giovedì, Ottobre 1, 2020
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Anticipazioni per il Grande Teatro di Denis Diderot in TV del 30 agosto alle 17.40 su RAI 5: “Il nipote di Rameau”

Il nipote di Rameau

Anticipazioni per il Grande Teatro di Denis Diderot in TV del 30 agosto alle 17.40 su RAI 5: “Il nipote di Rameau”

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Rai Cultura presenta tre appuntamenti teatrali che vedono protagonista l’istrionico Silvio Orlando, uno dei più versatili ed apprezzati interpreti della sua generazione, dalla carriera costantemente – e gloriosamente – in bilico tra palcoscenico e grande schermo. Il ciclo dal titolo “Orlando glorioso” propone tre serate, in onda dal 29 agosto al 12 settembre alle 21.15 su Rai5, in cui Orlando si confronta con eguale maestria con i grandi classici della scena e con la drammaturgia italiana contemporanea. Si comincia il 29 agosto con “Il nipote di Rameau”, in cui l’attore e regista dà corpo e voce al musico fallito, nato dal sarcasmo illuminista di Denis Diderot, adattato per la scena da Edoardo Erba.  Sabato 5 settembre si prosegue con “Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato)” in cui Orlando, diretto dall’autrice della pièce Lucia Calamaro, è un dolente e ironico padre al tramonto che affronta i demoni legati a doppio filo ai vincoli affettivi familiari. Il ciclo si conclude sabato 12 settembre con “La Scuola”, adattamento teatrale del 2015 compiuto da Daniele Lucchetti, regista dell’omonimo film di successo del 1995, che ha riunito il cast originale – Orlando, Citran, Massironi e molti altri – per ridare vita all’universo multiforme, conflittuale e sorridente della classe IV D.
Lo spettacolo che apre il ciclo, “Il nipote di Rameau” di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del Settecento, è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione avvolto in un lucido cupio dissolvi, messa in scena e interpretata da Silvio Orlando, che è autore dell’adattamento, con Edoardo Erba. Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla. I costumi sono di Giovanna Buzzi, le scene di Giancarlo Basili.

Il nipote di Rameau o La satira seconda è un dialogo satirico scritto da Denis Diderot nel quale vengono discusse questioni di etica ed estetica. L’autore vi lavorò tra il 1762 e il 1773, ma l’opera fu pubblicata soltanto postuma.

I due personaggi che danno vita al dialogo sono designati con i pronomi lui e io. Se ad una lettura immediata appare chiaro che il primo pronome indica Jean-François Rameau ed il secondo lo stesso Diderot, è bene ricordare che il valore simbolico dei due personaggi risulta più complesso. Mentre infatti le posizioni morali che i due sostengono sono del tutto opposte e inconciliabili, nei passaggi in cui si discute di estetica sembra esserci piuttosto, tra le due figure, una sorta di rispecchiamento. Accade così che sia proprio Rameau ad esporre alcune tesi già espresse da Diderot in opere precedenti. Il Nipote si configura così a tratti come un alter ego del filosofo.

Trama

La conversazione immaginata e riportata da Diderot si svolge per mezz’ora, dalle cinque alle cinque e mezzo, nei giardini del Palais Royal (unità di tempo, di luogo, di azione). Rameau intrattiene il filosofo raccontando episodi della propria vita; gli confessa senza pudore la propria immoralità, e dà prova del suo straordinario talento di pantomimo e di una sensibilità musicale fuori dal comune. Parente del celebre Jean-Philippe Rameau, il Nipote è un musicista fallito, un adulatore di professione, un miserabile di talento; uno scroccone che sopravvive facendo il buffone di corte nei salotti della borghesia parigina. Agli occhi del filosofo, quest’individuo spregevole appare come un misto di delirio e di buonsenso, di abiezione e di onestà. E proprio per questa sua contraddittorietà, Rameau sconcerta e affascina Diderot, il quale constata stupefatto e a tratti inorridito come sia possibile che una stessa persona sia dotata della più profonda sensibilità estetica e del tutto sprovvista del sentimento morale[1]. Jean-François Rameau è in fondo la cattiva coscienza della società parigina di metà Settecento; è colui che ha il coraggio (la spudoratezza) di confessare ciò che tutti pensano, e di fare per mestiere, come satirico e pantomimo, ciò che tutti fanno nella loro vita: l’adulatore.

Tematiche

Alcune delle tematiche discusse nel corso del dialogo:

  • Se esista la virtù, e se essa conduca alla felicità;
  • Che tipo di educazione bisogna impartire ai propri figli? Bisogna insegnare loro la rettitudine, o piuttosto metterli in condizione di conquistare il benessere, la ricchezza, il prestigio, nella società in cui vivono?
  • Esiste un’eccellenza nel male, nell’adulazione, nella malvagità? Da ricordare a questo proposito la vicenda, raccontata da Rameau, del rinnegato di Avignone, che tradì il proprio benefattore denunciandolo all’Inquisizione e si impadronì dei suoi beni; può esistere un’estetica del male[2]?
  • La disgiunzione tra sensibilità estetica e sentimento morale;
  • In che misura gli uomini sono effettivamente liberi? In che misura, invece, essi sono il prodotto del proprio carattere naturale e dell’ambiente in cui crescono (determinismo)?
  • La centralità del genio nella creazione artistica;
  • La querelle des Bouffons: confronto tra la tradizione musicale francese e la nuova musica napoletana;
  • L’origine della musica dall’imitazione dei rumori naturali e delle passione umane (mimesi);
  • Alcuni principi di estetica musicale: la declamazione, il canto, la misura, l’accento, …;
  • Se esistano delle eccezioni (idiotismi) alla morale universale;
  • Se il filosofo sia uguale o diverso rispetto ai suoi concittadini[3];
  • L’arte della pantomima;
  • La vita sociale come una commedia, nella quale ciascuno assume una posa secondo il bisogno del momento[4].

Fu proprio la violenza degli attacchi (e della derisione) rivolti alla società dei salotti, alla corte, a ministri, ad esponenti del clero, al partito anti-filosofico, all’intera città di Parigi, a consigliare a Diderot di tenere l’opera segreta, preservandola per una pubblicazione postuma.

La vicenda editoriale

La vicenda editoriale dell’opera è travagliata e romanzesca. Il dialogo viene pubblicato per la prima volta in edizione tedesca nel 1805. La traduzione, accompagnata da una nota storico-critica, è curata da Goethe. È lo stesso Goethe ad imporre il titolo con il quale l’opera è nota ancora oggi (in tedesco Rameaus Neffe), a scapito del titolo immaginato da Diderot, La Satire seconde. La copia manoscritta sulla quale ha lavorato Goethe va perduta. Nel 1821 gli editori Saur e Saint-Geniès pubblicano la prima edizione francese. Il testo che essi spacciano per un originale inedito non è altro che la ritraduzione della traduzione di Goethe. Tra il 1875 e il 1884 appaiono nuove traduzioni, preparate a partire da copie manoscritte appartenenti al fondo Vandeul di San Pietroburgo. Nel 1891 Georges Monval scopre presso un libraio del quai Voltaire un manoscritto originale in ottime condizioni. Questo manoscritto è conservato oggi presso la Pierpont Morgan Library di New York, ed è la fonte di tutte le edizioni moderne del dialogo. La prima edizione critica, curata da Jean Fabre, risale al 1950.

Fortuna dell’opera

Tra le interpretazioni filosofiche sono da ricordare quella data da Hegel nella Fenomenologia dello spirito e quella data da Michel Foucault nella Storia della follia nell’età classica.

Redazione
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