domenica, Aprile 18, 2021
Home > Anticipazioni TV > Anticipazioni per il Grande Teatro di Eduardo De Filippo in TV del 31 ottobre alle 16.20 su RAI 5: “L’arte della commedia”

Anticipazioni per il Grande Teatro di Eduardo De Filippo in TV del 31 ottobre alle 16.20 su RAI 5: “L’arte della commedia”

l'arte della commedia

Anticipazioni per il Grande Teatro di Eduardo De Filippo in TV del 31 ottobre alle 16.20 su RAI 5: “L’arte della commedia”

(none)

Le ragioni profonde del teatro e dell’arte: Eduardo De Filippo riflette su questi aspetti in “L’arte della commedia” che Rai Cultura propone nella versione televisiva del 1976 sabato 31 ottobre alle 16.20 su Rai5, nell’ambito dell’omaggio al grande scrittore, commediografo e attore nel 120° anniversario della sua nascita. Scritta da Eduardo nel 1964, la commedia racconta lo scontro tra un capocomico e il prefetto di un capoluogo che non vuole prestargli ascolto in seguito a un furto subito dalla sua compagnia. Il teatro irrompe allora inaspettatamente nella realtà, sparigliando le carte. Tra gli interpreti, oltre a Eduardo, Luca De Filippo, Ferruccio De Ceresa, Mario Scaccia, Angelica Ippolito.

L’arte della commedia è una commedia teatrale in due tempi e un prologo, scritta da Eduardo De Filippo nel 1964. L’opera fa parte della raccolta Cantata dei giorni dispari, la quale contiene le commedie che sono state scritte a partire dall’immediato dopoguerra. I “giorni dispari” (in un detto napoletano) sono quelli difficili in cui si scoprono le violenze della guerra (Napoli milionaria), gli inganni della miseria (Questi fantasmi!), le cause della prostituzione (Filumena Marturano). Questi temi si arricchiscono via via di molte inquietudini del vivere quotidiano e del vivere nella società: dall’incomprensione tra parenti (Le voci di dentroBene mio e core mioMia famiglia e Sabato, domenica e lunedì) alle storture della giustizia (De Pretore Vincenzo), sino alla censura della cultura denunciata ne L’arte della commedia.

Trama

1964. Oreste Campese è capocomico di una compagnia itinerante di guitti – formata dalla sua famiglia – che si trova in pieno inverno in un non meglio specificato paese dell’Italia centrale. Durante il prologo, Campese ricostruisce l’antefatto: la compagnia ha subito la disgrazia della perdita del “capannone”, una struttura teatrale mobile finita in cenere a causa di un incendio accidentale. Le fiamme hanno risparmiato solo le casse dei trucchi e dei costumi, che sono state opportunamente messe in salvo.

Afflitto, il capocomico attende di essere ricevuto dal prefetto De Caro, appena trasferito in quella sede e giunto solo la sera prima a prendere possesso del suo nuovo ufficio. Il prefetto decide di ricevere per primo proprio Campese, il cui nome è stato inserito in una lista di cinque persone fra le tante che gli hanno chiesto udienza, immaginando che quell’attore possa riservargli qualche attimo di piacevole colloquio. Durante l’incontro, Campese e De Caro si confrontano sul significato e l’importanza del teatro nella società, sull’impegno dello Stato a favore dell’arte e sulla condizione di vita degli attori, esprimendo punti di vista fortemente in contrasto. La discussione degenera e il prefetto, irritato, congeda il capocomico assegnandogli un “foglio di via”, affinché possa lasciare il paese in treno a spese della prefettura. Campese protesta, lamentando di non essere venuto a elemosinare un viaggio, ma chiedendo invece la presenza del prefetto alla messa in scena del nuovo spettacolo della compagnia, in modo che il prevedibile afflusso di pubblico gli permetta di rimettersi in cammino coi propri soldi. Ancor più stizzito dalla proposta di fare da “specchietto per le allodole”, De Caro fa consegnare a Campese quello che crede essere il foglio di via e lo mette alla porta. Ma per errore, fra le mani del capocomico finisce la lista delle persone che il prefetto dovrà ricevere. L’attore, prima di andare via, può così lanciare a De Caro la sua sfida: sarà in grado il prefetto di stabilire se le persone che riceverà nel corso della giornata saranno veramente chi diranno di essere e non attori della sua compagnia?

Nel secondo atto si assiste a una sfilata di personaggi di varia umanità: il prefetto riceve nell’ordine Quinto Bassetti, medico condotto; padre Salvati, parroco del paese; Lucia Petrella, maestra elementare; Girolamo Pica, farmacista. In ciascuno degli incontri, De Caro cerca di capire se si tratti di attori o persone reali, senza però riuscire a risolvere l’enigma. Quando alla fine il farmacista Pica si avvelena e, almeno apparentemente, muore nel suo ufficio, la situazione è ormai precipitata. Proprio in quel frangente avviene il ritorno di Campese, che viene a restituire il foglio datogli per sbaglio. Il prefetto gli lancia l’ultimatum: confessare che quelle persone sono i suoi attori o andare incontro alla denuncia ai carabinieri. Campese gli spiega che non ha importanza sapere la verità, perché le storie che ciascun personaggio ha raccontato sono fatti umani di cui lui, in quanto prefetto, dovrà comunque tenere conto, indipendentemente dalla reale identità di quelle persone.

Ma prima che la forza pubblica faccia ingresso nello studio, Campese gli ricorda che tra i costumi di una compagnia teatrale non è difficile trovare una divisa da maresciallo dei carabinieri…

Critica della commedia

L’arte della commedia, la più pirandelliana fra le opere di Eduardo, è un vero e proprio “manifesto” politico della poetica teatrale del drammaturgo partenopeo. È una commedia di denuncia da parte degli attori verso la borghesia che censura ideologicamente e materialmente i contenuti di verità che gli artisti vorrebbero esprimere e mette in secondo piano il loro ruolo produttivo in società. Una censura di carattere materiale imposta, che evita di far nascere e pubblicizzare lavori di denuncia sociale, per impedire una sensibilizzazione delle coscienze verso i reali problemi della società. Eduardo infatti denuncia in questa opera la coercizione che il teatro e gli artisti sono costretti a subire dai vari governi, che per distrarre le masse dall’avere un’opinione indirizzano la cultura di massa in una direzione tanto edonista quanto deleteria per le sorti dell’intera umanità, generando confusione, che risulta essere strumentale agli interessi dei potenti. Un capolavoro politico sulla questione teatrale.

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *