mercoledì, Settembre 30, 2020
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Roma, operazione Banglatown 2: trasferimenti illeciti verso il Bangladesh per 20 milioni di euro

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ROMA – Nella mattinata di ieri militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di finanza di Roma, nell’ambito di una più ampia attività investigativa coordinata dalla locale Procura della Repubblica, stanno dando esecuzione a un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale capitolino finalizzata al sequestro preventivo degli uffici e dei beni di un Istituto di pagamento e di sei agenzie di money transfer, tutte con sede a Roma, gestiti da cittadini di nazionalità bangladese, ritenuti responsabili di aver reiteratamente violato gli obblighi antiriciclaggio di verifica e identificazione dei propri connazionali, nel trasferimento delle rimesse di denaro nel Paese d’origine.

Le investigazioni avevano già portato nel luglio 2019 a smantellare uno strutturato sodalizio criminale, composto da soggetti bangladesi, finalizzato a favorire – a scopo di profitto – la permanenza illegale sul territorio italiano per lo più di propri connazionali, violando i presupposti giuridici per il rilascio e/o il rinnovo dei permessi di soggiorno.

L’attenzione investigativa si è concentrata ora sulle modalità di trasferimento delle somme di denaro verso il Bangladesh che, nel 2019 è risultato, per il secondo anno consecutivo, il primo Paese di destinazione delle rimesse tramite circuito money transfer, con un importo di 856 milioni di euro complessivi, triplicando così il volume dei flussi finanziari trasferiti dieci anni prima. I finanzieri hanno monitorato e analizzato 24 mila operazioni, pari a 90 milioni di euro di rimesse verso il Paese asiatico, trasferite in un arco temporale di tre anni (2016-2018) attraverso l’operatività sul territorio italiano di una società (controllata da un socio unico statunitense), amministrata da cittadini bangladesi, iscritta nell’albo della Banca d’Italia tra gli Istituti di pagamento ed operante sul territorio romano, per lo più a favore di propri connazionali, con una capillare rete di 30 sportelli money transfer.

In estrema sintesi – attraverso intercettazioni telefoniche, riscontri documentali, appostamenti, pedinamenti, video sorveglianze e l’incrocio di plurime segnalazioni di operazioni sospette – sono stati ricostruiti trasferimenti illeciti per 20 milioni di euro (22% circa del totale analizzato), posti in essere dai titolari delle agenzie mediante un sistematico aggiramento della soglia di legge antiriciclaggio prevista per i money transfer in 1.000 euro. Infatti, la somma complessiva che il cliente intendeva trasferire ad un determinato beneficiario estero veniva frazionata in più importi (generalmente pari a 999 euro) attribuendo fittiziamente la titolarità dell’operazione finanziaria a terzi ignari, familiari, amici e/o conoscenti compiacenti (per lo più privi di capacità reddituale), ovvero ricorrendo all’utilizzo di più circuiti money transfer. In tal modo, venivano registrati nei data base dell’istituto di pagamento e degli agenti dati falsi o non veritieri ostacolando gli eventuali controlli e la ricostruzione dei flussi finanziari movimentati dai reali mittenti.

Si tratta, nella maggior parte di casi, di somme di denaro accumulate da commercianti del Bangladesh nella città di Roma, dove negli ultimi anni si è registrato un significativo incremento di imprese e ditte gestite dai predetti cittadini asiatici, in particolare nel settore del commercio (per lo più minimarket e autolavaggi). Nel 2019, nella provincia di Roma erano concentrati oltre il 40% del totale delle imprese riconducibili in Italia a cittadini bangladesi. In questo contesto, a fronte di consistenti operazioni frazionate verso l’estero, sono emersi sistematici omessi versamenti delle imposte con iscrizioni a ruolo dei relativi debiti tributari, pur in presenza delle relative dichiarazioni dei redditi. Sono stati appurati debiti erariali variabili, che raggiungevano anche importi superiori a 300 mila euro.

Così operando, i commercianti del Bangladesh, privi di qualsiasi altro bene mobile e immobile sui quali lo Stato potesse rivalersi, hanno sottratto alla possibile esecuzione forzata dell’Erario le uniche disponibilità finanziarie disponibili, costituite da denaro contante (di per sé non tracciabile) trasferito fraudolentemente all’estero tramite agenzie di money transfer. Con il sequestro preventivo odierno, quindi, è stata bloccata la possibile reiterazione del reato dei sette operatori finanziari, sottoponendo a vincolo cautelativo, gli uffici, i beni strumentali e i contratti in essere per l’espletamento dell’attività finanziaria, e segnalando nel contempo le condotte illecite alla Banca d’Italia e all’Organismo degli Agenti e dei Mediatori, quali Organismi di vigilanza di settore.

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