: intervenne pubblicamente l’ANM, il gruppo di Autonomia e Indipendenza, altri gruppi e singoli ed autorevoli magistrati.

Le attività del Consiglio Superiore della magistratura erano sospese a causa del periodo feriale, e quale Vice Presidente era mio dovere istituzionale, prima di assumere qualsiasi posizione, consultarmi con i componenti del Consiglio. Pertanto chiesi ai rappresentanti individuati dai gruppi consiliari di esprimere la loro posizione. I messaggi che sono stati resi pubblici rendono conto di questa richiesta, il cui significato è esattamente opposto a quanto riferisce La Verità.

Il mio lavoro era finalizzato a conoscere l’orientamento dei componenti togati del massimo organo di governo autonomo della magistratura, sulla tutela dell’immagine e delle attività di un Procuratore aggredito ed intimidito. Dopo che tutte le componenti associative si espressero in modo unanime e conforme, quale Vice Presidente resi pubblica la posizione del CSM con una nota, esclusivamente indirizzata a tutelare il sereno svolgimento delle attività di indagine da parte della Procura di Agrigento, senza mai entrare nel merito delle stesse e senza esprimere alcun giudizio sulle attività in corso.

Preannunciai inoltre che avrei investito della vicenda, come mi era stato richiesto dai gruppi consiliari, il Plenum del Csm alla riapertura. Di tutto ciò diedi conto con un’intervista al quotidiano La Stampa il 26 agosto, che riporta esattamente tali fatti e le posizioni espresse. Si trattò pertanto di un intervento doveroso, che rientra nelle competenze del Consiglio superiore, svolto esclusivamente a tutela dell’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, e che rifarei esattamente negli stessi termini poiché mi sono sempre battuto per affermare le reciproche sfere di autonomia tra magistratura e politica.

I messaggi oggi pubblicati non hanno nulla a che vedere, dunque, con la vicenda Palamara di cui le cronache si stanno occupando da un anno. Questa ricostruzione dei fatti, ricavabile in modo inconfutabile da una semplice consultazione delle notizie di quei giorni, attingibili dagli organi di informazione, mi auguro possa chiudere una polemica generata dallo stillicidio di pubblicazioni di messaggi decontestualizzati e perciò parziali e fuorvianti”.

Il post segue di poche ore quello pubblicato sempre nella giornata di ieri dal leader della Lega Matteo Salvini: “Dopo gli insulti e l’ammissione “Salvini ha ragione ma va attaccato”, oggi “La Verità” pubblica altri incredibili messaggi, che svelano la natura di alcune iniziative dei magistrati contro il sottoscritto. Emergono le trame di Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm e sottosegretario di due governi a guida Pd, per far intervenire il Consiglio Superiore della Magistratura a supporto delle indagini sullo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti. In quell’occasione, da quanto ricostruisce La Verità, quattro consiglieri del Csm (tra cui Luca Palamara che mi definiva “merda”) invocavano l’intervento del Csm – così come ordinato da Legnini – per difendere “l’indipendenza della magistratura” che io avrei messo in pericolo. Un attimo dopo, Legnini rispondeva pubblicamente che l’unico obiettivo era assicurare “l’indipendenza della magistratura”, confezionando il messaggio (immediatamente rilanciato dal sito di Repubblica) di una magistratura al di sopra delle parti e preoccupata perché io da ministro osavo difendere l’Italia e pretendevo di bloccare gli sbarchi, rifiutando l’accusa di essere un sequestratore. Sono sicuro che il presidente Mattarella non resterà indifferente: ne va della credibilità dell’intera Magistratura italiana, la situazione è ormai intollerabile e occorrono interventi drastici, rapidi e risolutivi, non tanto per il bene di Salvini, ma per il bene del Paese e della giustizia”.

Immediata la replica di Salvini: “Giovanni Legnini si arrampica sugli specchi definendo “doveroso” il proprio intervento a proposito dell’inchiesta sugli immigrati a bordo della Diciotti. Legnini ha espressamente scritto a Luca Palamara un sms dai toni imperativi: “domattina dovete produrre una nota”. Non è nei compiti del vicepresidente del Csm chiedere, pressare o sollecitare. Azzeriamo il Csm e sorteggiamo i futuri componenti”.

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