sabato, Ottobre 16, 2021
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Il dossier Autostrade finisce “a tarallucci e vino”

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Il dossier Autostrade finisce a “tarallucci e vino”, ma i Benetton piangono miseria. “Fin dal primo istante volevano l’esproprio”, dichiara la famiglia, dimenticando però che del bene conteso non erano proprietari ma semplici concessionari. E che, nel frattempo, sono morte 43 persone.

“Nessun esproprio proletario – risponde Paola De Micheli -. Nessuna nazionalizzazione o vendetta. Vogliamo solo che le regole siano uguali per tutti”.

Esulta Giuseppe Conte: “E’ successo qualcosa di assolutamente inedito nella storia politica italiana. Il Governo ha affermato un principio, in passato calpestato: le infrastrutture pubbliche sono un bene pubblico prezioso, che deve essere gestito in modo responsabile, garantendo la piena sicurezza dei cittadini e un servizio efficiente.

Non spetta al Governo accertare le responsabilità penali per il crollo del Ponte Morandi. Questo è compito della magistratura e confidiamo che presto si completino questi accertamenti in modo da rendere giustizia a tutte le vittime di questa tragedia.

Il compito del Governo è contestare le gravi violazioni contrattuali e la cattiva gestione di cui si è resa responsabile Aspi e impedire che i privati possano continuare ad avvantaggiarsi di una concessione totalmente squilibrata a loro favore sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista economico”.

“Il M5S – fa da contraltare il leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni – festeggia l’accordo del Governo con i Benetton, i Benetton festeggiano la mancata revoca di Autostrade con un bel +26% in borsa. Hanno definitivamente abolito la povertà, quella della famiglia Benetton”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo Salvini: “Devo fare i miei complimenti. Il titolo di Atlantia ha guadagnato in borsa il 26%, i Benetton avranno sicuramente di che sorridere. Oggi qualcuno può festeggiare, ha fatto l’affarone. Saremo curiosi di andare a vedere chi ha venduto o comprato azioni in questi giorni”.

“I Benetton – dichiara invece Luigi di Maio – hanno accettato le condizioni del governo. Lo Stato diventerà il primo azionista di Autostrade, la famiglia Benetton avrà meno del 10% delle quote ed entro qualche mese uscirà definitivamente da Aspi. Questo significa che i Benetton non gestiranno più le nostre autostrade. Era il nostro principale obiettivo. E ce l’abbiamo fatta.
Dopo molte battaglie, lasciatemi dire che è un ottimo risultato. Impensabile fino a un anno fa, quando nella precedente esperienza di governo c’era chi continuava ogni giorno a mettersi di traverso.

Adesso però teniamo gli occhi aperti. Questo risultato tanto sperato lo raggiungeremo tramite un’operazione di mercato e non con la revoca. Quindi dovremo stare attentissimi. In particolare, se Aspi verrà quotata in borsa come sembra, dobbiamo lavorare affinché la nuova società non sia assoggettata alle logiche di mercato, bensì affinché lavori per assicurare investimenti e tariffe autostradali più basse. I cittadini devono pagare meno al casello e allo stesso tempo vedere garantita la loro sicurezza.

Dovremo assicurarci che Cassa depositi e prestiti porti con sé investitori sani che abbiano a cuore il futuro delle nostre reti infrastrutturali”.

Tra gli investitori pronti a comprare le quote di Atlantia, ci sarebbero il fondo americano Blackstone, l’australiano Macquarie e si è fatto anche il nome di F2i e Poste Vita.

In sintesi, quindi, chi ha vinto e chi a perso? L’unica cosa al momento certa è che hanno perso gli italiani e che ad incassare saranno gli azionisti di Atlantia. E cioè, quindi, soprattutto i Benetton. Non è un caso che Cassa depositi e prestiti inizi la negoziazione con Aspi entro il 27 luglio, prima di diluire ancora la presenza di Atlantia con la successiva quotazione in Borsa.

LM

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