martedì, Luglio 27, 2021
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Anticipazioni per “Nel nome di Antea” il 18 gennaio alle 22.10 su Rai 5: il patrimonio salvato dalla guerra

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Anticipazioni per “Nel nome di Antea” il 18 gennaio alle 22.10 su Rai 5: il patrimonio salvato dalla guerra

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Il generale Mark Clark, comandante delle truppe americane durante la campagna d’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, disse che fare la guerra nel nostro Paese era come combattere in “un maledetto museo”. Guerra e arte: due parole che sembra impossibile far convivere. Ma non sempre è stato così. Merito dei molti, spesso dimenticati, che – come dei “Monuments Men” di casa nostra – hanno rischiato la vita per salvare le opere d’arte dalla distruzione. Un coraggio fatto rivivere da Massimo Martella in “Nel nome di Antea”, in onda lunedì 18 gennaio alle 22.10 su Rai Storia. Il documentario racconta storie come quella del salvataggio messo in atto da un pugno di giovani funzionari italiani delle Belle Arti, la cui coraggiosa dedizione è rimasta nell’ombra fino a pochi anni fa, o quelle di Pasquale Rotondi, che in due rifugi nelle Marche mise in salvo migliaia di opere del Nord Italia; e di alcuni funzionari ministeriali come Lavagnino, Argan, Lazzari che, pur privati di ogni incarico dal nuovo governo della Repubblica Sociale Italiana, riuscirono a salvare parte del patrimonio artistico all’interno del Vaticano. Ma ci sono anche l’odissea delle opere d’arte napoletane, portate via da Montecassino dove erano nascoste, poco prima che l’abbazia venisse rasa al suolo, e dei capolavori dei musei fiorentini, trafugati dai nazisti e recuperati prima che passassero il confine. 
Protagoniste, inoltre, due giovani studiose, Palma Bucarelli e Fernanda Wittgens, che unendo competenza e sprezzo del pericolo salvarono i capolavori loro affidati. 
Obiettivo, infine, sui tentativi di restaurare ciò che sembrava irrimediabilmente perduto e, anche se non tutto si è salvato, è grazie al lavoro silenzioso di molti che è oggi possibile ammirare e mostrare al mondo i Caravaggio, i Giorgione, i Raffaello. Quel “maledetto museo”, oggi, è sopravvissuto e se da un lato continua a raccontare la storia della nostra identità, dall’altro trasmette immutato il valore universale della bellezza.

Redazione
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