domenica, Agosto 1, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Agata Christie dell’11 novembre alle 16 su RAI 5: “Dieci poveri negretti”

dieci poveri negretti

Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Agata Christie dell’11 novembre alle 16 su RAI 5: “Dieci poveri negretti”

Dieci Piccoli Negretti (Filastrocca) | P.Z. - YouTube

Per il Grande Teatro in TV di Agata Christie in onda oggi mercoledì 11 novembre alle 16 su Rai 5 “Dieci poveri negretti” – riadattamento teatrale realizzato dalla autrice dell’opera “Dieci piccoli indiani” – con la regia di regia di Alessandro Brisson e la interpretazione Paolo Carlini e di Fanny Marchiò Gianni Bonagura nella storica versione andata in onda nell’aprile 1955 sulla Rai.

Dieci piccoli indiani (titolo originale: Ten Little Niggers; negli USAAnd Then There Were None) è un romanzo giallo (mistery novel) scritto da Agatha Christie, da lei descritto come il più arduo dei suoi libri da scrivere. Uscì dapprima a puntate sul giornale inglese Daily Express da martedì 6 giugno 1939 a sabato 1º luglio 1939 in 23 parti, senza divisioni in capitoli.

Il romanzo, oggi celeberrimo, fu pubblicato come libro in Gran Bretagna nel tardo 1939, e negli USA all’inizio del 1940, simultaneamente in versione serializzata per i giornali e in volume; in Italia uscì per la prima volta nell’agosto 1946 col titolo …e poi non rimase nessuno nella collana Il Giallo Mondadori.[1] Con il suo sensazionale record di 110 milioni di copie, è il libro giallo più venduto in assoluto, e si è pertanto piazzato all’undicesimo posto nella classifica dei best seller con più incassi della storia (terzo posto se consideriamo solo i romanzi). Il luogo dove è ambientata la storia è ispirato a un’isola tidale posta di fronte al Devon.

Anthony Marston, John Macarthur, Emily Brent, Lawrence Wargrave, William Blore, Edward Armstrong, Philip Lombard e Vera Claythorne vengono invitati per diversi motivi a Nigger Island, una piccola isola dalla forma di una testa di un nero, da un certo signor Owen, proprietario dell’unica abitazione sull’isola. Gli invitati non si conoscono tra di loro, e una volta arrivati scoprono che il signor Owen e sua moglie non ci sono; ad aspettarli vi sono solamente i due domestici, i coniugi Thomas ed Ethel Rogers, i quali, come ognuno di loro, non hanno ancora conosciuto i gentili proprietari della villa.

Testo della filastrocca
Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

In ognuna delle camere assegnate agli ospiti è appesa al muro una filastrocca che recita la storia di dieci negretti i quali, uno dopo l’altro, muoiono in modi differenti. Sul centrotavola della sala da pranzo, inoltre, si trovano le statuine corrispondenti ai dieci negretti della filastrocca.

Dopo la cena, mentre i presenti discorrono tra di loro, una voce inumana proveniente da un grammofono incolpa tutti, inclusi i due domestici, di aver commesso un omicidio, citando date e nomi delle vittime. Tutti, sconvolti dall’inaspettata voce accusatoria, si discolpano raccontando ognuno la propria vicenda personale; a eccezione di Emily Brent, che si rifiuta di dare spiegazioni in merito. Dopo un’attenta analisi del perché ciascuno di loro era stato invitato senza apparente motivo, il giovane Anthony Marston, dopo aver bevuto un bicchiere di whisky, muore improvvisamente. Edward Armstrong, medico di professione, conclude, dopo una veloce analisi del cadavere, che nel bicchiere di Marston c’era del cianuro.

Inizialmente tutti pensano ad uno strano suicidio, ma poi, il giorno seguente, la signora Rogers viene trovata morta nel suo letto, e Armstrong, per la seconda volta, deve annunciare al marito e agli altri ospiti un’ambigua morte all’interno della casa, stavolta causata da un’eccessiva dose di sonnifero. A questo punto l’ipotesi di due suicidi diviene, a parere di molti, alquanto improbabile, e gli ospiti cominciano quindi a sospettare che Marston e la signora Rogers possano essere stati uccisi, soprattutto per il fatto che le due morti erano avvenute analogamente a quanto descritto nella filastrocca e che sul centrotavola le statuette ora sono solamente otto. Si decide pertanto all’unanimità di tornare sulla terraferma, ma sull’isola non ci sono imbarcazioni e il barcaiolo che ha accompagnato la comitiva, e che quotidianamente porta la posta e le provviste, quel mattino non si presenta: non lo farà mai più.

Armstrong, Lombard e Blore ispezionano la casa e i dintorni allo scopo di scovare un eventuale assassino nascosto, ma non trovano nessuno e sono sicuri di essere gli unici occupanti dell’isola; ergo, il responsabile delle morti può essere solo uno di loro. Tornati in casa per pranzare, notano che manca all’appello il signor Macarthur, generale dell’esercito in pensione. Il dottor Armstrong lo va quindi a cercare e poco dopo rientra annunciando che anche lui, in seguito a un colpo inferto con un oggetto contundente, è morto; subito tutti si accorgono che al centrotavola manca un’altra statuetta, e mentre stanno trasportando il cadavere in casa scoppia una violenta tempesta che d’ora in poi renderà impossibile qualsiasi comunicazione con la terraferma. Viene dunque avviata una sorta di indagine interna; la descrizione della tensione crescente tra gli ospiti è l’occasione, per l’autrice, di un viaggio introspettivo nei pensieri di ciascuno in cui si scopre che, in varie misure, sono tutti effettivamente responsabili delle morti loro attribuite.

La mattina dopo, il signor Rogers viene trovato morto in seguito a un colpo di accetta in testa, mentre stava spaccando la legna per il fuoco. Anche questo omicidio coincide con la filastrocca e anche in questo caso una delle statuette del centrotavola scompare. Viene sospettata Emily Brent, poiché è l’unica che quel mattino era uscita mentre gli altri dormivano, ma lo stesso giorno la signorina viene trovata morta in poltrona in seguito a un’iniezione di cianuro di potassio, eseguita con la siringa del dottor Armstrong, per cui i sospetti ricadono su quest’ultimo. Si decide quindi che tutti radunino medicinali e armi in loro possesso e li chiudano a chiave in una cassetta; Lombard dice di aver portato con sé una rivoltella, che però non viene trovata.

Da quel momento in poi, gli ospiti superstiti decidono che bisogna muoversi insieme e che solo una persona alla volta potrà lasciare il gruppo. Non c’è più luce elettrica, perché dopo la morte di Rogers nessuno ha più azionato il generatore di corrente, perciò vengono usate delle candele. Vera, salita in camera sua per riposare, nell’oscurità si sente toccare il collo da qualcosa che sembra una mano bagnata e urla invocando aiuto. Gli altri arrivano di corsa e, illuminando la stanza, vedono che si tratta di un’alga pendente da un gancio fissato sul soffitto, ma immediatamente si accorgono anche dell’assenza del giudice Wargrave; una volta tornati in salotto lo trovano seduto in poltrona, con la parrucca da giudice e un foro di proiettile in fronte, forse della rivoltella scomparsa. Ormai sempre più sospettosi l’uno dell’altro, i quattro, giunta l’ora di andare a letto, si barricano ognuno nella propria stanza, ma Lombard ritrova improvvisamente l’arma nel cassetto del suo comodino.

Durante la notte, Blore sente un rumore di passi, esce dalla sua camera, corre in cima alle scale e vede una persona uscire di casa, quindi va a chiamare gli altri, ma non riceve risposta da Armstrong, perciò tutti arguiscono che la persona fuggita sia lui. Blore e Lombard dicono quindi a Vera che dovrà aspettare in camera il loro ritorno e aprire la porta solo se entrambi le chiederanno di farlo. Dopo un po’, i due bussano nuovamente alla porta di Vera dicendole che non hanno trovato il dottore.

Il giorno dopo, i tre decidono di rimanere sulla spiaggia, il luogo meno esposto al pericolo. Blore propone di andare in casa a prendere del cibo, ma gli altri due si rifiutano, quindi va da solo. Visto che tarda a tornare, Vera e Lombard si dirigono verso la casa per cercarlo, e sotto la finestra della camera di lei lo trovano con il cranio fracassato da un orologio incastonato in un blocco di marmo a forma di orso. Tornati sulla spiaggia, Vera e Lombard vedono tra gli scogli il cadavere di Armstrong, e, capendo di essere gli unici due rimasti sull’isola, si convincono ovviamente entrambi che l’altro sia l’assassino.

Vera insiste per trascinare sulla spiaggia il corpo di Armstrong: durante questa operazione riesce a sottrarre a Lombard la pistola e lo uccide. Convinta di aver sconfitto l’assassino, euforica, rientra in casa, butta dalla finestra due delle tre statuette rimaste e, stringendo in mano l’unica ancora intatta, si dirige in camera sua. Ormai in preda alla follia, rivive la vicenda di Cyril, il bambino affidato alle sue cure che aveva effettivamente lasciato annegare perché l’eredità di cui era destinatario andasse allo zio, Hugo, l’uomo che amava e con cui, grazie a quel denaro, avrebbe potuto costruire un futuro; ma il giovane, molto legato al nipotino, pur senza alcuna prova aveva intuito la verità e, sconvolto, l’aveva lasciata. Giunta nella stanza, Vera vede che dal gancio a cui era stata appesa l’alga ora pende un cappio, e vi è anche una sedia pronta per essere utilizzata: è il destino dell’ultimo negretto della filastrocca, e nella mente ormai sconvolta di Vera, Hugo è lì, ad accertarsi che lei compia il gesto dovuto per l’omicidio commesso. E lasciando cadere l’ultima statuetta, che si frantuma in mille pezzi, la giovane si impicca.

Nell’epilogo, i detective Maine e Sir Thomas Legge discutono il mistero delle morti avvenute a Nigger Island. Vengono formulate varie ipotesi, ma apparentemente nessuna collima con i ritrovamenti sulla scena del delitto. I primi sei decessi, nel loro ordine, sono testimoniati dai diari di Vera Claythorne ed Emily Brent e dal taccuino di Blore, ritrovati nelle rispettive camere. L’orologio che ha ucciso Blore non può che essere stato fatto cadere da un’altra persona, perciò gli unici che possono aver ucciso gli altri e poi essersi suicidati sono Armstrong, Lombard e Vera. Ma per ognuno dei tre c’è una circostanza che rende di fatto impossibile la loro colpevolezza. Vera non può aver ucciso tutti e successivamente essersi impiccata, poiché la sedia che ha utilizzato è stata trovata accostata al muro. Lombard non può aver ucciso tutti e poi essersi sparato, poiché la pistola non è stata rinvenuta vicino al suo cadavere. Armstrong non può aver ucciso tutti e poi essersi lasciato annegare, poiché il suo corpo è stato trascinato fuori dall’acqua da qualcuno. La tempesta, infine, esclude che sull’isola fosse presente un’undicesima persona che poi è fuggita. L’enigma resta perciò irrisolto.

Alla fine del libro è trascritta una lettera trovata all’interno di una bottiglia in mezzo al mare, e indirizzata alla polizia dal comandante del peschereccio che l’ha rinvenuta. La lettera è una confessione riguardante i fatti avvenuti a Nigger Island: l’assassino dice di aver scelto le sue vittime tra persone che, pur avendo commesso un omicidio, erano riuscite a sfuggire alla legge per mancanza di prove, e che avrebbero quindi meritato la morte. Lui stesso ha sempre avuto a che fare con la legge e possiede un grande senso della giustizia, unito però a un sempre più irrefrenabile impulso ad uccidere: tutto ciò l’ha spinto a pianificare un delitto perfetto che avesse per vittime assassini sfuggiti in vari modi alla legge, in modo da non coinvolgere persone innocenti; dopo lunghe ricerche ne ha trovate dieci, e ha deciso di mettere in atto il piano quando ha saputo di essere ormai malato terminale. Aggiunge di aver ucciso per primi coloro che si erano macchiati di un crimine meno grave, mentre ha lasciato per ultimi quelli che avevano commesso l’omicidio deliberatamente, per farli soffrire il più possibile, logorati dalla paura. Per attuare il suo piano ha usato Armstrong, di cui intuiva l’istintiva fiducia nei propri confronti, per inscenare e certificare la propria morte, facendogli credere che così facendo sarebbero arrivati insieme a scoprire l’autore delle morti.

La notte in cui Blore ha intravisto qualcuno uscire furtivamente dalla casa, l’assassino stava raggiungendo il dottor Armstrong per incontrarsi come previsto sulla scogliera, dove lo ha spinto in mare. Dopo aver ucciso Armstrong, ha atteso che Blore si avvicinasse da solo alla casa per fargli cadere in testa il blocco di marmo, poi ha visto Vera sparare a Lombard; a quel punto ha preparato la scena dell’impiccagione nella stanza della ragazza e, come in un gioco psicologico, ha spinto la donna alla morte, assistendo di nascosto al suo suicidio. Rimasto solo, ha scritto e affidato al mare la lettera-confessione e poi si è tolto la vita nello stesso modo in cui sembrava che fosse stato ucciso inizialmente, ovvero sparandosi in fronte, in maniera tale da far coincidere tutto con quanto riportato negli scritti degli altri, e ha fatto in modo che dopo lo sparo la pistola, legata a un elastico, cadesse lontano dal suo corpo al fine di lasciare il caso irrisolto. La lettera-confessione, scritta per l’intimo bisogno di avere un riconoscimento per il piano estremamente ingegnoso di un delitto perfetto che gli inquirenti non avrebbero mai potuto risolvere, è firmata da Lawrence Wargrave, che sostiene che l’omicidio di cui è accusato (la condanna a morte di un uomo chiamato Edward Seton) in realtà è stato un regolare atto giudiziario in quanto Seton era da lui ritenuto colpevole.

Personaggi

I personaggi principali sono i seguenti:

  • Lawrence John Wargrave: un giudice da poco in pensione sospettato di aver ingiustamente condannato a morte Edward Seton; invitato apparentemente sull’isola da Constance Culmington.
  • Vera Elisabeth Claythorne: giovane insegnante di ginnastica che ha dovuto rinunciare al suo lavoro di governante dopo la morte del bambino da lei accudito, Cyril Ogilvie Hamilton, evento per il quale è stata coinvolta in un’inchiesta da cui è uscita innocente; invitata sull’isola da Una Nancy Owen, apparentemente per svolgere mansioni di segretaria era innamorata di Hugo.
  • Philip Lombard: un ex capitano ed esploratore dal passato turbolento e in crisi finanziaria, accusato di aver lasciato morire di fame ventuno indigeni di una tribù africana; è giunto sull’isola allo scopo di aiutare in faccende poco chiare il proprietario della casa.
  • Emily Caroline Brent: un’anziana signorina puritana, bigotta e dal comportamento rigido e severo, da sempre restia a mostrare compassione verso gli altri; accusata di aver provocato il suicidio della sua vecchia governante, Beatrice Taylor, da lei licenziata perché incinta seppur nubile.
  • John Gordon Macarthur: vedovo, generale veterano della prima guerra mondiale, per sua scelta allontanatosi dagli ex colleghi dell’esercito a causa delle voci su una sua vendetta consumata nei confronti del giovane ufficiale Arthur Richmond, amante di sua moglie, che avrebbe mandato a morire in una missione inutile.
  • Edward George Armstrong: medico chirurgo di una certa fama, chiamato sull’isola dal proprietario della casa per seguire la salute della moglie; accusato di aver provocato la morte di Louisa Mary Clees, una ricca, grassa signorotta, sbagliando una semplice operazione di peritonite perché ubriaco.
  • Anthony James Marston: avvenente e scapestrato rampollo di una ricca famiglia inglese, con un’irrefrenabile passione per le automobili e l’alta velocità che in passato l’ha messo più volte nei guai; accusato di aver ucciso due fratellini, John e Lucy Combes, che ha investito con la propria auto.
  • William Henry Blore: un rozzo ex agente di polizia che ha intrapreso la carriera di investigatore privato; invitato sull’isola dal proprietario per proteggere i gioielli della signora Owen; accusato di aver fatto condannare all’ergastolo James Stephen Landor, poi morto in carcere, con la sua falsa testimonianza solo per avere una promozione al lavoro.
  • Thomas ed Ethel Rogers: il servile maggiordomo e sua moglie, cuoca e cameriera assai emotiva, eredi di una parte della fortuna della danarosa, vecchia e malaticcia Jennifer Brady, presso cui prestavano servizio in precedenza e, secondo l’accusa, rei del suo omicidio; assunti come servitù dal padrone di casa.
  • U. N. Owen (Ulick Norman Owen o Una Nancy Owen): il fantomatico proprietario dell’isola che nessuno ha mai visto o ricorda di conoscere. Le iniziali del nome e il cognome letti di seguito (UNOwen) hanno una pronuncia molto simile alla parola inglese unknown, “sconosciuto”.
  • Fred Narracott, il barcaiolo che accompagna i malcapitati invitati sull’isola; è l’unico che garantisce un collegamento con la terraferma.

Tra i personaggi secondari:

  • Isaac Morris, spacciatore di stupefacenti; aveva indotto a drogarsi una ragazza che in seguito si era suicidata. Usato dall’assassino come intermediario per acquistare Nigger Island.
  • Lady Costance Culmington, nobildonna amica del giudice Wargrave, che anni prima della vicenda si era trasferita prima in Italia, poi in Siria.
  • Gabrielle Turl, ex proprietaria dell’isola.
  • Elmer Robson, primo proprietario dell’isola.
  • Hugo “Hugh” Hamilton, ex-fidanzato di Vera Claythorne. Zio di Cyril Hamilton.
  • Elsie Mac Pherson, nominata due volte da Emily Brent, moglie di un cugino del generale Macarthur e conoscenza comune dei due.
  • Ispettore Sir Thomas Legge. Compare nelle ultime pagine del libro, durante le infruttuose indagini su quanto avvenuto a Nigger Island.
  • Ispettore Maine, collega di Sir Thomas Legge.

Versione teatrale

La stessa autrice del romanzo si è occupata di adattarlo per una trasposizione teatrale, decidendo di modificare il finale: in questa versione i personaggi di Vera Claythorne e Philip Lombard si salvano perché innocenti dei crimini di cui sono stati accusati. Inoltre la critica non acclamò mai questa versione, nonostante questo finale sia stato ripreso in quasi tutte le versioni cinematografiche del romanzo.

Critica

Dieci piccoli indiani è un giallo sviluppato seguendo i canoni dell’enigma della camera chiusa doppia: i delitti si svolgono in un contesto circoscritto; l’assassino quindi deve essere per forza uno del gruppo per quanto insospettabile. Il colpo di scena principale, qui, consiste nel fatto che i personaggi muoiano tutti.

Secondo Alex Falzon, questo romanzo è particolarmente riuscito per un insieme di fattori: da un lato perché l’autrice ha dato il meglio della sua vena narrativa proprio nei romanzi e nei racconti che aderiscono a questo tema (Assassinio sull’Orient ExpressPoirot sul NiloTre topolini ciechi e così via) ma anche perché, nel caso specifico, l’assenza del detective dalla scena del crimine fa emergere con una forza narrativa ancora maggiore il Leitmotiv, che è poi il rapporto fra il male e il bene, tra la falsità e la colpevolezza degli invitati e l’implacabile giustizia che toglie loro la vita uno alla volta.

Falzon sostiene che nei libri della Christie il detective è una figura salvifica, invulnerabile, un deus ex machina che ripristina l’originario stato di grazia smascherando il colpevole e consegnandolo alla giustizia; a questo modello aderiscono sia Hercule Poirot, sia Miss Marple. Mancando in questo romanzo tale figura, i meccanismi del potere e della giustizia emergono con forza ancora maggiore, al punto che essi paiono reificarsi in qualche entità che sta snocciolando la catena di delitti, fino alla soluzione finale.[2]

Cronologia del titolo

Il titolo del romanzo ha avuto diverse variazioni. Il libro fu originariamente pubblicato nel 1939 in Inghilterra come Ten Little Niggers (Dieci piccoli negri o Dieci negretti), riprendendo il primo verso della filastrocca a cui si fa più volte riferimento nelle sue pagine: questa è in realtà una canzone statunitense, scritta nel 1868 da Septimus Winner e anch’essa pubblicata inizialmente come Ten Little Niggers e successivamente trasformata in Ten Little Indians. Per evitare di offendere la sensibilità dei cittadini neri il titolo del libro subì una prima variazione l’anno seguente, in occasione dell’uscita negli Stati Uniti d’America: in questa circostanza venne scelto come nuovo titolo l’ultimo verso della filastrocca, And Then There Were None, dato che nigger è utilizzato negli Stati Uniti come termine dispregiativo.

Anche in Italia la Arnoldo Mondadori Editore, prima casa editrice a pubblicare il romanzo nel 1946, scelse la seconda versione, titolandolo …e poi non rimase nessuno. Il titolo rimase fino al 1977, ma non piacque, e così venne definitivamente cambiato con il più musicale Dieci piccoli indiani, come il titolo della canzone di Septimus Winner, anche se i riferimenti all’interno del testo, filastrocca compresa, rimangono collegati ai “negretti”. Il nuovo titolo fu adottato in Italia ma non negli USA, dove rimane, ancora oggi, And Then There Were None.

Opere ispirate al romanzo

Film

Televisione

Il 15 aprile 1955 la Rai trasmise il lavoro teatrale che la stessa Agatha Christie aveva tratto dal suo romanzo (con un colpo di scena finale rispetto al libro). Per la regia di Alessandro BrissoniDieci poveri negretti fu interpretato da Paolo Carlini (capitano Lombard), Niela De Micheli (Vera Claythorne), Fanny Marchiò (Emilia Brent), Nino Pavese (Blore), Franco Coop (dottor Armstrong), Aldo Silvani (generale Mackenzie), Augusto Mastrantoni (Sir Lorenzo Wargrave), Gianni Lepsky (Marston), Aldo Alori (Rogers), Lietta Carraresi (signora Rogers) e Nino Cestari (Narracot).

Redazione
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