martedì, Settembre 29, 2020
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Parco Nazionale della Maiella, intervista al Direttore Luciano Di Martino

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Parco Nazionale della Maiella, intervista al Direttore Luciano Di Martino

PESCARA – Nella Sala “Tosti” dell’ “Aurum”, si è tenuta a conferenza stampa di presentazione dell’evento ”Dieci giornate in pietra” che si svolgerà dal 6 al 13 settembre 2020 a Lettomanoppello, “Città della Pietra”, capitale degli scalpellini e della lavorazione della pietra nella Maiella Orientale, una risorsa economica e una tradizione  che da circa 2000 anni si fondano sul bene prezioso donato dalla montagna madre “Maja”, cioè la “pietra”.Questa edizione ha un equipe organizzativa coordinata dal direttore Artistico Stefano Faccini, coadiuvato da Giuseppe Ferrante, dall’architetto Paolo Di Biase e dall’Assessore al Turismo di Lettomanoppello Arianna Barbetta.
Presenti alla conferenza stampa, oltre al Sindaco di Lettomanoppello Simone D’Alfonso, diverse personalità come Vincenzo D’Incecco Presidente della Commissione Bilancio della Regione Abruzzo, il Prof. Antonio Marano, docente ordinario all’Università “G D’Annunzio”, nonché Presidente del Corso di Laurea in Design, e il Direttore del Parco Nazionale della Maiella, Luciano Di Martino. 

A tal proposito,abbiamo scambiato due battute col Direttore del Parco Nazionale della Maiella Luciano Di Martino che ha riposto alle nostre domande:

  • A Che punto siamo per l’iter di riconoscimento di “geoparco” per il Parco Nazionale della Maiella? “Dopo la visita dei commissari internazionali UNESCO A giungo 2019, ci apprestiamo alle battute finali del percorso di designazione del Parco Nazionale della Majella a Geoparco, il cui obiettivo primario è la protezione della geodiversità: la conservazione viene combinata con lo sviluppo sostenibile e coinvolge le comunità locali con lo scopo di creare una collaborazione e scambiare esperienze. Stiamo lavorando al progress report, la cui consegna è prevista per fine settembre. Ora stiamo lavorando all’istituzione di un comitato tecnico- scientifico interdisciplinare per il Geoparco e ad uno specifico logo”.
  • L’importanza delle peculiarità dei borghi, degli antichi mestieri e delle risorse come volano turistico per il Parco…. “L’Ente Parco ha intrapreso numerose attività di comunicazione legate a specifici progetti, tesi a migliorare non solo la conservazione degli habitat e delle specie faunistiche e floristiche, ma anche le attività agrosilvopastorali, il recupero delle cultivar agronomiche, il miglioramento della rete sentieristica ed in generale del sistema della fruizione al fine di sviluppare comportamenti personali e sociali mirati alla cura del territorio e della sostenibilità ambientale. Alla produzione di materiale cartaceo, depliant, opuscoli, cataloghi, etc., sui vari aspetti turistici e naturalistici dell’area protetta, si sono affiancate guide per il riconoscimento di piante e animali, nonchè atti di convegni e seminari, e l’uso del Web, anche attraverso campagne di comunicazione sui Social, in grado di avvicinare tutti, in particolare i giovanissimi”.
  • Avete qualche nuovo progetto in cantiere? “La diversità di ambienti naturali, la permanenza residua di attività economiche tradizionali, la forte identità culturale delle popolazioni locali hanno permesso la conservazione di un patrimonio di biodiversità agricola degno di nota. La produzione agro-alimentare è molto varia e i progetti di recupero delle cultivar autoctone ideati e sostenuti dal Parco hanno permesso agli agricoltori di prendere coscienza del valore culturale ed economico delle tipicità territoriali. In alcune aree del Parco Nazionale della Majella la produzione agro-alimentare riveste un’importanza strategica. Ad esempio a Fara San Martino è presente una tradizionale produzione di pasta; a Serramonacesca un’azienda oltre a custodire “il gregge del Parco”, produce formaggio pecorino di alta qualità; Abbateggio è il paese del farro; Sulmona è famosa per la tradizionale produzione di confetti e dolciumi; Tocco da Casauria vanta la produzione di olio da oliva toccolana, cultivar autoctona della zona. Alcune aziende hanno scelto con successo di dedicarsi alla coltivazione di antichi cereali come la solina, un grano autoctono di montagna dalle interessanti proprietà organolettiche. Il territorio del Parco, inoltre, presenta una grande vocazione per l’apicoltura. Stiamo sviluppando nuovi progetti in tal senso, affiancandoli ai grandi progetti LIFE di conservazione sulla fauna e la flora appenninica, incentrati su orso, lupo e camoscio, scarpetta di venere, adonide ricurva, etc., rispondenti pienamente alla categoria di specie “bandiera””.

Cristiano Vignali – LaNotizia,net

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