martedì, Novembre 24, 2020
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Anticipazioni per “Il flauto magico” di Mozart del 21 ottobre alle 21.15 su RAI 5: dalla Fenice di Venezia

il flauto magico

Anticipazioni per “Il flauto magico” di Mozart del 21 ottobre alle 21.15 su RAI 5: diretto da Antonello Manacorda per la regia di Damiano Michieletto dal Teatro La Fenice di Venezia

Gran Teatro La Fenice - Wikipedia

“E’ una grande allegoria delle forze che si contendono l’umanità”. Così il regista Damiano Michieletto descrive il capolavoro di Mozart Die Zauberflöte (Il flauto magico), che Rai Cultura trasmette in prima serata su Rai5 mercoledì 21 ottobre alle 21.15. Andato in scena nel 2015 alla Fenice di Venezia, lo spettacolo è diretto da Antonello Manacorda, e vede protagonisti Antonio Poli nella parte di Tamino, Ekaterina Sadovnikova in quella di Pamina, Goran Jurić come Sarastro, Olga Pudova nei panni della Regina della notte e Alex Esposito come Papageno. Le scene sono firmate da Oaolo Fantin, i costumi da Carla Teti, mente il light design è curato da Alessandro Carletti. 
“Con la Rivoluzione francese si è affermata un nuova concezione della scuola – prosegue Michieletto – che deve essere laica. Così ho immaginato di raccontare questa allegoria favolosa e surreale all’interno di una scuola che si apre ad un viaggio fisico di scoperta e consapevolezza individuale. Tamino e Pamina, accompagnati dall’analfabeta Papageno, che però conosce il linguaggio non scritto degli animali, vivono il conflitto tra l’istruzione religiosa e laica (riassunto nel conflitto tra la Regina della Notte e Sarastro) e si aprono ad una scoperta individuale degli affetti e della sessualità, della maturità come indipendenza dai padri”.

Il flauto magico (K 620), titolo originale Die Zauberflöteascolta[?·info], è un Singspiel in due atti musicato da Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Emanuel Schikaneder e con il contributo di Karl Ludwig Giesecke.

La trama, densa di significati esoterici e massonici, si svolge in un antico Egitto immaginario; caratterizzata da un’alternanza di riferimenti al giorno e alla notte, si sviluppa lungo un graduale passaggio dalle tenebre dell’inganno e della superstizione, verso la luce della sapienza solare, al quale corrisponde un progressivo capovolgimento di prospettiva nel ruolo dei buoni e dei malvagi, i cui poli contrapposti sono rappresentati da Sarastro e dalla Regina della Notte, Astrifiammante.[7]

Trama

Atto I

Il principe Tamino sta fuggendo inseguito da un dragone,[8] e al momento di essere raggiunto sviene. Giungono però in suo soccorso le tre Dame della Regina della Notte che abbattono il serpente con le loro lance d’argento, lasciando poi a malincuore il bel giovane per recarsi dalla Regina a informarla.Scultura di Papageno

Entra in scena Papageno, il buffo uccellatore vestito di piume che suona il suo flauto, e quando Tamino riprende i sensi crede che sia stato Papageno a uccidere il dragone, ed egli non nega il fatto. Tornano però le tre Dame che lo puniscono per questa menzogna, chiudendogli la bocca con un lucchetto, per poi mostrare a Tamino un ritratto della giovane Pamina, figlia della Regina, dalla cui bellezza egli resta colpito.Karl Friedrich SchinkelApparizione della Regina della notteguazzo per una scenografia del Flauto magico (1815)

Preannunciata da un fragore di tuoni, fa l’ingresso in scena la Regina della Notte, che lamenta il dolore per la scomparsa della figlia Pamina, rapita dal malvagio Sarastro, tenuta prigioniera da un suo incantesimo, e prega Tamino di andare a salvarla.

Tamino, innamoratosi del ritratto della giovane, decide di andare con l’uccellatore Papageno a liberarla. Le Dame tolgono a quest’ultimo il lucchetto, e danno poi a Tamino un flauto magico che lo assista nell’impresa, e a Papageno un Glockenspiel (una sorta di carillon) fatato. Tamino e Papageno si incamminano così verso il castello di Sarastro, sotto la guida di tre fanciulli, o genietti.

Papageno arriva per primo al castello e penetra nella stanza dove il perfido moro Monostato tiene prigioniera Pamina, oggetto delle sue attenzioni morbose. Alla vista reciproca, Papageno e Monostato si mettono paura a vicenda, essendo il primo bizzarramente rivestito di piume e il secondo un uomo di pelle nera. Entrambi scappano via, ma Papageno riprende coraggio, torna da Pamina e la informa che il principe Tamino è innamorato di lei. Costei a sua volta lo rincuora assicurando che il cielo manderà anche a lui una compagna; poi insieme tentano la fuga.

Frattanto, Tamino, guidato dai ragazzi, giunge di fronte a tre templi, intitolati rispettivamente alla Natura, alla Ragione, e alla Sapienza. Respinto dai primi due, vede uscire dal terzo un sacerdote egizio che gli chiede cosa stia cercando. Tamino risponde amore e virtù, eppure il suo cuore grida vendetta contro Sarastro. Il sacerdote, capovolgendo l’immagine di un Sarastro malvagio, sostiene che questi è un maestro di saggezza, il quale ha rapito Pamina per un motivo che resterà oscuro a Tamino finché non si faccia guidare dall’amicizia.

Tamino, sconcertato e disorientato, suona il flauto magico nella speranza di far apparire Pamina, e riceve in lontananza la risposta dello zufolo di Papageno, che sta fuggendo insieme con lei dagli sgherri di Monostato. Per sottrarsi alle loro grinfie, Papageno fa suonare il carillon fatato, facendo ammansire per magia gli sgherri di Monostato, che si allontanano.L’arrivo di Sarastro sul carro trionfale

Papageno e Pamina non fanno però in tempo a esultare, perché arriva Sarastro su un carro trionfale condotto da sei leoni, preceduto da un corteo di devoti. Pamina gli confessa di aver tentato la fuga per sottrarsi alle insidie di Monostato, al che Sarastro, con fare paterno, le spiega che per il suo bene non vuole restituirla a sua madre, donna che definisce superba.

Catturato da Monostato, Tamino viene successivamente condotto al cospetto di Sarastro. Ora Tamino e Pamina si incontrano per la prima volta e subito si innamorano l’uno dell’altra. Contro ogni aspettativa, Sarastro fa punire Monostato e libera Tamino, informandolo che, se vorrà entrare nel suo regno con Papageno, dovrà superare tre prove.

Atto II

La scena riprende in un boschetto di acacie, al cui centro si erge una piramide. Diciotto sacerdoti marciano con passi solenni, guidati da Sarastro, per preparare il Rito di iniziazione per l’ingresso dei nuovi adepti nella loro confraternita. Sarastro rivela di aver rapito Pamina perché destinata dagli Dei al nobile Tamino. Pronuncia quindi un’invocazione a Iside e Osiride, affinché assistano spiritualmente Papageno e Tamino nelle dure prove che li attendono.Scena dal Flauto magico, Fife Opera

Terminata l’orazione, i due sono fatti entrare nel vestibolo del Tempio della Saggezza, dove vengono privati di ogni possesso e interrogati da due sacerdoti circa le loro intenzioni. Tamino risponde di voler cercare in amicizia la conoscenza e la saggezza, mentre Papageno preferirebbe invece una donna da amare. Entrambi incominciano quindi la prima prova: dovranno stare in silenzio, qualunque cosa accada. Presto si fa buio e riappaiono le tre Dame, che cercano di dissuaderli dall’entrare nella confraternita, mettendoli in guardia dalle false intenzioni dei sacerdoti. Tamino tuttavia non cede.

Nella scena seguente, Monostato si avvicina furtivamente a Pamina addormentata in un giardino notturno: vorrebbe baciarla, ma, spaventato dall’arrivo di Astrifiammante, la Regina della Notte, si nasconde per origliare. La Regina della Notte chiede a Pamina notizie del giovane che aveva inviato a liberarla, e va in collera quando apprende che si è unito agli iniziati. Poiché lei non può nulla contro Sarastro, da quando il suo sposo in punto di morte lasciò a lui il Cerchio del Sole dai Sette Raggi, consegna a Pamina un pugnale perché sia lei a uccidere Sarastro, minacciando di maledirla e rinnegarla per sempre se non farà ciò che le ha ordinato.

La Regina della Notte se ne va e Monostato, avvicinatosi a Pamina, la minaccia di rivelare l’intrigo a Sarastro se lei non cederà alle sue voglie. Sopraggiunge lo stesso Sarastro che, dopo aver scacciato Monostato, si rivolge paternamente a Pamina e le spiega che non si vendicherà, perché solo l’amore, non la vendetta, conduce alla felicità.

Prosegue intanto il percorso iniziatico di Tamino e di Papageno, al quale si rivolge una piccola anziana innamorata di lui, che afferma di avere diciotto anni. Si avvicinano anche i tre ragazzi su una macchina volante, che restituiscono loro rispettivamente il flauto e il carillon di campanelli, e portano loro anche del cibo. Pamina cerca di parlare a Tamino, ma il giovane – essendo ancora sottoposto alla prova del silenzio – non può risponderle. Lei crede che lui non l’ami più, e, sopraffatta dal dolore, medita il suicidio col pugnale della madre, ma viene fermata dai tre fanciulli che le confidano che Tamino è ancora innamorato di lei.Scenografia raffigurante la prova dell’Acqua e del Fuoco nei sotterranei del Tempio

Papageno, che ha infranto la regola del silenzio, non può più continuare la prova; non potendo ora più godere delle gioie celesti, gli viene concesso il piacere terreno di una coppa di vino rosso, e dell’amore di quella vecchia che improvvisamente si tramuta in un’avvenente ragazza di nome Papagena, la quale però subito gli viene sottratta.

Pamina decide invece di accompagnare Tamino per superare le due successive prove dei quattro elementi: l’attraversamento dei sotterranei del Tempio e la purificazione con l’Acqua, la Terra, l’Aria e il Fuoco. Pamina gli svela anche l’origine del flauto magico, che fu intagliato durante una tempesta da suo padre, Gran Maestro di una Confraternita Solare, grazie al suono del quale ora essi, protetti da una piramide di energia, possono restare indenni contro le forze astrali che si scatenano su di loro. Superando infine la prova, vengono fatti entrare nel Tempio con un coro di giubilo dei sacerdoti.

Papageno, intanto, sconsolato per la scomparsa di Papagena, vorrebbe impiccarsi a un albero, ma viene fermato in tempo dai tre genietti che lo esortano a suonare i magici campanelli: subito riappare la sua innamorata, che finalmente si concede a lui per sempre.

Ancora indomiti, sopraggiungono Astrifiammante, le tre Dame e Monostato, che si è unito a loro, per uccidere Sarastro e impossessarsi del suo regno. Un terremoto li fa però inabissare, e si celebra così la vittoria del Bene sul Male. Pamina e Tamino vengono accolti nel Regno Solare di Sarastro, e l’opera si conclude col coro finale dei sacerdoti:[9]

(DE)«Heil sei euch Geweihten!
Ihr dranget durch Nacht!
Dank sei dir, Osiris!
Dank dir, Isis, gebracht!
Es siegte die Stärke
Und krönet zum Lohn
Die Schönheit und Weisheit
Mit ewiger Kron’!»
(IT)«Salute a voi iniziati!
Voi avete attraversato la notte!
Sia grazie a te, Osiride!
Sia reso grazie a te, Iside!
La Fermezza ha vinto
e per premio incorona
la Bellezza e la Saggezza
con eterna gloria!»

Forme musicali

Nella partitura del Flauto magico, un Singspiel tedesco come Il ratto dal serraglio, si possono identificare rimandi a varie forme e generi musicali, fino a vere e proprie citazioni:

  • L’Ouverture, ad esempio, riprende il tema principale della sonata in Si♭ maggiore Op. 24 n. 2 di Muzio Clementi. Si può anche notare l’utilizzo di alcune caratteristiche tipiche dell’Ouverture francese, costituita da un’introduzione lenta, in un marcato ritmo puntato, seguita da un vivace movimento in stile fugato[10];
  • Lied viennese, bipartito in luogo della tripartizione tipica dell’aria italiana (ad es. “Ein Mädchen oder Weibchen” di Papageno);
  • Corale luterano, fuga e contrappunto con particolare riferimento all’arte di Bach e Handel che Mozart aveva potuto approfondire tramite il barone Gottfried van Swieten (ad es. Ouverture);
  • Corale luterano variato, sul modello specificamente bachiano (melodia originale Ach Gott vom Himmel sieh darein) nella scena degli armigeri;
  • Aria italiana, sia dell’opera buffa sia dell’opera seria (aria di Pamina e arie della Regina della Notte);
  • Recitativo accompagnato secondo il modello di Gluck (scena dell’Oratore).

Struttura dell’opera

Atto primo

  • N. 1 Introduzione Zu Hilfe! Zu Hilfe! Sonst bin ich verloren (Tamino, le tre Dame)
  • N. 2 Aria Der Vogelfänger bin ich ja (Papageno)
  • N. 3 Aria di Tamino Dies Bildnis ist bezaubernd schön (Tamino)
  • N. 4 Recitativo e Aria O zittre nicht, mein lieber Sohn! – Zum Leiden bin ich auserkoren (Regina della Notte)
  • N. 5 Quintetto Hm Hm Hm (Tamino, Papageno, le tre Dame)
  • N. 6 Terzetto Du feines Täubchen, nur herein! (Monostatos, Pamina, Papageno)
  • N. 7 Duetto Bei Männern, welche Liebe fühlen (Pamina, Papageno)
  • N. 8 Finale primo Zum Ziele führt dich diese Bahn (i tre Fanciulli, Tamino, Primo sacerdote, Coro, Pamina, Papagena, Monostatos, Sarastro)

Atto secondo

  • N. 9 Marcia dei Sacerdoti
  • N. 10 Aria con coro O Isis und Osiris (Sarastro)
  • N. 11 Duetto Bewahret euch vor Weibertücken (Secondo sacerdote, Oratore)
  • N. 12 Quintetto Wie? Ihr an diesem Schreckensort? (le tre Dame, Tamino, Papageno)
  • N. 13 Aria Alles fühlt der Liebe Freuden (Monostatos)
  • N. 14 Aria Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen (Regina della Notte)
  • N. 15 Aria di Sarastro In diesen heil’gen Hallen (Sarastro)
  • N. 16 Terzetto Seid uns zum zweitenmal willkommen (i tre fanciulli)
  • N. 17 Aria Ach, ich fühl’s, es ist verschwunden (Pamina)
  • N. 18 Coro O Isis und Osiris, welche Wonne! (Sacerdoti)
  • N. 19 Terzetto Soll ich dich, Teurer, nicht mehr seh’n? (Pamina, Tamino, Sarastro)
  • N. 20 Aria Ein Mädchen oder Weibchen wünscht Papageno sich! (Papageno)
  • N. 21 Finale secondo Bald prangt, den Morgen zu verkünden (i tre fanciulli, Pamina, due armigeri, Tamino, Coro, Papageno, Papagena, Monostatos, Regina della Notte, le tre Dame, Sarastro)

Personaggi

Max SlevogtTamino e Pamina (1920). Acquerello per Il flauto magicoPapageno nel francobollo per il bicentenario dell’opera e della morte di Mozart (1991)

Tamino

Tamino (tenore lirico) appare nell’opera sin dal primo momento, quando le tre Dame della Regina della Notte lo salvano da un mostro. È un personaggio pacato, controllato e innamorato di Pamina.

Tamino appare anche nei due film ispirati alla grande opera mozartiana: Il flauto magico di Ingmar Bergman e Il flauto magico di Kenneth Branagh. In quest’ultimo veste i panni di un coraggioso soldato che viene salvato dalle tre Dame dal gas velenoso sparso tra le trincee, invece che dal mostro della versione tradizionale.

Pamina

Pamina (soprano) è una giovane principessa, figlia della Regina della Notte, è innamorata di Tamino. Quest’ultimo la salva dalle forze del male e la rende felice.

Tamino e Pamina sono nomi di origine egiziana, derivano da Ta-Min e Pa-Min, cioè serva (Ta-Min nome femminile) e servo (Pa-Min nome maschile) del dio Min, antica divinità dell’Alto Egitto, protettore della fecondità e della fertilità.[11]

Papageno

È un giovane uccellatore, al servizio della Regina della notte, che suona il flauto di Pan a cinque canne ed è alla ricerca di una donna da amare, Papagena che appare solo alla fine dell’opera. Funge da aiutante nei confronti del principe Tamino, al quale dice, mentendo, di averlo salvato da un serpente (ucciso invece dalle Tre dame che, per punizione, gli chiudono la bocca con un lucchetto). All’inizio dell’opera appare come un bugiardo e un codardo, ma in seguito si rivelerà di buon cuore e piuttosto saggio.

La sua parte è in genere affidata a un baritono lirico – brillante, quale doveva essere lo stesso librettista Schikaneder.

Papagena

È una giovane uccellatrice, interpretata da un soprano. Questa ragazza ha un obiettivo: conquistare il cuore di Papageno, lo spavaldo uccellatore. Si presenta a lui per la prima volta camuffata in una vecchietta che gli offre un bicchiere di vino dicendogli che lei sarebbe diventata la sua compagna. Papageno, che non crede alle storie che racconta la vecchia signora, continua il suo cammino spensierato, ma più tardi scoprirà chi è veramente quell’anziana donna…

Sarastro

Sarastro (basso profondo), il cui nome allude al profeta persiano Zoroastro,[12] all’inizio viene dipinto come un crudele tiranno poiché ha rapito Pamina, ma egli dichiara di averlo fatto per proteggerla dalla madre che lui definisce “superba”, l’astrifiammante Regina della Notte. Quest’ultima minaccia Pamina, durante la famosa aria Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen, ordinandole di uccidere Sarastro e di consegnarle il prodigioso Cerchio Settemplice solare, il quale protegge Sarastro e i suoi discepoli, gli Iniziati.

Intona due arie: O Isis und Osiris e In diesen heil’gen Hallen.

La Regina della Notte

La Regina della Notte, Astrifiammante (soprano di coloratura), è la madre della principessa Pamina, rapita da Sarastro, che lo ha fatto – a suo dire – per proteggerla dalla madre stessa.

Vuole recuperare il Settemplice Cerchio Solare, che il marito, morendo, ha dato a Sarastro. Per questo chiede a sua figlia, la principessa Pamina, di uccidere Sarastro. Come tipologia vocale è un soprano di coloratura (raggiunge il Fa sopracuto). Sprofonderà nella “notte eterna” con Monostatos e le tre Dame in un terremoto al palazzo di Sarastro.

Nel primo atto la Regina usa le tre Dame per esortare Tamino e Papageno a partire per il salvataggio della figlia.

La Regina della Notte canta due arie: O zittre nicht, mein lieber Sohn (“Non tremare, caro figliolo”) e la famosissima Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen (“La vendetta dell’inferno ribolle nel mio cuore”), in cui intima alla figlia di uccidere Sarastro.

Le tre Dame

Sono le tre donne al servizio della Regina della Notte (due soprani e un contralto). Sono incaricate di consegnare all’uccellatore Papageno vinopane e fichi dolci, a patto che egli catturi uccelli per la sovrana. All’inizio dell’opera le tre dame appaiono tre brave donne che salvano il principe Tamino e poi si invaghiscono di lui, però nel prosieguo dell’opera i sacerdoti di Sarastro le presentano come tre tentatrici, il cui unico scopo è quello di aiutare la loro regina nella distruzione di Sarastro. Sprofonderanno nella “notte eterna” con la regina e con Monostatos nel castello di Sarastro a causa di un terremoto.

I tre Genietti

I tre fanciulli con Pamina in una rappresentazione alla Bangkok Opera del 2006

Fanciulli che guidano e assistono Tamino e Papageno nelle loro prove, facendo anche desistere Pamina dal suicidio, sono angioletti del piccolo popolo della natura e della tradizione folcloristica medievale, figure della magia e delle favole che sarebbero stati riscoperti e rivalutati dal Romanticismo.[13] Le tre parti, impersonate inizialmente dalla ventiquattrenne nipote dell’impresario, Anna Schikaneder, e da due bambini, vengono oggi affidate indifferentemente a voci bianche o a cantanti adulte.

Accoglienza

La prima rappresentazione avvenne al Theater auf der Wieden di Vienna il 30 settembre 1791 con lo stesso Schikaneder (Papageno) e Josepha Hofer (Regina della notte) diretti dal compositore. La rappresentazione ebbe molto successo, ma Mozart morì nello stesso anno in cui venne allestita la prima volta.

Dopo le prime recite, Mozart scrisse alla moglie Constanze Weber: «Sala sempre piena come sempre. Il duetto Mann und Weib e il Glockenspiel del primo Atto sono stati bissati come al solito, come pure il terzetto dei Fanciulli del secondo Atto; ma quello che mi ha fatto più piacere è il plauso silenzioso della platea. Si vede bene quanto quest’opera stia crescendo sempre più nella stima del pubblico».[14]

Elementi culturali

Vari elementi culturali sono confluiti nel Flauto magico:

  • il fiabesco-meraviglioso settecentesco (flauto e glockenspiel dalle proprietà magiche, apparizioni di animali e di genietti, montagne che si aprono svelando meravigliose sale)[15];
  • l’illuminismo e il giusnaturalismo (aspirazione dell’uomo alla saggezza, alla ragione e al rapporto armonico con la natura)[16];
  • la massoneria (riti d’iniziazione per accedere ai misteri e alla luce, invocazioni delle divinità egizie Iside e Osiride, comunità dei seguaci di Sarastro, ricca simbologia con particolare riferimento ai numeri e alla misteriosofia)[17];
  • l’Hanswurst e il Kasperl popolar-viennese (l’umile, il popolaresco, il comico, il semplice, il naturale e il bonario che sono racchiusi nella figura di Papageno)[18].

Analisi

Il flauto magico è stato interpretato utilizzando varie chiavi di lettura: oltre che come fiaba per bambini, è stato letto anche come racconto massonico o come storia a contenuto illuminista. Oltre al filone razionalista della cultura massonica del Settecento, l’opera documenta un filone caratterizzato dal misticismo e dall’attrazione per i misteriosi scenari dell’Oriente[19]. Mozart vi affronta tematiche tipiche della cultura massonica, e a lui care: morte e rinascita, rapporto tra terreno e ultraterreno, iniziazione e prova come cammino per giungere all’amore universale. La Rivoluzione francese porterà a “politicizzare” i personaggi: la perfida Regina della Notte sarà associata all’odiato Ancien Régime, Sarastro all’Illuminismo[20].

La vicenda racconta però anche lo sviluppo di un individuo che, da giovane, ignorante e debole che era, diventa saggio, sapiente e uomo attraverso la scoperta dell’amore e il superamento di varie prove iniziatiche. Durante questo percorso formativo, il giudizio di Tamino sui due Regni nemici si capovolge: il bene, inizialmente identificato con il Regno Lunare della Regina della notte in quanto vittima del rapimento della figlia perpetrato da Sarastro, finirà per essere identificato nel Regno Solare di quest’ultimo, dapprima giudicato come malvagio. Nel Regno di Sarastro Tamino troverà ragione e saggezza. Si scoprono così le buone intenzioni di Sarastro nel portare a sé Pamina, non togliendole libertà, ma sottraendola con intento protettivo alla malvagia madre, onde poterla destinare al giovane predestinato ed eroe della vicenda, ovvero lo stesso Tamino.

Oltre alla contrapposizione orizzontale fra i due Regni, la vicenda si può leggere in un’ottica verticale dove la contrapposizione è fra il potere, l’autorità, i Regni, e il sotto-mondo popolare, semplice e genuino rappresentato da Papageno. L’antitesi è allora fra il concreto uomo-animale allo stato naturale e l’eletto, aristocratico e astratto Tamino. Il Regno della Luna e quello del Sole sono nemici ma, allora, sostanzialmente equivalenti. Entrambi rappresentano l’autorità e l’ordine, mentre Papageno – che non ha superato le prove iniziatiche ma che di ciò s’infischia beatamente – è l’uomo di tutti i giorni capace di servire allo stesso modo la Regina della notte come Sarastro, consapevole che la bontà e la felicità, seppur materiale, stanno dalla sua parte.

Pietro Citati[21] rileva che Tamino e Pamina sono due nomi egiziani. Le stesse palme con le foglie d’oro appaiono tra le mani dei sacerdoti di Apuleio (Le metamorfosi XI, 10) e dei sacerdoti di Mozart (atto II, scena I). Le strane grottesche piramidi in miniatura che nel Flauto Magico i sacerdoti usano come lanterne o portano sulle spalle (atto II, scena XIX) apparivano già nelle tombe egizie. Alcune caratteristiche di questo viaggio iniziatico hanno suggerito anche, alla dantista Maria Soresina, la possibilità di un parallelo con il percorso di Dante Alighieri nella Divina Commedia, che viene proposta come una diversa chiave di lettura dell’opera[22].

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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