mercoledì, Settembre 22, 2021
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Cristo Re e Villa Betania, la proprietà non torna indietro: la mobilitazione prosegue

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Cristo Re e Villa Betania, la proprietà non torna indietro: la mobilitazione prosegue. Cgil Cisl Uil: “Inaccettabile che non si riconosca ai lavoratori quanto spetta loro. Il contratto va applicato subito o Regione tolga l’accreditamento”


Roma – Mancato accordo ieri in Prefettura sulla vertenza per la mancata applicazione del CCNL sanità privata nelle strutture del Gruppo GIOMI Cristo Re e Villa Betania, in stato di agitazione da giorni, come altre strutture private accreditate del Lazio.Fallito il tentativo di conciliazione: la proprietà del gruppo non torna indietro e non riconosce né l’ una tantum previsto dal nuovo contratto nazionale, né gli arretrati, vincolandoli al momento in cui la Regione Lazio eroghi la quota parte di risorse.

“E’ una posizione inaccettabile. Nonostante ci sia stato l’impegno delle istituzioni al momento del rinnovo, dal Ministero alla Regione, e sia stata confermata la copertura economica della metà dei costi degli aumenti salariali con risorse pubbliche, è assolutamente illegittimo non erogare i rinnovati livelli economici in toto, in attesa che entrino effettivamente queste risorse nelle casse delle imprese”, dichiarano Massimiliano Rizzuto, Fp Cgil Roma e Lazio, Antonio Cuozzo, Cisl Fp Lazio, Antonello Astori, Uil Fpl Roma e Lazio.

“Come per il Policlinico Casilino e tante altre realtà del Lazio, anche in queste strutture, centrali per il sistema sanitario e punto di riferimento per le cure di tanti cittadini e cittadine della regione, si conferma l’atteggiamento irrispettoso e inaccettabile da parte delle proprietà: i lavoratori e le lavoratrici, professionisti della salute che garantiscono cure e assistenza quotidiana ai pazienti, sono ancora considerati un mero costo da scaricare sul pubblico, venendo meno ai doveri basilari cui ogni datore di lavoro è obbligato”, proseguono i sindacalisti.

“Un percorso tortuoso, quello della vertenza per il rinnovo del contratto, e, come prevedibile, un’ennesima dimostrazione dell’atteggiamento padronale e irrispettoso, a contratto sottoscritto, da parte dell’imprenditoria sanitaria privata. Si sta continuando a umiliare il lavoro di professionisti della sanità, al servizio della salute di tutti. Un atteggiamento che non cambia nemmeno di fronte all’effettivo, enorme impegno che ogni lavoratore ha dato e continua a dare in una fase estremamente difficile come questo, per la gestione della pandemia. Senza alcun sostegno né riconoscimento, umano e professionale da parte dei datori di lavoro”, ribadiscono Rizzuto, Cuozzo e Astori.

“Fare impresa con risorse pubbliche implica, se vogliamo, una maggiore coscienza e responsabilità sociale, oltre all’ovvio – ma non scontato – rispetto degli obblighi verso i lavoratori. Negare risorse che spettano loro di diritto è impensabile, a maggior ragione in un momento come questo.  Per queste strutture definiremo nelle prossime ore, insieme a lavoratrici e lavoratori, le ulteriori iniziative di mobilitazione, pronti ad arrivare allo sciopero”, ribadiscono i rappresentanti di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

“Chiediamo un intervento diretto dell’amministrazione regionale, così come sollecitiamo ancora una volta la ridefinizione delle regole su trasparenza e accreditamenti: niente accreditamento se non vengono rispettati requisiti minimi, a partire dall’applicazione, corretta e totale, del CCNL di riferimento. Per ridurre dumping, partite iva, e migliorare le condizioni di lavoro di chi – spesso in carenza di organico – ogni giorno garantisce servizi alla salute, servono margini più stringenti entro i quali l’imprenditoria possa operare, senza fare profitto sulla pelle dei lavoratori, ma, correttamente, ricondurre i propri guadagni in misura delle prestazioni erogate per il sistema sanitario regionale. Sempre più urgente, quindi, il confronto con la Regione su questi temi, e un intervento diretto a richiamare gli imprenditori alle proprie responsabilità verso i dipendenti”.

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