venerdì, Aprile 16, 2021
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Sanità Lazio: parte la mobilitazione in tutte le strutture a rischio

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Sanità Lazio: parte la mobilitazione in tutte le strutture a rischio. Si inizia il 31 marzo dal San Giovanni. Dopo un anno di sacrifici personale stanco di promesse non mantenute da Regione e Aziende Sanitarie

Roma – “Il 31 marzo sarà sciopero e manifesteremo con un presidio sotto la Regione Lazio. I lavoratori del San Giovanni Addolorata continuano ad essere sotto scacco, una condizione inaccettabile per chi da un anno affronta in prima linea la pandemia e ora anche la campagna vaccinale. Da azienda e Regione nessuna risposta. Anzi, la vertenza si sta allargando alle altre strutture della sanità pubblica regionale: pretendiamo una soluzione immediata per produttività, straordinari e precari. In troppe aziende, pur continuando a richiedere ai lavoratori della sanità di svolgere assistenza con attività orarie supplementari, sostituendo il personale carente nelle dotazioni organiche e con maggiori carichi di lavoro, non si corrisponde il salario accessorio. Se non avremo risposte, la mobilitazione si allargherà e crescerà ancora”. Così Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio – dopo l’incontro in videoconferenza con i vertici dell’amministrazione regionale.

“Al San Giovanni Addolorata la situazione è kafkiana. L’impegno straordinario chiesto a questi lavoratori si è tradotto in due anni di produttività negata e straordinari non pagati. Cioè il riconoscimento dovuto a operatori che hanno pagato un prezzo salatissimo anche in termini di vite umane, si è trasformato in una paradossale punizione, scontrandosi contro il muro della burocrazia e dell’inerzia. Con un collegio dei sindaci che sta tenendo ferma la contrattazione sui fondi per la produttività del 2019, 2020 e 2021, decurtando in modo ingiustificato le retribuzioni, mentre addirittura si nega il pagamento del lavoro straordinario reso obbligatorio dalla crisi sanitaria e dalla carenza di personale”, rincarano i segretari regionali di categoria.

“E poi sta esplodendo la questione dei precari, come in tutta la sanità pubblica regionale. Nel Servizio sanitario regionale stimiamo in oltre 3.500 i lavoratori assunti con contratto precario, gran parte dei quali inseriti in concomitanza con lo stato di emergenza, ma necessari a coprire – solo in parte – le carenze di organico già presenti a causa del precedente periodo di commissariamento. Riteniamo che vadano assicurati loro tutti i percorsi possibili previsti dalle norme per arrivare alla stabilizzazione. A tal proposito abbiamo sollecitato più volte la Regione. Non è accettabile che a breve i 3.500 lavoratori rischino di andare a casa, dopo che per un anno sono stati nei reparti Covid a combattere la pandemia. È necessario inoltre che si attivino subito procedure assunzionali per reclutare ulteriore personale. Stimiamo che, ad oggi, tenuto conto anche delle cessazioni per i pensionamenti in corso, siano necessarie almeno altre 10.000 assunzioni, ripartite su tutte le figure professionali che lavorano nel complesso mondo del Ssr. Ieri nell’incontro abbiamo accolto con favore la disponibilità della Regione a sottoscrivere un accordo in tal senso ma riteniamo che, da subito, vadano prorogati fino a dicembre 2023 i contratti in essere se non vogliamo che il sistema di salute finisca per collassare quando i cittadini ne hanno più bisogno. Sarebbe coerente anche con gli impegni assunti dal governo con la firma con i sindacati confederali del Patto per l’innovazione”, proseguono i sindacalsti.

“Vediamo quotidianamente nei tg e nei talk show le belle immagini del sistema di vaccinazione regionale ma quello che non si dice abbastanza è che quella macchina organizzativa funziona solo grazie allo spirito di servizio di lavoratori che operano da mesi in condizioni di grave difficoltà, con un contratto scaduto da 3 anni, spesso con rapporti di lavoro atipici e senza il giusto riconoscimento”, concludono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini. “Ecco perché il 31 marzo bloccheremo i servizi del San Giovanni Addolorata portando la protesta fin sotto la Regione. E siamo pronti a mobilitarci in tutte le aziende ospedaliere e sanitarie che, come purtroppo si sta profilando, dovessero mette in atto comportamenti tanto irriconoscenti e inqualificabili”.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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