domenica, Gennaio 23, 2022
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L’economia delle Marche in forte calo, causa Covid. Il rapporto di Banca Italia

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L’economia delle Marche in forte calo, causa Covid. Il rapporto di Banca Italia

Ancona – Da marzo del 2020 l’economia nelle Marche risente pesantemente delle conseguenze della pandemia. In base all’Indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia, coerente con la dinamica del PIL regionale, nel primo semestre del 2020 il calo del prodotto regionale sarebbe stato più intenso nel confronto con l’Italia e il Centro, anche per il peso più elevato dei comparti la cui attività è stata sospesa dai decreti governativi di marzo e poi gradualmente riavviata da maggio. Nel terzo trimestre si è avuta una ripresa significativa dell’attività economica, sebbene solo parziale rispetto alla contrazione registrata nella prima parte dell’anno. Le prospettive di breve termine sono condizionate dall’incertezza che circonda l’evoluzione della pandemia. Secondo le previsioni della Svimez, nel 2020 il prodotto regionale subirà una contrazione intorno al 10,5 per cento, circa un punto in più che in Italia.

La caduta del prodotto nel primo semestre e il parziale recupero nel trimestre estivo risultano generalizzati tra i settori, seppure con intensità differenziate. Nel complesso dei primi nove mesi dell’anno, all’interno dell’industria manifatturiera il calo è stato accentuato per i comparti dei beni durevoli per le famiglie (mobili ed elettrodomestici) e soprattutto della moda. Nel settore delle costruzioni i dati relativi al primo semestre riportano un netto calo della produzione, ma il recupero è risultato robusto già nel bimestre maggio-giugno. L’attività si è fortemente contratta anche nel terziario; il commercio, in particolare, ha risentito del contenimento della spesa delle famiglie. La stagione turistica estiva avrebbe però riportato risultati migliori delle attese, favorita dalla marcata specializzazione nella componente nazionale. L’accumulazione di capitale si è indebolita e la spesa pianificata per il prossimo anno si conferma su valori modesti. Di fronte all’imprevista caduta dei ricavi che si è verificata con l’insorgere della pandemia, il fabbisogno di liquidità delle imprese si è accresciuto: vi ha corrisposto la crescita del credito, avviatasi a marzo e intensificatasi in estate.

Nel primo semestre, a fronte della notevole contrazione delle ore lavorate, il calo del numero di occupati è stato contenuto dai vincoli ai licenziamenti e dal ricorso eccezionalmente ampio agli strumenti di integrazione salariale. Ciononostante le ripercussioni sull’occupazione sono state significative per alcune categorie di lavoratori, come gli autonomi e i dipendenti a tempo determinato. Il saldo tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro dipendente nel settore privato è peggiorato soprattutto per i giovani, più frequentemente impiegati con contratti meno stabili. Le limitazioni alla mobilità e lo scoraggiamento associato al rapido deterioramento delle prospettive occupazionali si sono tradotti in una marcata flessione del numero di persone in cerca di occupazione, determinando una diminuzione della partecipazione al mercato del lavoro e del tasso di disoccupazione. Con il peggioramento della fiducia e delle condizioni economiche delle famiglie, sono diminuiti consumi e transazioni immobiliari; a giugno la crescita dei prestiti alle famiglie si è pressoché interrotta.

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