lunedì, Settembre 28, 2020
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Sanità privata, 24 presidi in tutta Italia: “Dignità e contratto ai lavoratori”

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Roma – L’unica “vacanza” dei 25 mila lavoratori e lavoratrici della sanità privata accreditata del Lazio, oltre centomila in tutta Italia, è quella del contratto nazionale. Che dura da 14 anni. I veri assenti sono i datori di lavoro: e con la loro assenza, mancano le responsabilità, il rispetto dei diritti e della dignità di chi muove e fa rendere operative e remunerative le loro strutture. Prestando servizio pubblico a milioni di cittadini. Quel che non è mai mancata, invece, nell’ordinario come nell’emergenza, è la dedizione e la professionalità di ogni operatore sanitario.

“Una preintesa siglata più di due mesi fa e rinnegata al momento della sottoscrizione definitiva. Abbiamo parlato di vergogna, di fuga dalle responsabilità, di gioco al rialzo, con risorse pubbliche, sulla pelle di migliaia di persone. Che hanno vissuto oggettive difficoltà durante l’epidemia Covid, come ogni operatore sanitario, pagando ancora di più dei colleghi del pubblico i rischi della non completa attuazione delle misure di sicurezza, le minacce di licenziamento, la collocazione in FIS, la riduzione o annullamento dei premi di risultato. In primis, manca il contratto: quel rinnovo che deve segnare il primo passo per il riequilibrio di diritti e tutele. Dai permessi alla gestione dei tempi di lavoro, dal diritto alle ferie alla formazione obbligatoria”, dichiarano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, Segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio.

“Non siamo stanchi di lottare, e non lo sono le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata. In piena estate, si è riaccesa la protesta per l’ignobile dietrofront sul rinnovo del contratto nazionale da parte di Aris e Aiop, le associazioni che rappresentano la stragrande maggioranza delle strutture sanitarie private, laiche e religiose, che operano in accreditamento col sistema pubblico. Più soldi per le prestazioni, nessun progresso salariale – piuttosto tentativi di sottrazione di quel che prevede anche il contratto vigente – per chi le rende possibili. Rinforzare le regole e il ruolo del pubblico in sanità, recuperare spazi finora lasciati al privato è il fondamentale cambiamento del quadro e del contesto. Passi avanti fatti con le istituzioni resi inapplicabili dalle resistenze di “prenditori”, come sono stati definiti da Cgil Cisl e Uil, oltre la vergogna”, aggiungono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

“Nella giornata di mobilitazione nazionale, il 24 agosto, dalle 9 alle 13 saremo sotto la Prefettura di Roma. Non è più questione di “tempo scaduto”. È questione di dignità e giustizia. Giorno dopo giorno continueremo a mobilitarci, protestare, richiamare alle responsabilità i datori di lavoro e confrontarci con le istituzioni in ogni modo possibile per fermare questa ignobile vergogna. Lo sciopero nazionale, che sarebbe un altro, enorme sacrificio per i lavoratori, sarà inevitabile se la sigla definitiva del contratto continuerà a mancare. Le istituzioni nazionali e la Regione Lazio devono arginare i ricatti degli imprenditori e porre maggiori regole e più vincolanti condizioni per gli accreditamenti, nel solco di quanto già condiviso: stesso lavoro, stesso salario, stessi diritti per i lavoratori, in un sistema complessivo di servizi sanitari misto, pubblico e privato, che lasci sempre e comunque il timone e la prevalenza nella gestione al pubblico. Perché pubbliche, ovvero di ogni cittadino, sono le risorse che sostengono l’intero sistema, e pubblici sono i servizi alla salute che devono essere garantiti”.

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