domenica, Ottobre 17, 2021
Home > Italia > Marco Valerio Verni: “Violenza sessuale non punibile senza querela. Clamoroso vuoto normativo”

Marco Valerio Verni: “Violenza sessuale non punibile senza querela. Clamoroso vuoto normativo”

marco valerio

Un clamoroso vuoto normativo. Così Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela Mastropietro, ha definito la circostanza che ha consentito l’archiviazione del procedimento aperto a carico delle due persone che Pamela ebbe ad incontrare il giorno del suo allontanamento dalla comunità terapeutica a doppia diagnosi dove era ricoverata, ed iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale.

“Sono stato ospite di Bruno Vespa, a Porta a Porta – dichiara – per parlare proprio di questo. Ebbene, il giudice per le indagini preliminari ha archiviato la vicenda in questione, sostanzialmente, per il difetto di querela che, al dunque, non sarebbe potuta essere presentata da nessun altro (né dall’ amministratore di sostegno, né da un eventuale curatore speciale), se non dalla stessa Pamela che, come tutti sappiamo, è stata uccisa nei noti e tragici accadimenti di via Spalato, come accertato in primo grado dalla Corte di Assise di Macerata, il giorno seguente a quello in cui si sarebbero invece svolti i fatti in discussione. Eravamo preparati a questo esito. Purtroppo, anche con riguardo a questa vicenda, la storia di questa giovanissima ragazza ha dimostrato di essere uno sfortunatissimo “unicum”.

Quante volte capita, infatti, che una persona, vittima di un presunto reato, muoia il giorno successivo, per altri fatti ancora, senza aver avuto né il tempo né il modo di sporgere la relativa querela?”

“Tra l’altro – prosegue -, nel merito del reato contestato, il giudice delle indagini preliminari, prendendo in esame parte delle nostre argomentazioni, non sembra aver affatto escluso che Pamela, quel 29 gennaio, potesse essere in condizioni di inferiorità psichica (come ricavabile dalle affermazioni dei consulenti e dei testimoni del processo Oseghale acquisite agli atti) e che queste potessero essere riconoscibili da chiunque avesse avuto un approccio con lei, ma ha respinto l’ipotesi che, la stessa (Pamela), per le descritte circostanze nelle quali si sarebbe presentata ai suoi interlocutori, potesse trovarsi in uno stato di abbandono di incapace tale da configurare il presupposto per una eventuale omissione di soccorso che, qualora ulteriormente ipotizzabile, essendo delitto procedibile d’ufficio, avrebbe, invece, nella nostra ottica, potuto permettere di superare l’ostacolo tecnico riguardante il difetto di querela per la violenza sessuale”.

E conclude: “Ora, occorre ripartire da un passaggio importante della stessa ordinanza di archiviazione, in cui il giudice ha evidenziato il difetto normativo che, in casi come questi, impedisce di fatto a terze persone rispetto alla vittima (come i suoi familiari) di un presunto reato come quello per cui si procedeva di cercare e, magari, ottenere giustizia, non potendo essi, allo stato dei fatti, sostituirsi alla suddetta nella presentazione della querela, il cui diritto, come noto, si estingue con la morte della persona offesa.

Che le forze politiche, ora, nelle opportune sedi, colmino questo vuoto, di modo che, nella malaugurata ipotesi dovesse ripresentarsi un episodio simile, non venga negata ai familiari la possibilità di adire autonomamente le vie giudiziarie, per indagare fino in fondo l’eventuale commissione di un reato così grave ai danni di un loro caro.

Un caso difficilissimo da replicarsi, fortunatamente, ma che è capitato, purtroppo e che, dunque, deve servire in qualche modo da “leading case” nell’ottica della futura produzione normativa, affinchè non accada ad altri. Che la vicenda di Pamela serva anche a questo”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net