lunedì, Ottobre 25, 2021
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La Bibbia nella casa dei morti di Dostoevskij e i Testimoni di Geova

Nel film I demoni di San Pietroburgo di Giuliano Montaldo, in una scena del film, Fëdor Dostoevskij salva un suo compagno di prigionia che rischiava di annegare dopo che una lastra di ghiaccio di un lago si era spezzata sotto i suoi piedi. Mentre gli altri compagni di prigionia assistevano indifferenti, lo scrittore con notevole sforzo tendeva la mano e tirava su il compagno salvandogli la vita. Quest’ultimo, in un raro atto di gratitudine, gli restituirà la Bibbia che gli aveva sottratto qualche giorno prima e che da lì a poco avrebbe rivenduto per poche copeche.

Sì, perché la Bibbia era l’unico libro permesso dalle autorità ai prigionieri nella fortezza di Omsk in Siberia, dove lo scrittore di Delitto e castigo stava scontando la sua condanna. Condanna arrivata per la partecipazione (marginale) alle riunioni del circolo Petrasevskij con l’accusa (falsa) di cospirazione rivoluzionaria. Lo racconta lo stesso Dostoevskij nel suo “affresco michelangiolesco” come lo definì il critico Herzen, ovvero Memoria di una casa dei morti pubblicato nel 1857.

Lo scrittore descrive dibattiti teologici tra ebrei, musulmani e cristiani all’interno del penitenziario. Una volta riacquistata la libertà attingerà a piene mani dai vangeli per i suoi romanzi (come il suo gemello e controparte letteraria Tolstoj) e intreccerà corrispondenze con i lettori sul Diario di uno scrittore su Dio, l’ateismo, le religione e la separazione tra Chiesa e Stato. Non nasconderà mai la sua avversione per la Chiesa di Roma sia nei suoi romanzi che nei suoi scritti giornalistici, non preoccupandosi della censura zarista che comunque era sempre molto vigile .

Nel 2020 invece, nella Federazione Russa è proibito leggere la Bibbia e pregare anche all’interno della propria abitazione. Almeno per alcuni cittadini.

Sono 1.145  le irruzioni in case private dei Testimoni di Geova, confessione cristiana proscritta nel 2017 dalla Corte Suprema Russa. I testimoni indagati sono 388, quelli imprigionati 45 e 26 quelli agli arresti domiciliari. Alcuni Testimoni sono stati sottoposti a torture dalle forze dell’ordine. Tra questi persone avanti con gli anni, ragazzi di 18/19 anni, malati e perfino disabili.

Alcune delle pubblicazioni religiose compresa la versione della Bibbia utilizzata dai testimoni di Geova sono state considerate “estremiste”. Questo sulla base di alcune “perizie” di un Centro studi specialistico socioculturale. La perizia è stata adottata dalla Corte Suprema come motivazione e base per il divieto di pubblicazione e diffusione della versione biblica. Praticamente una decisone teologica e dottrinale divenuta sentenza contro una confessione religiosa. Come se l’esegesi biblica, di per sé materia di studi approfondita e anche complessa per certi versi, possa essere risolta semplicemente dal lavoro di un gruppo di persone schierate religiosamente, che senza contraddittorio decretano un testo sacro sbagliato ed “estremista”.

In alcuni casi sono state le stesse Forze di Polizia Russe a nascondere nei luoghi di culto le pubblicazioni vietate per poi accusare gli stessi testimoni di reato.

Ma quello che risulta agghiacciante è che l’arresto scatta anche per chi sta pregando in casa. E’ il caso per fare solo un esempio, di una donna  di Vladivostok già separata dal marito forzatamente, perché sottoposto a custodia cautelare mentre si prendevano cura dei bisogni fisici della nonna. In un secondo momento, secondo quanto riportato dal sito jw.org, anche contro di lei è stato avviato un procedimento penale: è stata accusata di aver pregato, letto la Bibbia e guardato video di discorsi religiosi. Qualcosa che fa ogni persona religiosa di qualsiasi fede. 

Questa sopraffazione verso il gruppo religioso ha richiamato l’attenzione tra gli altri, di 50 studiosi italiani e internazionali, nessuno di loro appartenete alla confessione, che hanno chiesto alle autorità della Federazione Russa di far cessare immediatamente la persecuzione.

Di recente per la prima volta un testimone di Geova è stato prosciolto. Un inversione di tendenza rispetto all’atteggiamento persecutorio dei tribunali o la decisone isolata di un giudice coraggioso, scevro da pregiudizi religiosi? I fatti e i procedimenti penali in atto forniranno a breve una risposta.

In alcuni componimenti poetici alcuni  grandi autori russi come Puškin, Saltikon Scedrin, Gončarov e Dostoevskij usarono il nome Geova, tratto questo, caratteristico della minoranza religiosa in questione. Dostoevskij affermerà in alcune celebri riflessioni, che avrebbe seguito Cristo indipendentemente da tutto e da tutti. Curiosamente lo stesso intento che i testimoni di Geova hanno dichiarato più volte di perseguire in questo, per loro, difficile frangente.

Roberto Guidotti

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