sabato, Ottobre 23, 2021
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La Russia “stretta” per i Testimoni di Geova. Il seminario di Coscienza e Libertà

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La Russia “stretta” per i Testimoni di Geova. Il seminario di Coscienza e Libertà

La Russia è un paese enorme, eppure si sta molto stretti. Non in senso geofisico naturalmente, ma dal punto di vista religioso. E visto che la libertà religiosa è una salvaguardia anche dei diritti umani e civili, si comprende quanto sia critica la situazione nella Federazione Russa in questo periodo.

Se le cronache, anche sui media occidentali, narrano spesso le vicende di Navalny o di altri oppositori politici censurati o arrestati, non va trascurato che una comunità religiosa, quella dei Testimoni di Geova che contava nel 2017 ben 175.000 fedeli, è non solo fuorilegge, ma continuamente oppressa violentemente dalle Forze dell’Ordine in tutta la Federazione Russa.

Ha riscontrato un ottimo successo di “pubblico” il webinar organizzato dalla rivista Coscienza e libertà dal tema: La Russia è davvero stretta per molti – No rights no people.

Il seminario ha avuto per moderatore Davide Romano direttore di Coscienza e libertà e ha visto la partecipazione di Christian di Blasio responsabile Pubblic Affair e capo ufficio stampa dei Testimoni di Geova, Liudmila Biscardi pastora della Chiesa Cristiana Avventista e Raffaella Di Marzio direttrice del Centro Studi Lirec.

Il primo intervento di Di Blasio è stato corredato da immagini che mostravano una violenta irruzione della polizia russa in una abitazione di una famiglia di Testimoni di Geova e i maltrattamenti fisici che subiva un testimone percosso, mentre era steso sul pavimento. “Diversi testimoni hanno raccontato di essere stati torturati e di tentativi di soffocamento con delle buste di plastica. Ad alcuni sono state spezzate le dita delle mani e ad altri sono state applicate scariche elettriche sul ventre e sulle gambe” ha dichiarato Di Blasio. Attualmente i testimoni di Geova che hanno subito perquisizioni sono 1.363. Tra i provvedimenti delle autorità oltre agli imprigionamenti, ci sono perdita del lavoro, della pensione, della cittadinanza e l’esclusione sociale con impossibilità di possedere una sim, stipulare una polizza o aprire un conto corrente e altre normali attività.

Di Blasio ha poi svelato il meccanismo o “giochetto” usato scientemente dalla autorità per accusare i testimoni di estremismo: “Le autorità sono andate nelle Sale del Regno in cerca di pubblicazioni estremiste. Visto che non c’erano le hanno portate loro. Le hanno poi “trovate” nelle Sale. Più di 35 telecamere di sorveglianza hanno mostrato gli agenti mettere le pubblicazioni nei mobili delle Sale per fornire un motivo di condanna. Le forze dell’ordine si sono rivolte al procuratore che a sua volta ha diffidato i Testimoni affinché non ripetessero l’atto “estremista” entro i prossimi 12 mesi. Gli agenti sono tornati prima, mettendo di nuovo le pubblicazioni nelle Sale e permettendo così la condanna e lo scioglimento delle 395 associazioni locali dei Testimoni di Geova”.

Ma perché si parla di pubblicazioni estremiste? Di Blasio lo aveva anticipatamente spiegato: “In tutto mondo l’estremismo è messo in relazione con la violenza. In Russia dal 2006, una volta espunta la definizione di violenza, l’estremismo è definito anche qualcosa che porta all’incitamento o alla discordia religiosa. Una definizione vaga che le autorità hanno usato per bollare come estremismo tutto ciò che contraddice gli insegnamenti religione tradizionali. Questo è scioccante. Secondo alcuni studiosi russi – ha proseguito Di Blasio- la politica di antiestremismo permette ai giudici di esprimere valutazioni che contraddicono il buon senso e diventano tragicomiche. Le religioni tradizionali per combattere i movimenti religiosi diversi si servono di interpretazioni vaghe della legge”.

Il processo cronologico del bando dei Testimoni di Geova nasce dal giudizio negativo su pubblicazioni come la Torre di Guardia, la rivista più diffusa al mondo o perfino su pubblicazioni per bambini.

“Alcune normali espressioni religiose della propria fede, che incoraggiano a fare ciò che giusto, sono state interpretate da alcuni pseudo-studiosi come estremiste. Così lo diventa anche il libro che le contiene. Poi le pubblicazioni vengono “messe all’Indice” e considerate materiale estremista”. Da lì la ricerca delle pubblicazioni incriminate nei luoghi di culto o nelle case dei fedeli

E’ intervenuta anche la pastora Ludmila Biscardi che ha menzionato le difficoltà degli avventisti nella parte ucraina sotto il controllo russo. In genere ci sono delle limitazioni, ma di fatto rientrano nel solco delle tradizione della politica russa e tutto sommato la libertà religiosa attuale è considerata per gli avventisti, qualcosa che non c’era nel passato.

“Jason Morton, analista politica dell’USCIRF in un recente seminario – ha esordito Raffaella Di Marzio-  ha esaminato la situazione mettendo in evidenza elementi che hanno giocato un ruolo importante: l’influenza in particolare dall’occidente dei movimenti antisette che in diversi paesi agiscono affiche gli Stati intervengano contro le minoranze. Tra gli esponenti un membro della chiesa ortodossa Alexander Dvorkin, che da’ un supporto allo stato da anni, etichettando le sette e istigando all’odio”

Sempre la dottoressa Di Marzio ha identificato gli elementi sociali che hanno portato a questo atteggiamento drammatico in Russia. In sintesi la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la rivitalizzazione religiosa che ha visto la crescita di diversi movimenti religiosi, la perdita di riferimenti e la paura del diverso. 

“La Chiesa Ortdossa Russa si dispone a supporto dell’ordine, venendo meno alle radici del cristianesimo stesso insito nell’ama il tuo prossimo. Essa stessa diventa religione di stato. Anzi finanzia chi cerca di distruggere le minoranze. Mi chiedo cosa abbia di cristiano questo tipo di chiesa che ha tradito le sue fondamenta”

Ci sono state condanne come quella dell’ambasciatore dell’Osce per quello che sta succedendo alle violazioni della libertà religiosa, ma non hanno influito al momento un granché su Putin e la Russia.

“Contro i testimoni di Geova – ha proseguito la Di Marzio– le autorità sono particolarmente feroci. Forse per l’annuncio e proselitismo che ha avuto successo. Una ferocia senza limiti, anche se i testimoni sono le persone più pacifiche al mondo. La polizia – ha osservato la Di Marzio- probabilmente sa di essere ripresa dalle telecamere. Nella più assoluta impunità cerca di distruggere la confessione religiosa. E’ troppo forte ciò che sta succedendo contro di loro”.

Nel secondo intervento Di Blasio ha ricordato che i testimoni di Geova sono presenti in Russia sin dal 19° secolo. “Pochi conoscono l’esilio in Siberia subito dal 1951, sempre per il tentativo simile a quello di Hitler di distruggerli. Oggi nonostante la condanna della Corte Europea nel 2010, il governo continua la sua campagna diffamatoria contro i testimoni di Geova”

Quali prospettive ci sono per il futuro? E’ stata la domanda posta dal moderatore. Di Blasio ha risposto che i Testimoni continueranno a essere cittadini pacifici che si attengono alla legge. “Continueremo a svolgere il nostro ministero che vuol dire comportarsi bene e smentire i critici che vedranno un atteggiamento giusto ogni giorno”.

“Tutelare le minoranze significa tutelare la libertà di tutti?” E’ la domanda che è stata posta nel finale. Di Blasio ha risposto citando Marco Ventura, professore di Diritto Ecclesiastico a Siena e firma del Corriere della Sera, che commentando la persecuzione in Russia ha affermato: “I Testimoni di Geova godono di un’ottima reputazione decisamente meritata. Insegnano a essere cittadini rispettosi della legge e leali. Contribuiscono alla coesione, alla crescita e prosperità della società. La loro libertà è una risorsa preziosa per la lotta contro l’estremismo in Russia e non solo”. “In pratica – ha concluso Di Blasio- se si vuol combattere l’estremismo devi proteggere le minoranze non combatterle, altrimenti sei tu l’estremista”.

Sulla stessa linea Raffaella di Marzio: “Alcune religioni sono maggioranza in alcuni paesi ma in altri sono minoranze. Difendiamo le minoranze perché in qualche parte del mondo la minoranza siamo noi”.

Roberto Guidotti

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