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Il film biografico stasera in TV: “Il pianista” domenica 14 marzo 2021

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Il film biografico stasera in TV: “Il pianista” domenica 14 marzo 2021 alle 21 su Iris (Canale 22)

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Il pianista (The Pianist) è un film del 2002 diretto da Roman Polański con Adrien Brody: come protagonista, tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Władysław Szpilman.[1] Il film ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2002 e 3 Premi Oscar nel 2003.

Si tratta del racconto di quanto vissuto dal pianista ebreo Władysław Szpilman dallo scoppio della seconda guerra mondiale con l’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, l’occupazione di Varsavia, la creazione del ghetto, la vita nel ghetto e la sua fuga e sopravvivenza fuori dal ghetto, fino alla liberazione della città da parte dell’Armata Rossa.

Varsavia, 3 settembre 1939. Il pianista Władysław Szpilman sta eseguendo al pianoforte il Notturno in Do diesis minore di Fryderyk Chopin alla radio di Varsavia dove lavora, quando sente delle esplosioni che rapidamente si avvicinano: gli viene detto di smettere, ma lui continua fino a quando una bomba esplode nello studio di registrazione: è l’inizio della Seconda guerra mondiale e la Polonia è stata invasa dalla Germania Nazionalsocialista; Władysław ritorna a casa, e apprende con la sua famiglia – composta dai genitori, dal fratello Henryk e dalle sorelle Regina e Halina – dell’annuncio della dichiarazione di guerra alla Germania da parte di Francia e Gran Bretagna ascoltando la radio, ma nonostante l’entusiasmo Varsavia verrà occupata dopo pochi giorni.[2] Immediatamente dopo l’occupazione è emanata una serie di restrizioni alla popolazione, rese ancora più pesanti per la numerosa comunità ebraica,[3] che riguardano la limitazione del possesso di denaro (massimo 2,000 złoty polacchi),[4] l’estromissione dal lavoro, il divieto di accesso ai locali pubblici e l’obbligo di indossare una fascia bianca con la stella di David.[5] Władysław di conseguenza viene licenziato dalla radio di Varsavia, e dopo che la famiglia ha esaurito gli ultimi risparmi è costretto a vendere il suo pianoforte, prima di trasferirsi nel nuovo ghetto di Varsavia in seguito ad un nuovo decreto nazionalsocialista.[6]

Foto del ponte costruito dai nazisti che collegava il ghetto piccolo con il ghetto grande, ricostruito fedelmente dal regista Roman Polański durante la lavorazione del film

Una volta che si sono trasferiti lì, gli Szpilman iniziano a vivere una realtà di miseria, di umiliazioni, di fame e di morte: Władysław cerca inutilmente di salvare un bambino che tenta di rientrare nel ghetto con del cibo rubato, oppure una sera la famiglia guarda impotente le SS che irrompono nel palazzo di fronte al loro uccidendo gli abitanti degli appartamenti: eventi come questi accadono mentre ogni giorno le persone muoiono di stenti. Tutti cercano di sopravvivere: Władysław trova lavoro come pianista in un locale; Henryk, dopo che lui e il fratello hanno rifiutato l’invito di Jerzy Lewinski ad arruolarsi nella polizia ebraica, cerca di vendere libri, mentre gli altri grazie all’interessamento di alcuni amici che stanno cercando di organizzare una resistenza, vengono assunti in una sartoria, ma il 16 agosto 1942 Władysław e tutta la sua famiglia con altre migliaia di persone viene deportato verso il campo di sterminio di Treblinka: ma prima di salire sul treno viene tirato fuori dalla fila da Lewinski.

Władysław ora è solo, e grazie all’interessamento ed a volte alla corruzione dei pochi amici rimasti vivi, riesce a trovare lavoro come carpentiere, ma il pericolo di essere uccisi è costante e contemporaneamente iniziano a circolare delle voci sulla reale sorte degli ebrei trasferiti da Varsavia. I pochi rimasti vivi, sfruttando il permesso di uscire dal ghetto, riescono ad introdurvi delle armi e dopo che Władysław è stato fatto fuggire e rifugiare in una casa sicura da una vecchia amica (una cantante conosciuta in tempo di pace), inizia una rivolta[7].Foto raffigurante l’SS- und PolizeiführerJürgen Stroop durante la distruzione del ghetto di Varsavia, che il regista ha utilizzato per ricostruire la scena

Costretto ad abbandonare quella casa a causa di una vicina che lo ha scoperto, Władysław, disponendo di un indirizzo fornitogli dalla resistenza, ripara in casa di Dorota, una violoncellista che aveva conosciuto il giorno dello scoppio della guerra, il cui marito riesce a trovargli un altro nascondiglio presso un’abitazione nel settore tedesco; qui troverà conforto in un vecchio pianoforte che fingerà di suonare nelle lunghe giornate vissute in solitudine. Durante la permanenza nel settore tedesco conosce Andek, un uomo incaricato dal marito di Dorota di prendersi cura di lui ed ex-tecnico della radio di Varsavia, che userà il suo nome solo per raccogliere soldi in tutta la città e tenersene una parte. Con l’approssimarsi delle truppe sovietiche Varsavia insorge[8] e Władysław, scampato miracolosamente alla distruzione della città, rientra in ciò che resta delle macerie di un quartiere, ed ormai allo stremo delle forze va alla ricerca di cibo.

Trovato riparo in una soffitta in una delle poche case rimaste ancora in piedi, trova una latta di cetrioli, ma incapace di aprirla la porta nel suo nascondiglio. Il giorno dopo, mentre cerca di aprire la latta con mezzi di fortuna, viene scoperto da un ufficiale tedesco, che venuto a conoscenza della sua antica professione lo conduce in una stanza dove c’è un pianoforte, e lo invita a suonare. Władysław lo accontenta eseguendo la Ballata n°1 in Sol minore di Chopin, e l’ufficiale, rimanendo colpito dalla sua esecuzione, decide di aiutarlo e per i mesi successivi lo nutrirà fino a quando i tedeschi, sotto la spinta dell’attacco sovietico, non abbandoneranno la città:[9] l’ufficiale si congeda da Władysław donandogli il suo cappotto e chiedendogli il suo nome ma senza dirgli il proprio.

Una mattina Władysław sente risuonare le note dell’inno nazionale della Polonia dall’altoparlante di un camion di passaggio nelle rovine coperte di neve: esce dal nascondiglio con indosso il cappotto e corre incontro ai soldati polacchi, rischiando di essere ucciso dopo essere stato scambiato per tedesco, ma riesce a salvarsi. L’ufficiale, nel frattempo catturato e portato in un campo di prigionia in attesa di essere trasferito in Unione Sovietica, incontra un ex-deportato polacco che sta facendo ritorno a casa e, dopo avergli riferito che ha aiutato Wladysław durante l’ultimo periodo di occupazione, gli chiede di informarlo che lui si trova lì, ma mentre dice il suo nome viene zittito da un soldato sovietico. Tempo dopo, con ormai la guerra finita da tempo, Władysław, che nel frattempo ha ripreso la sua vita e il suo posto alla radio di Varsavia, torna con l’amico nel luogo indicatogli, scoprendo che il campo è stato smantellato e che non vi è più traccia dei prigionieri tedeschi; solo dopo la sua morte si scoprirà che il nome dell’ufficiale era Wilm Hosenfeld[10].

Regia di Roman Polański

Con: Adrien Brody

Fonte: WIKIPEDIA

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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