sabato, Novembre 27, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV del 30 gennaio alle 16.15 su Rai 5: “Se no i xe mati, no li volemo”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Cesco Baseggio del 30 gennaio alle 16.15 su Rai 5: “Se no i xe mati, no li volemo

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Si chiude con la commedia di Gino Rocca “Se no i xe mati, no li volemo” con la regia di Carlo Lodovici, in onda sabato 30 gennaio alle 16.15 su Rai5 l’omaggio di Rai Cultura all’attore Cesco Baseggio, proposto nel cinquantesimo anniversario della scomparsa (22 gennaio 1971) nello spazio “Stardust Memories”, che ogni sabato pomeriggio su Rai5 offre in versione restaurata i grandi classici del teatro delle Teche Rai. Affermato interprete del teatro dialettale veneto, per il quale scrisse anche alcune commedie, Baseggio è stato un importante caratterista, specializzato in commedie del repertorio goldoniano, che interpretò anche per gli schermi Rai in celebri edizioni televisive degli anni Sessanta che gli regalarono una grande popolarità. 
Protagonisti della commedia che chiude l’omaggio – interpretata, tra gli altri, da Cesco Baseggio, Sergio Tofano, Gino Cavalieri, Toni Barbi, Angelo Tomei – sono tre vecchi amici, ultimi superstiti di una goliardica associazione che reca il glorioso titolo “Se no i xe mati no li volemo”, in un paese del Veneto. I tre vivono dell’usufrutto di un palazzo signorile, che un compagno di gioventù, il conte Bardonazzi, ha lasciato con un bizzarro testamento alla Congregazione di Carità. Vecchio e cadente è il palazzo, vecchi e acciaccati sono i suoi inquilini. Un brutto giorno l’avvocato Giostra, un leguleio alle prime armi, altero e baldanzoso, porta loro la ferale notizia che l’immobile, da loro occupato, proprietà della Congregazione, non spetta più loro di diritto perché da tempo i soci non rispettano le clausole dello statuto che prescrive, per ogni membro, una perenne vita spregiudicata e goliardica di cui essi devono quotidianamente dar prova. Malgrado l’avanzata età e i crucci delle rispettive situazioni personali, i tre decidono di tornare a fare i matti come ai tempi delle lontane imprese studentesche, nel vano tentativo di recuperare i loro diritti inseguendo una impossibile giovinezza. La farsa grottesca si muta ben presto in dramma. Piero si rompe una gamba mentre va in giro a tirare i campanelli delle case; Momi, recatesi con Brontolo a un veglione vestito da pagliaccio, scopre il tradimento della moglie. 

Se non son matti non li vogliamo è un film del 1941 diretto da Esodo Pratelli. Liberamente tratto dalla commedia di  Gino Rocca, con la supervisione di Renato Simoni, girato a Cinecittà, il film esce nelle sale alla fine del 1941.

Il Sovrintendente di una associazione goliardica intitolata “Se non son matti non li vogliamo”, morendo lascia nel testamento la destinazione dei propri beni a tre vecchi amici, che per rispettare il principio della Società, devono far finta di essere fuori di senno, per non perdere l’assegno che l’amministratore gli versa.

Ma questo stato di cose provoca nei tre eredi grossi guai, il primo muore rapidamente, il secondo ammattisce definitivamente, il terzo vivrà per tutta la vita con l’assegno che percepisce.