martedì, Settembre 21, 2021
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Omicidio Mastropietro, confermato l’ergastolo per Innocent Oseghale

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Omicidio Mastropietro, confermato l’ergastolo per Innocent Oseghale

ANCONA – È arrivata alle 19.40 la sentenza da parte della Corte d’Appello di Ancona, che ha confermato l’ergastolo a carico di Innocent Oseghale, il 31enne nigeriano che il 30 gennaio 2018, avrebbe violentato, ucciso, depezzato, disarticolato, lavato con la candeggina e rinchiuso all’interno di due trolley la diciottenne romana Pamela Mastropietro.

Si è tenuta questa mattina la terza udienza d’Appello, nell’ambito della quale l’imputato ha voluto raccontare la propria versione dei fatti.

Dichiarazioni spontanee, risultate essere identiche a quelle già esposte nell’aula del Tribunale di Macerata, durante il processo in Corte d’Assise.

Anche questa volta, Oseghale si è scusato con i familiari di Pamela, affermando di non aver violentato la ragazza e soprattutto di non averla uccisa.

Stando alle sue parole, quel giorno, il nigeriano si sarebbe trovato ai Giardini Diaz per incontrare un amico che gli aveva chiesto della marijuana.

Ad un tratto, Pamela si sarebbe avvicinata a lui per chiedergli una sigaretta e dell’eroina che lui non aveva, così Pamela gli avrebbe detto di contattare qualcuno che la vendesse.

L’imputato decise, quindi, di rivolgersi a Lucky Awelima, che gli suggerì di chiamare Desmond Lucky.

Qualche attimo prima, stando alle dichiarazioni del nigeriano, lui e Pamela avrebbero consumato un rapporto non protetto e consenziente nel sottopassaggio sempre dei Giardini Diaz. (Ricordiamo, durante il processo in Corte d’Assise è emerso che il 30 gennaio 2018 proprio in quel luogo si stava svolgendo un blitz da parte delle Forze dell’Ordine).

Dopo aver acquistato l’eroina da Desmond Lucky, che nel il processo avvenuto a Macerata, ha sempre negato il tutto, Pamela avrebbe chiesto ad Oseghale di poter entrare in casa per farsi una doccia, in quanto alle 14 sarebbe dovuta andare a prendere il treno per tornare a Roma.

L’imputato avrebbe così deciso di ospitare la ragazza. Dopo aver fatto la spesa al supermercato in via Spalato, secondo le dichiarazioni di Oseghale, Pamela gli avrebbe detto di volersi fermare in farmacia per comprare una siringa.

Lui avrebbe acconsentito, dicendo però che non sarebbe potuto entrare insieme a lei.

Dopo aver acquistato la siringa i due sarebbero entrati nell’abitazione situata in via Spalato 124.

Stando alle parole di Oseghale, volta in casa, Pamela avrebbe assunto l’eroina per poi sentirsi male.

Infatti, l’imputato anche questa volta, ha ichiarato di aver sentito un tonfo proveniente dalla camera da letto, mentre lui era in cucina.

Subito, Oseghale si sarebbe diretto nella stanza e avrebbe visto Pamela, che non parlava e con gli occhi aperti.

Preso dall’agitazione, il nigeriano avrebbe contattato Anthony, suo connazionale, che gli avrebbe consigliato di dare un po’ d’acqua alla ragazza.

Nel frattempo, Oseghale sarebbe stato contattato da un amico che voleva acquistare della marijuana.

Sarebbe quindi uscito di casa lasciando Pamela con il respiro affannato sul letto.

Una volta tornato, avrebbe trovato Pamela pallida, fredda e con della sostanza ai lati della bocca, così l’imputato avrebbe chiamato nuovamente Anthony che gli avrebbe detto di contattare i soccorsi. Ma, stando alla versione di Oseghale, Pamela sarebbe già deceduta.

Preso dall’agitazione, il nigeriano avrebbe così deciso di sbarazzarsi del corpo.

Sarebbe di nuovo quindi uscito dalla propria abitazione per comprare un’altra valigia e una volta in casa avrebbe dato inizio al depezzamento del cadavere, perché il trolley era troppo piccolo, privandolo anche della testa.

Dopodiché, sempre in base alle parole di Oseghale, la sera stessa, avrebbe chiamato il tassista camerunense, in modo tale da disfarsi delle due valige, che ha poi abbandonato tra le campagne di Casette Verdini di Pollenza.

Le macabre dichiarazioni di Oseghale, oltre a gelare l’aula, hanno scosso profondamente la mamma di Pamela, Alessandra Verni, che è scoppiata in lacrime di fronte a quelle parole.

Sempre nel corso delle proprie dichiarazioni Oseghale, oltre a scusarsi con la famiglia Mastropietro, ha chiesto di non essere giudicato per il colore della pelle, ma per i crimini commessi.

Queste le parole di Alessandra Verni: “Oseghale può tenersi le scuse, non credo al racconto che ha fatto.”

Terminata la lettura della sentenza, Innocent Oseghale ha urlato: “Non sono stato io”, pronunciando altre parole verso i giudici, che però erano già usciti dall’aula.

Elisa Cinquepalmi

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