venerdì, Maggio 14, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Alain-Renè Lesage del 30 aprile alle 15.45 su Rai 5: “Turcaret”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Alain-Renè Lesage del 30 aprile alle 15.45 su Rai 5: “Turcaret”

Lucia Mosca on Twitter: "(Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di  Molière del 22 febbraio alle 15.45 su Rai 5: “Il misantropo”) Segui su: La  Notizia - https://t.co/OcN4KZlJWI… https://t.co/bUS2bZ9xXI"

Per il Grande Teatro in TV oggi pomeriggio venerdì 30 aprile alle 15.45 va in onda su Rai 5 la commedia “Lorenzaccio” scritto da Alain-Renè Lesage nel 1709 e messo in onda dalla Rai nel novembre 1967 nella versione diretta da Alessandro Brissoni. Gli interpreti dell’opera sono Paola Mannoni, Glauco Onorato, Paolo Ferrari, Giusi Raspani Dandolo e Tino Buazzelli.

Turcaret è un’opera teatrale di Alain-Renè Lesage che tornò al teatro il 1º gennaio 1708 con la commedia in un atto Les Étrennes che, completamente rielaborata in cinque atti e ripresentata sulle scene il 14 gennaio 1709 col titolo di Turcaret, ebbe uno strepitoso successo e rimane il suo capolavoro teatrale.

Il protagonista Turcaret, uomo di bassa origine sociale che si è arricchito con l’appalto delle imposte e con traffici illegali che la sua professione gli permette di coprire, benché sposato, si spaccia per scapolo per poter conquistare una finta baronessa, altra truffatrice che passa al Cavaliere, un suo amante, i ricchi doni ricevuti da Turcaret. Frontino, il servitore del Cavaliere, a sua volta provvede a derubare il suo padrone, è complice della “baronessa” nel derubare Turcaret, ma riesce a derubare anche la finta nobildonna. La commedia si chiude con l’arresto di Turcaret, rivelatosi un usuraio, e con la battuta di Frontino: «È finito il regno di Turcaret. Ora comincia il mio».

Lesage, prima ancora di metterla in scena, aveva letto la commedia nei salotti letterari e i suoi contenuti erano già noti. La potente categoria degli appaltatori, allarmati dalla satira violenta che li avrebbe investiti, cercano di impedirne la rappresentazione, offrendogli invano la bella somma di centomila franchi, mentre la duchessa de Bouillon gli promise la sua protezione, chiedendogli di leggergliela. Lesage, per un impegno, arrivò con un’ora di ritardo all’appuntamento e al rimprovero della duchessa, rispose che se le aveva fatto perdere un’ora, ora gliene avrebbe fatte guadagnare due, andandosene. I due episodi vogliono mettere in rilievo la moralità e la fierezza dello scrittore, che dovettero essere apprezzati dal Delfino, il futuro Luigi XV, che s’impegnò personalmente perché la commedia fosse rappresentata. Tuttavia, malgrado il successo, poté avere solo sei repliche, e non a caso, dal momento che il mondo degli impresari teatrali era strettamente legato a quello della finanza.

In realtà Lesage non è un moralizzatore e tanto meno un eversore dei costumi o un rivoluzionario in anticipo sui tempi. Da tempo gli arricchimenti facili erano un bersaglio comune della satira e non costituiva un particolare motivo di scandalo veder colpito l’immoralità, in specie nella forma dello spirito brillante, nella naturalezza viva dei dialoghi, nella precisione dei rilievi delle psicologie e nella libertà dell’espressione, favorita dalla sua scrittura in prosa, elementi tutti che compensano una certa staticità della scena.

Dopo l’interruzione delle repliche imposte dagli impresari del Théâtre-Français, Lesage lasciò ogni impegno per quel teatro, rivolgendosi prima al Théâtre-Français, per il quale scrisse la commedia La Tontine nel 1708, rappresentata però soltanto nel 1732), e poi per il Théâtre de la foire, teatro popolare, frequentato da piccoli borghesi e da gente del popolo, uso alle commedie italiane e alle farse, per il quale Lesage produsse un centinaio di commedie, di facile scrittura, di poche repliche, con leggere allusioni satiriche, quanto basta per aggiungere un poco di sapore piccante a testi che pretendono solo di offrire un rapido divertimento senza pretese d’arte.

Redazione
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