mercoledì, Settembre 30, 2020
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Figli “strappati”: a Cuneo 2 bambini iniziano lo sciopero della fame

san benedetto

Figli “strappati”: ennesimo rinvio in tribunale – per le disposizioni legate all’emergenza Covid-19 – relativamente al noto caso che vede Giada Giunti in prima linea nella lotta per riavere con sè il proprio bambino. In compenso l’avvocato Priolo ci ha concesso una lunga intervista.

La vicenda di Bibbiano ha messo in luce un “sistema” connotato da moltre ombre e sul quale la giustizia si spera faccia presto il proprio corso. Il timore è che si tratti di un meccanismo molto più diffuso di ciò che si potrebbe pensare.

Bambini sottratti alle proprie famiglie in nome di presunti abusi mai accaduti, vicende che mettono in luce come intorno al mondo dei minori si muova talvolta una macchina ben lontana dal voler realizzare obiettivi tesi al benessere dei bambini e dei rispettivi genitori.

Emblematica la richiesta di nascondere lo striscione con la scritta “Parlateci Di Bibbiano”, esposto durante una manifestazione, poco nota dal punto di vista mediatico, ma che ha riempito piazza Montecitorio, tenutasi nel pomeriggio del 16 luglio dal titolo #RESTIAMO LIBERI in piedi contro la legge liberticida sull’Omotransfobia, ed in collegamento con altre 100 città Italiane.

Il tutto è visibile nel video realizzato in loco e mandato in onda da “Il Tg della porta accanto“.

Mamme e papà, allontanati dai propri figli, non sanno più a chi rivolgersi per avere voce e giustizia e accade anche che, malgrado la volontà espressa e manifesta dei minori di rimanere in seno alla propria famiglia, questi non vengano ascoltati dai giudici, che poi predispongono determinati provvedimenti.


E’ durante questa giornata intensa che apprendiamo, grazie alla telefonata ricevuta da una mamma che, a Cuneo, due dei 4 figli allontanati da lei
e collocati in strutture diverse tra loro, hanno iniziato
lo sciopero della fame.

Il tutto è documentato da lettere pubblicate su Facebook e postate anche dall’Onorevole Giannone, che si sta occupando di molti casi simili a questo e che sta cercando di sensibilizzare a tal proposito i colleghi, effettuando numerose interrogazioni Parlamentari, finora purtroppo senza esito.


Questo è quanto pubblicato sul profilo Facebook dell’Onorevole Veronica Giannone:

FRATELLO E SORELLA ALLONTANATI FORZATAMENTE DALLA MADRE INIZIANO SCIOPERO DELLA FAME

Non si arrendono i quattro fratelli di Cuneo e chiedono giustizia, chiedono di tornare a casa dalla loro madre. Sono disposti a fare lo sciopero della fame solo per essere ascoltati. Sono solo dei bambini, la più piccola ha sei anni, che non hanno colpe ma vengono trattati come dei carcerati. Da giorni non hanno contatti con l’esterno. Le strutture dove sono stati “spediti” come degli oggetti di proprietà dello stato, non gli permettono neanche di chiamare la propria madre che ha la piena responsabilità genitoriale.
Come è possibile tutto questo? Quello che mi chiedo, leggendo le loro lettere, è come si possa sostenere che la decisione del giudice di allontanare i 4 fratelli e sorelle e mandarli in casa famiglia, in strutture diverse , possa essere una decisione per tutelare il loro benessere!!


Leggete le lettere, e rispondete a questa domanda. Vi sembrano dei bambini manipolati da una madre malevola, alienante, adesiva, o semplicemente dei bambini impauriti che vogliono tornare a casa dalla
mamma?”

I figli allontanati dalle proprie famiglie devono essere ascoltati

Un’ azione forte, quella messa in atto da questi bambini che non sanno più come fare per farsi ascoltare.


E’ solo grazie ad i social che piccole organizzazioni come “il Comitato madri unite contro la violenza Istituzionale” sono riuscite a dare visibilità a questo problema, e solo piccole testate giornalistiche, piano piano, stanno sollevando la questione, tra il silenzio dei grandi media e l’indifferenza del Governo.

I genitori hanno il diritto di lottare per i propi figli, soprattutto quando l’allontanamento dal nucleo familiare non è basato su motivazioni di pericolosità e degrado. E, soprattutto, nei casi in cui il benessere dei minori non venga a questo compresso – ma parliamo i casi particolari e specifici – hanno il diritto di crescere i bambini che hanno messo al mondo. Contro ogni ingiustizia.


Ettore Lembo

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