mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Paolo Borsellino, la strage: 29 anni fa l’Italia perdeva uno dei suoi eroi

paolo borsellino

Paolo Borsellino, la strage: 29 anni fa l’Italia perdeva uno dei suoi eroi

“Le immagini dell’attentato di via d’Amelio resteranno per sempre impresse nei nostri occhi, e costituiscono una ferita ancora aperta, una delle pagine più buie della nostra storia nazionale”. Così il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, in un video messaggio inviato in occasione del convegno “Il tempo che verrà tra memoria e futuro”, per le celebrazioni in ricordo del 29esimo anniversario della strage di via d’Amelio.

Il 19 luglio del 1992 Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli vennero uccisi dalla mafia nella strage di via D’Amelio.

Come Giovanni Falcone, anche Borsellino ha dedicato tutta la vita alla lotta alla criminalità perché credeva fermamente che il riscatto della sua terra, e della società intera, partisse dalla diffusione della cultura della legalità. Il suo coraggio e la sua determinazione rappresentano l’eredità più importante e preziosa da custodire, un esempio per tutti coloro che abbracciano gli ideali di giustizia e verità e vogliono essere parte di una società migliore.

Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia di Carini con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove vivevano sua madre e sua sorella Rita. Alle 16:58 una Fiat 126 imbottita di tritolo, che era parcheggiata sotto l’abitazione della madre, detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, scampato perché al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta.

Il 24 luglio circa 10.000 persone parteciparono ai funerali privati di Borsellino (i familiari rifiutarono il rito di Stato: la moglie Agnese infatti accusava il governo di non aver saputo proteggere il marito, e volle una cerimonia privata senza la presenza dei politici), celebrati nella chiesa di Santa Maria Luisa di Marillac, disadorna e periferica, dove il giudice era solito sentir messa, quando poteva, nelle domeniche di festa. L’orazione funebre fu pronunciata da Antonino Caponnetto, il vecchio giudice che aveva diretto l’ufficio di Falcone e Borsellino: “Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta di ciascuno di noi”. Pochi i politici: il presidente Scalfaro, Francesco Cossiga, Gianfranco Fini, Claudio Martelli.

Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista MicroMega, così come in un’intervista televisiva con Lamberto Sposini, Borsellino aveva parlato della sua condizione di “condannato a morte”. Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.

Oggi l’Italia ricorda questo grande uomo, che ha lottato fino alla fine per liberare il nostro Paese dalle mafie. Che il ricordo non sia fine a se stesso. 

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