giovedì, Dicembre 9, 2021
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Aspettative di vita al tempo del Covid. In calo nelle Marche

Ancona – Le Marche hanno avuto da sempre una delle aspettative di vita più alte dell’intera nazione. Il Covid 19 sta radicalmente mutando lo scenario, non solo per la nostra regione chiaramente, ma per gran parte delle province italiane. E’ uno studio riportato dall’Infodata del Sole 24Ore a illustrare, sulla base dei dati disponibili relativi solo la prima ondata della pandemia, la diminuzione pronunciata che si registra in alcune province del Nord Italia e che coinvolge anche le cinque province marchigiane seppur in misura inferiore.

Lo mostrano le prime stime realizzate dal professor Stefano Mazzuco, demografo all’università di Padova, che ha provato a calcolare quanto è diminuita l’aspettativa di vita delle persone dopo le tante morti provocate dal virus.

I suoi calcoli si sono concentrati in particolare sugli uomini, che da un punto di vista sanitario hanno subito le conseguenze peggiori, e consentono di capire la gravità di questa epidemia.

Nella seguente tabella è possibile comprendere come il virus abbia modificato alcuni numeri stabili o in crescita da anni.

ProvinciaAnno 2019Anno 2020 Dati Parziali
Pesaro/Urbino8280
Ancona8281
Macerata8281
Fermo8281
Ascoli Piceno8280
   
Bergamo8177
Piacenza8177
Cremona8176

Se nella prima ondata dei contagi, la provincia di Pesaro/Urbino è stata la più colpita, nella seconda ondata le altre quattro province potrebbero aver risentito maggiormente a livello di decessi. Restano da vedere l’entità dei numeri che vanno da ottobre alla fine di dicembre, che presumibilmente peggioreranno ulteriormente la media delle aspettative di vita.

Da tempi dell’ultima guerra nessun evento ha più avuto lo stesso effetto anche su scala locale, e gli italiani e le italiane hanno goduto di un aumento della propria aspettativa di vita durato decenni, costante, regolare, che li aveva portati a essere uno dei popoli dalla longevità maggiore al mondo.

“Siamo di fronte ad una crisi di mortalità che non ha eguali dal secondo dopoguerra”, conclude il professor Mazzuco.

Roberto Guidotti

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