giovedì, Ottobre 21, 2021
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“Onorevole mi consenta…” Le Marche, dieci passi progettando il futuro

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“Onorevole mi consenta…” lntervista a Pietro Colonnella: “Le Marche, dieci passi progettando il futuro”

di Anna Maria Cecchini

Abbiamo intervistato Pietro Colonnella, un volto estremamente noto e significativo della nostra scena politica. Ex presidente della provincia di Ascoli Piceno (fino al 2004), poi eletto consigliere provinciale tra le file dei Democratici di Sinistra, candidato al Senato alle elezioni politiche del 2006 ed entrato a far parte del secondo governo Prodi in qualità di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari Regionali ed Enti Locali. Nel 2007 è risultato eletto alle elezioni primarie del Partito Democratico del 14 ottobre, in veste di capolista della lista “Con Veltroni. Ambiente, innovazione, lavoro” nel collegio di San Benedetto del Tronto. Nel 2011 è stato nominato presidente del Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) delle Marche.

Abbiamo pensato di utilizzare il termine “onorevole” non tanto in relazione ad una carica attualmente detenuta quanto invece al vero significato da esso rappresentato (honorabĭlis).

Onorevole Colonnella, pensa che le Marche, in particolare il sud, rappresentino economicamente parlando, il Meridione d’Italia?

“Si, la provincia di Ascoli era già inserita nella Cassa per il Mezzogiorno. Ricordo che nel 1957 quando fu istituita, furono inseriti con un emendamento, ben 25 comuni della provincia di Ascoli nella Casmez. Successivamente nel 1992, quando fu abolita la Cassa del Mezzogiorno, molte imprese che avevano goduto delle provvidenze hanno deciso di ridurre la loro produzione o delocalizzarla in altre realtà. Di fatto, il nostro territorio è stato considerato un’appendice del meridione e ciò ha significato ospitare alcune imprese industriali quali la Barilla, La Carlo Erba inglobata nel 1993 dalla svedese Kabi Pharmacia, Uniroyal, Manuli, Ceat Arte Gomme, Cavi, etc. in grado di assicurare per molti anni un’occupazione alle nostre genti…

Diciamo che noi oggi con l’iniziativa della petizione, chiediamo al Governo di estendere l’azione del Decreto Agosto 2020, di ridurre il costo-lavoro del 30%, relativa agli operai del meridione, ai lavoratori almeno dei 25 comuni del Piceno, che facevano già parte della Casmez.
Il rischio che le imprese rimaste nel territorio, scivolino dall’altra parte della vallata del Tronto è concreto. Credo poi che il Decreto “Salva Sud” , con le sue agevolazioni in materia fiscale, si possa applicare anche ai nostri comuni colpiti dal terremoto.
Capisco, quindi se il Governo si attiene alle indicazioni UE, rientreremmo di diritto nel novero delle aree geografiche individuate, destinatarie dei 65 miliardi di euro sul tetto dei 209 miliardi previsti”.

Dunque la sua petizione non è una raccolta onirica?

“No, la nostra petizione non è un libro dei sogni. Post pandemia, ci sarà la necessità di lavorare assiduamente per la costruzione e la ricostruzione dell’economia dei nostri territori e quindi non solo Le dico che l’iniziativa da me ideata non è un’utopia, ma voglio rilanciare.
Noi riteniamo e ci sono alcune forze che si stanno battendo in tal senso, all’interno del Parlamento Europeo, che questo Recovery Fund, nominato esplicitamente come Next Generation Eu, progetto per le future generazioni dell’Europa, riguarderà il loro futuro. Auspichiamo che il finanziamento di 209 miliardi di euro, diventi un intervento strutturale e pluriannale.
Il Recovery Fund per sua natura ha un carattere di eccezionalità. Sappiamo quanto sia stato fortemente voluto e rincorso. Bene, deve diventare invece uno strumento strutturale dell’Europa, la sua nervatura.
L’Europa deve diventare un continente all’avanguardia nel Green New Deal, nel costruire dei territori ambientalmente e culturalmente avanzati, rispettosi della Natura, che azzerino entro il 2050 le emissioni di anidride carbonica e che quindi puntino sull’energie alternative per salvare il nostro pianeta. Questo XXI secolo è pieno di incognite. Il destino dell’uomo, la sua sopravvivenza è strettamente connessa al futuro del pianeta che oggi chiamiamo casa. Un mondo ecocompatibile può anche rappresentare un sogno per alcuni, ma ora è indispensabile tradurlo in realtà a favore della collettività “.

Mi individua tre interventi irrinunciabili tra i dieci della sua petizione?

“Certamente la priorità assoluta è rappresentata dalla ricostruzione post terremoto. Noi nelle Marche abbiamo avuto ben tre eventi sismici, concentrati negli ultimi anni, che hanno coinvolto un centinaio di comuni, quasi metà del territorio regionale colpito, un fatto eccezionale. Occorre accelerare la ricostruzione e disporre dei fondi. Penso alle case dei privati da edificare, al ripopolamento delle zone montane e al rilancio delle attività produttive, ai beni culturali, ambientali, ai fondi da destinare al dissesto idrologico, all’edilizia di qualità che sia antisismica. Quindi sicuramente vi è la necessità di attivare tutte queste energie e sicuramente la ricostruzione rappresenta una priorità assoluta. Poi se proprio devo scegliere, la mia attenzione va alla mobilità, alle infrastrutture fisiche. Il tema della terza corsia autostradale tra Porto sant’Elpidio, San Benedetto, Giulianova, per collegare l’A14 all’A24, non è più tollerabile che il Piceno sia l’imbuto del corridoio adriatico. Eppoi la metropolitana di superficie, con l’istituzione di nuove fermate.

Questa ferrovia che è stata elettrificata tra Ascoli, San Benedetto e tutta la costa adriatica deve vedere nuove fermate che la rendano performante, rispondente alle necessità dei cittadini. Una nuova fermata nella zona stadio di San Benedetto, una in zona Ascolani, un’altra ancora in zona Pasubio, zona artigianale, importante. Se vogliamo puntare sulla mobilità sostenibile, la “ cura del ferro “ , cioè il treno, è l’unica via percorribile. Così come non si comprende la ragione, per cui siamo ancora sprovvisti dell’alta velocità che sembra interessare solo il Tirreno. Bisogna intervenire e prevedere la copertura, almeno parziale della tratta Bologna-Taranto. Quindi al n.2 metto la viabilità: stradale e ferroviaria. Poi le smart city e la banda larga, senza esitazione alcuna.

La pandemia ci ha obbligato allo smart working non senza difficoltà. Dobbiamo organizzare i servizi al cittadino in maniera intelligente e la tecnologia deve rappresentare una realtà democraticamente fruibile da tutti, a servizio dello sviluppo della collettività. La banda ultra larga è un imperativo categorico. Non è accettabile che si debbano impiegare ore per inviare lavori da un’impresa ad un’altra e che la linea singhiozzi ripetutamente, creando disagi e disservizi .
Le dispiace se arriviamo a quattro interventi irrinunciabili? Non posso trascurare gli Ospedali.
Reintegro delle funzioni dei reparti a San Benedetto del Tronto, implementazione perché alcuni ospedali sono stati smantellati, chiusi causa emergenza Covid-19. Dobbiamo mantenere due ospedali: quello di San Benedetto ed l’altro ad Ascoli Piceno, perché sono diversi i bacini d’utenza, molto ampi territorialmente. Dobbiamo pensare ad un’estensione virtuosa della medicina di base. Potenziare il numero dei medici di base e degli infermieri di quartiere. In Germania abbiamo registrato un tasso di mortalità inferiore rispetto l’Italia, perché loro hanno adottato una maggiore capillarità dei medici di famiglia e degli infermieri mentre da noi si intasano gli ospedali e ci si contagia con più frequenza. Le cifre parlano chiaro. Loro hanno registrato 250 decessi ogni milione di abitanti. In Italia, 1000 morti ogni milione di abitanti. Se non si desiderano utilizzare i fondi del MES per la sanità, che si attinga allora al capitale del Recovery Fund.

Qual’è la sua opinione circa il nuovo commissario alla ricostruzione Legnini, può rappresentare l’uomo della svolta decisiva?

“Conosco personalmente il commissario della ricostruzione Giovanni Legnini.Quando ero sottosegretario del Governo Prodi nel Governo nazionale, Giovanni Legnini faceva parte della Commissione Finanza del senato. Mi confrontavo spesso con lui. Io rappresentavo il Governo, lui la maggioranza che sostenne dal 2006 al 2008 il Governo Prodi. Venne più volte dalle nostre parti, nella provincia di Ascoli in occasione di svariate iniziative, anche per spiegare le leggi finanziarie di allora. Posso affermare che vi è una conoscenza da oltre quindici anni e l’ho sempre visto come una persona seria, scrupolosa, attenta, preparata. Possiamo ben sperare che possa avviare così come pare dai primi interventi, un nuovo corso nella ricostruzione del nostro territorio ferito, ne possiede la capacità e sicuramente la volontà”.

Prevede ed auspica un tavolo di concertazione con il Presidente Acquaroli?

“Stiamo raccogliendo le firme con questa petizione “ dieci progetti di infrastrutture per il futuro del nostro territorio “, indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Presidente della Giunta Regionale Marche Francesco Acquaroli e ho voluto includere anche il Presidente dell’Abruzzo Marsilio perché il Tronto che fino al 1860 ha rappresentato anche un confine di Stato dividendo lo stato Pontificio dal Regno borbonico delle Due Sicilie, oggi deve rappresentare una ciarniera tra le Marche e l’Abruzzo. Sono sicuro che il Recovery Fund abbia inaugurato un periodo nuovo con la possibilità d’investimento di un capitale considerevole di 209 miliardi di euro. Certamente Acquaroli valuterà positivamente la nostra iniziativa e vorrà tradurla in piani attuativi. Parteciperemo volentieri come Presidente Smart, da anni impegnato nello sviluppo del territorio, insieme ad altre associazioni, imprese, professionisti ad un tavolo di concertazione, a cui ho riservato sempre attenzione ed impegno, favorendo un proficuo dialogo tra le parti. Oggi più di ieri siamo chiamati ad un attivismo civile in nome e per conto della res pubblica”.

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