giovedì, Giugno 17, 2021
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Santa Maria Arabona, il gioiello della Storia a Manoppello

MANOPPELLO – Santa Maria Arabona, il gioiello della Storia a Manoppello.

La corona dell’Abruzzo è ricca di gemme preziose: una delle più interessanti è la Chiesa di Santa Maria Arabona a Manoppello (PE), già antico luogo di culto per la religione italica.

La maestosa Chiesa di Santa Maria Arabona è uno degli elementi più iconici e conosciuti del nostro Abruzzo fra gli abitanti delle altre regioni.
Dichiarata monumento nazionale nel 1902, l’imponente Abbazia sorge nel comune di Manoppello, dove è stata edificata verso la fine del 12° secolo dai monaci cistercensi.

Per erigere la loro Abbazia, i religiosi hanno scelto un luogo di antica frequentazione cultuale: come suggerisce il toponimo stesso, infatti, dove oggi sorge la Chiesa è molto probabile che fosse situato un altare dedicato alla divinità locale Bona (Arabona deriverebbe dunque da “ara”, altare e “Bona”, il nome della dea). Riprova di questa ipotesi può essere riscontrata nella presenza, in situ, di reperti risalenti addirittura al paleolitico e nel fatto che sappiamo con certezza che il culto della Dea Bona era ben radicato nella zona.

La Dea Bona, identificata come divinità della fertilità e della fecondità, rientrava nel panorama cultuale delle Grandi Madri caratterizzante la religiosità delle popolazioni italiche che abitavano l’Abruzzo in epoca pre-romana.
Venerata in particolare dai Marrucini, che le dedicarono altari e anche veri e propri templi, Bona era legata al mondo delle acque: ulteriore riprova dell’origine antica del sito di Santa Maria Arabona sarebbe la presenza, nelle immediate vicinanze dell’Abbazia, di una fonte utilizzata dai fedeli per riti e abluzioni. Come sappiamo, l’Abruzzo vanta una fitta rete di culti antichi delle acque sacre e Santa Maria Arabona si inscrive perfettamente in questo panorama.

Quello che sappiamo con maggiore certezza è che l’Abbazia cistercense venne costruita tra la fine del 1100 e i primissimi anni del 1200. Per la costruzione, i monaci riutilizzarono parte del preesistente tempio: è possibile individuare alcuni mattoni originali nella struttura generale.
Il sistema cistercense prevedeva una serie di abbazie “madri” e “figlie” in modo da dare vita ad un sistema di strutture che fossero indipendenti ed autosufficienti ma, allo stesso tempo, comunicanti l’una con l’altra, in modo da uniformarsi ad un’unica regola.

L’Abbazia di Santa Maria Arabona è “figlia” di quella di Cluny in Francia e ne riprende il modello. Allo stesso tempo, è legata anche all’Abbazia di San Vincenzo ed Anastasio delle Tre Fontane, essendo stata fondata proprio da monaci provenienti da lì; a sua volta, è “madre” di quella di Santa Maria dello Sterpeto, che si trova in Puglia nella zona di Barletta.

Decisamente caratteristica la facciata principale, che ospita uno splendido rosone in corrispondenza dell’abside. I suoi “petali” risultano scanditi da 16 piccole colonne, alcune lisce, alcune tortili.
La costruzione dell’Abbazia ha subito nel tempo diverse interruzioni e il fatto di essere stata eretta in più momenti ha lasciato traccia nella struttura.

Appartengono alla fase più arcaica dei lavori l’abside e il transetto. Quest’ultimo è di forma rettangolare, affiancato da due coppie di cappelle molto ampie, che contribuiscono così al forte senso di spazialità che si respira nell’Abbazia.
Tutti gli ambienti sono coperti da volte a crociera arricchite da costoni che contribuiscono a conferire maggiore slancio ai volumi e a sottolineare le luci degli archi.

All’interno, spiccano nella sobrietà generale della Chiesa due arredi in particolare: il Tabernacolo e il Candelabro.
Il primo, sorretto da due colonnine, è formato da un’edicola gotica riccamente lavorata basata su una struttura a parallelepipedo.
Gli spigoli sono lavorati con motivi a intreccio mentre le facciate sono state adornate con motivi floreali.
Il candelabro, destinato ad ospitare il cero pasquale, è stato realizzato tra il 13° e il 14° secolo ed è anch’esso finemente decorato.
Costituito da una colonna centrale a rappresentazione di Gesù, è decorato da un motivo che rappresenta la vite, simbolo dell’eucarestia.
Alla base, troviamo delle fiere che attaccano la vite: allegoria, questa, delle eresie che minacciano la fede. Sul capitello troviamo poi 12 colonnine, a simboleggiare i 12 apostoli, che culminano in una colonna decorata a palmette.

Nonostante un lungo periodo fiorente, l’Abbazia di Santa Maria Arabona decadde progressivamente a partire dal 1809 a causa delle soppressioni napoleoniche. A partire da questo periodo, l’incuria e il trascorrere del tempo hanno causato danni non indifferenti alla struttura, almeno fino agli anni Cinquanta del Novecento quando, dopo essere stata sottoposta ad un primo restauro, la Chiesa è stata riaperta al pubblico.
In quel periodo, Santa Maria Arabona era proprietà privata della famiglia Zambra, che la deteneva dal 1799 e che decise di donarla all’ordine dei Salesiani nel 1968, dopo la scomparsa dell’unico erede Dino.

Oggi l’Abbazia di Santa Maria Arabona è sotto il diretto controllo dell’Arcidiocesi Chieti – Vasto ed è visitabile: un esempio vivente del vasto e ricco patrimonio architettonico che l’Abruzzo sa offrire.

Tratto da Discovery Abruzzo Magazine

Vedi anche: C. Falcone, “Grandi Madri, la situazione dei culti nell’Abruzzo Antico”,: Discovery Abruzzo Magazine, 26 febbraio 2021.

Oppure:
C. Falcone, “Culto delle acque nella Maiella marrucina”, Discovery Abruzzo Magazine, 12 aprile 2021.