mercoledì, Ottobre 28, 2020
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Cossignano, i battenti dei portoni e le storie che raccontano

Cossignano – Il Piceno è punteggiato da splendidi borghi, interessanti non solo per la loro bellezza paesaggistica, ma anche per tesori d’arte e cultura apparentemente poco importanti o forse meno visibili ai più. E’ da questi dettagli che si può scavare nel passato di una comunità e comprenderne in parte gli usi e costumi.

E’ il caso di Cossignano e dei suoi battenti presenti nel centro storico. Con questo intento Roberto De Angelis ha ideato e curato un’interessante progetto fotografico appropriatamente intitolato “I battenti dei portoni del centro storico di Cossignano”. Passeggiando per le vie di Cossignano, e guardando attentamente intorno si svelano elementi chiarificatori di un’epoca che spesso sono anche significativamente opere artistiche.

“In fondo da quando l’uomo ha costruito la sua prima abitazione – afferma De Angelis – fino alla casa domotica di oggi, ha sempre cercato di proteggerla dall’incursione di sconosciuti o indesiderati. A seguito dell’uso dei mattoni si è fatto un salto evolutivo e costruttivo per poter annunciare l’arrivo di un ospite alla propria dimora, chiusa, oltre che da mura perimetrali, anche da una porta massiccia o un forte portone, i quali se da una parte proteggevano, dall’altra non permettevano di vedere chi ci fosse alla soglia.

Ecco che allora qualche secolo fa sono stati inventati degli appositi strumenti, poi perfezionati nel tempo, chiamati anche battiporta o picchiotti, ma anche diversamente, a seconda della regione di origine: battaglio, mazzapicchio o bussarello, ad esempio. Si tratta di strumenti di ghisa, bronzo o ferro o altro materiale ancora, applicati al portone e usati per essere “battuti”, ovvero per colpire la porta facendo udire dall’interno dell’abitazione la presenza di qualcuno all’esterno della medesima, il quale aveva la necessità di entrare e dunque si annunciava bussando. La storia di questi antichi campanelli nasce addirittura nel periodo classico greco-romano ed arriva fino al ventesimo secolo, durante il quale si manifesta l’avvento dell’elettricità. A seguito di quest’ultima invenzione la loro principale funzione venne meno e questi bellissimi oggetti d’arte vennero così sostituiti dai più moderni e prosaici campanelli.

Originariamente il battiporta – osserva De Angelis – consisteva in una forma lineare semplice, un martelletto o un anello di ferro. Solo col passare del tempo esso ha incominciato a divenire un vero e proprio oggetto d’arte, dalla forma elegante e ricercata così da assumere la doppia funzione: avvertire dell’arrivo di un visitatore ma anche decorare ed abbellire le porte.

Fin dai tempi più antichi, insieme all’ornamento di cui si accennava, è stata data anche una funzione magica. Ad essi, infatti, veniva attribuito il potere prodigioso di allontanare e vanificare le influenze negative o cattive che potessero danneggiare la casa e chi in essa dimorava. Per questo motivo la maggior parte delle raffigurazione dei battenti usano simbologie o figure apotropaiche atte ad allontanare il maligno, secondo la cultura e le credenze popolari, e mostrano facce umane minacciose o animali feroci o Muse ripresi dalla mitologia greca. I battenti, così come molti altri elementi decorativi, sono un chiarissimo esempio di come l’arredo esterno delle abitazioni e l’arredo urbano sono elementi inscindibili della stessa realtà.

Agli occhi dei più attenti Cossignano e il suo Centro Storico hanno molti particolari da scoprire. Belli, raffinati, artistici e pratici questi batacchi possono raccontare, dunque, il Centro Storico in un modo diverso e inusuale. Soprattutto la loro rappresentazione fotografica ne mette in evidenza l’originalità e la preziosa lavorazione artigianale. Valorizzarli può rappresentare anche un modo per invitare chi ce l’ha a conservarli bene e chi non ce l’ha a cercarne qualcuno, meglio ancora se originali, salvaguardando nello stesso tempo le cose del passato. Infine – conclude De Angelis – con questi scatti si vuole invitare a passeggiare lentamente per le vie del prezioso Centro Storico per ammirarne tutte le sue bellezze, lasciarsi sorprendere da scenografiche architetture e luminosi colpi di scena”.

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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