domenica, Ottobre 17, 2021
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Affascinante, istrionico, corteggiato, ricco di talento: chi era Rodolfo Craia

rodolfo

di Maurizio Verdenelli

Affascinante, istrionico, corteggiato, ricco di talento: era lui Rodolfo, il ‘ragazzo d’oro’ della piu’ bella gioventù maceratese a cavallo tra gli anni 70 ed 80. Laurea in Psicologia a Padova, matrimonio per amore (solo per amore) con Rossella tra le più belle ragazze della città, la nascita di Irene (che in greco vuol dire Pace). L’esordio-boom in Rai con ‘La neve nel bicchiere’ di Florestano Vancini, sulle orme di Franco Graziosi, Silvio Spaccesi e Raffaele Curi, suo fraterno amico: la stirpe degli attori maceratesi di grande successo.

Poi s’interruppe il progetto del regista ferrarese e il sequel del filone storico sulla civilta’ contadina italiana rimase nel cassetto. Tuttavia per Craia si spalancarono nella sua Citta le porte, a meta’ degli anni 80, del teatro Lauro Rossi e sopratutto della stagione lirica all’Arena Sferisterio. Assistente dei celebri registi che in quegli anni si susseguirono sul palcoscenico e, sopratutto, di Joseph Svoboda il geniale scenografo di Praga che inventò il magico specchio di Traviata.

Un’entusiasmante cavalcata professionale a fianco del soprintendente Claudio Orazi, essendo assessore delegato Bruno Mandrelli. Aiuto di Gilbert Deflo’, nel 1995, soccorse Fabio Armiliato ‘fucilato’ in scena, nel corso del clamoroso incidente ormai nella storia della stagione lirica. Con lui, Craia strinse una particolare amicizia e la collaborazione continuo’ pure in altre opere: Falstaff e Tosca.Tuttavia i tagli dolorosi all’organico di Macerata Opera non risparmiarono il ruolo, retto allora in modo egregio, di Rodolfo. Per le eccellenze professionali Made in Macerata non ci fu (quasi) più posto. Una ‘privazione’ che lui non dimentico’ mai.Per Craia continuarono però altre occasioni e collocazioni in compagnie teatrali nazionali. A Recanati l ‘impegno al CSNL con Donatella Donati, per lui quasi una ‘seconda madre, nel segno di Giacomo Leopardi. Tante piece e nel segno della storia, quella fondamentale, con la ricostruzione drammaturgia delle ultime ore della regina di Francia: la sfortunatissima Maria Antonietta. “Fu lei a volere il massimo teatro di corte e a creare eventi scenici” mi ricordava Craia. Che intanto insegnava recitazione ai giovani e dirigeva il festival di spettacolo ed arte di Unimc.Con lui siamo stati amici sino alla fine.

Amici veri. Mi illuminava con le sue impietose analisi sulla città e sul suo massimo teatro all’aperto. Gli ‘duoleva’ e gli mancava lo Sferisterio, che veniva secondo soltanto alla morte precoce della figlia Irene, giovane sposa a Livorno e madre di due bambini. Mentre la malattia insorta gli aveva fatto perdere il lavoro di tournée nelle compagnie teatrali. La perdita della propria felicità l’attribuiva tuttavia a due profondi lutti e determinanti: la morte di Irene e la fine del rapporto con Macerata Opera alle prese in quegli anni con la crisi economica.Tra i suoi grandi amici c’era un bravo pittore olandese trasferitosi a Macerata (su invito di Rodolfo),poi a Perugia: Aat Van Rijn. Il quale l’estate scorsa aveva invitato per il tradizionale appuntamento di Umbria jazz, Craia, che qualche mese prima era stato a Roma da Raffaele Curi per l’inaugurazione di Rhinoceros, il palazzo dell’Arte voluto da Alda Fendi premio Svoboda.Da Perugia eravamo tornati insieme a Macerata. Un viaggio piacevolmente allungato dalla sosta per pranzo a La Botteguccia di Colfiorito, gradito da Rodolfo. In auto avevamo, inconsapevolmente, tracciato insieme il bilancio di quegli ultimi 35 anni, la sua vita, i molti accadimenti.

Poi Aat lo aveva raggiunto ai primi di agosto allo Sferisterio per Macbeth rivisitato da Sergio Rubini, famoso attore e amico. Baci ed abbracci nel camerino. Foto ricordo a cura di Anna Maria. Poi  tutti insieme: Aat, lui ed Manuela a cena in piazza Mazzini. Momenti lieti, al calore dell’amicizia vera. Era l’ultimo atto, ma non lo sapevamo.Poi tutto é precipitato. La morte improvvisa appena qualche giorno dopo sconvolse Rodolfo. Per lui ancora un ricovero in ospedale e la lunga degenza nella struttura di Treia circondato dall’affetto degli operatori sanitari. E dove ha ricevuto familiari, parenti ed amici nella camera arredata di suo gusto con tanti quadri alle pareti. Il rientro a casa infine dove ha trascorso il lockdown: l’ultimo tratto per l’ex ‘ragazzo d’oro’ della piu bella gioventù maceratese. Nell’ultima settimana, il crollo del fisico minato dalla lunga lotta contro una malattia implacabile.Ieri mattina i funerali a ‘Madre di Dio’, la sua chiesa. 

Così Raffaele Curi ha voluto ricordare l’amico Rodolfo Craia. 

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