mercoledì, Ottobre 27, 2021
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Il concetto di soft power e la questione nucleare

Il concetto di soft power

Il concetto di soft power e la questione nucleare

di Giancarlo Elia Valori, Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France

Nuovo ordine mondiale vuol dire promuovere i valori, le ideologie e i modelli politici ed economici occidentali – o per meglio dire statunitensi, siccome l’Europa dell’Ovest è considerata da Robert Kagan figlia della lussuriosa e molle Venere, quale mantenuta degli Stati Uniti, rampolli del bellicoso e forte Marte (Of Paradise and Power: America and Europe in the New World, Alfred A. Knopf, New York, 2003).

Tutto questo non fa altro che cercare di stabilire regole e meccanismi internazionali basati unicamente sugli interessi e sui profitti statunitensi atti a promuovere il capitalismo globale.

È una prassi che non tiene conto della Cina, della Russia, dell’Islam, come se non solo non esistessero, ma in più elementi che infastidiscono in quanto “arretrati”, “incivili”, “antidemocratici”, ecc., dimenticando – solo per fare un esempio – che il maggior alleato delle petromonarchie feudali e oscurantiste del Medio Oriente è proprio la Casa Bianca.

Per cui si cerca la cooperazione internazionale e la costruzione di un nuovo ordine mondiale, basandosi sulle relazioni alleate con la cortigiana Europa occidentale, l’ammaestrato Giappone, l’omologata Australia ed altri Paesi e regioni. Ciò significa espandere le funzioni politiche del “G8”; assumersi congiuntamente responsabilità ed esercitare diritti e mantenere il controllo e il dominio sugli affari internazionali, regionali e di scenario.

Nella costituzione di tale processo è necessario prevenire e frenare l’ascesa di “concorrenti” che sfidino la leadership globale degli Usa e di bloccare l’emergere di “sfidanti” anche di ordini politici regionali; definire tali e poi reprimere i “Paesi canaglia”; regolare i “Paesi in transizione”; impedire la proliferazione di armi di distruzione di massa solo su un versante; sviluppare e dispiegare nuova tecnologia militare per sferrare attacchi preventivi contro altri Paesi che non si allineano.

Di conseguenza abbiamo l’influenza egemonica della conoscenza per l’istituzione di un nuovo ordine mondiale. All’indomani della guerra fredda, gli Usa l’hanno adoperata nella pianificazione e nell’azione per destabilizzare, onde intervenire con prestazioni specifiche e mirate.

L’egemonia della conoscenza è il fulcro del potere economico degli Usa. Un forte potere economico non è solo un saldo sostegno per edificare un ordine economico internazionale, ma anche il fondamento dell’egemonia degli Usa in questo inizio del XXI secolo.

Nella rivoluzione dell’informazione, gli Usa hanno sviluppato vigorosamente industrie ad altissimo valore di conoscenza e hanno conquistato la supremazia nel mondo contemporaneo. La nuova economia consente a Washington di spazzar via le preoccupazioni e le sconfitte del passato – quelle che per alcuni osservatori indicano un “relativo declino economico”. Oggi gli Usa sono in grado di predicare e promuovere i loro modelli e valori economici nel mondo e attuare la strategia di preparazione e avanzamento anche del nuovo ordine economico internazionale.

Lo sviluppo dell’alta tecnocrazia, monopolizza a sua volta le alte tecnologie di base di Paesi terzi che dipendono dagli Usa; amplia il divario digitale con altri Paesi del mondo, ottenendo un elevato valore aggiunto della conoscenza, il quale realizza i migliori benefici per l’economia statunitense e consente a questo Paese di ottenere continuamente enormi vantaggi nei mercati globali, inserendosi quale cuneo nell’economia mondiale.

L’avanzamento della Cina ha rafforzato la convinzione di elevare al massimo il potere economico degli Usa per dominare il pianeta; ha gonfiato la propria coscienza egemonica e ha creato i necessari prerequisiti tecnici ed informatici per mantenere e sviluppare la supremazia nell’ordine economico internazionale, conseguito dalla Casa Bianca dalla fine della seconda guerra mondiale.

L’egemonia della conoscenza è la pietra angolare del soft power statunitense, e il soft power è un importante mezzo e modo per stabilire una sorta di sistema di hypnopaedia teaching, alla Brave New World, distopico romanzo del 1932 dello scrittore Aldous Huxley.

È negli anni Novanta del sec. XX – con la desecretazione di internet e lo sviluppo della rivoluzione informatica – che la necessità per gli Usa di stabilire un nuovo ordine mondiale è partito innanzitutto con il rafforzamento del soft power, ed è iniziato ad apparire e ha attirato una crescente attenzione nella teoria e nella pratica delle relazioni internazionali.

Nel 1996, Joseph S. Nye, Jr. e William A. Owens pubblicarono su «Foreign Affairs» (Vol. 75, No. 2, Marzo-Aprile, pp. 20-36) l’articolo America’s Information Edge che inizia con le seguenti parole: « Knowledge, more than ever before, is power. The one country that can best lead the information revolution will be more powerful than any other. For the foreseeable future, that country is the United States». Lo hanno detto un quarto di secolo fa, e nessuno lo ricorda.

Con lo sviluppo della tecnologia dell’informazione, il potere degli Usa è gradualmente penetrato nei campi politico, economico, culturale e sociale. Nel sec. XXI secolo, la tecnologia dell’informazione sta diventando la più importante fonte di potere. L’informazione oggi è il fulcro delle relazioni internazionali. In quanto nucleo del soft power, il potere dell’informazione influenzerà sempre più la trasformazione degli affari esteri. Nell’èra dell’economia della conoscenza, chiunque possa guidare la rivoluzione dell’informazione e possederne i vantaggi sarà in grado di superare gli altri e occupare una posizione dominante nella futura struttura mondiale.

Il soft power è la più importante variazione nel funzionamento dell’egemonia statunitense nell’èra dell’economia della conoscenza e diventa un processo indispensabile per la trasformazione della stessa gestione delle informazioni in un nuovo ordine mondiale sotto il dominio unipolare degli Usa.

Il soft power degli Stati Uniti ha raggiunto una rapida espansione in tutto il mondo con l’aiuto del predetto Internet, e di altre produzioni di informazioni, quali i mass & social media, l’irradiazione di piattaforme mobili e l’intercalare di scambi commerciali, scientifici, tecnologici e culturali internazionali ottenuti senza i “contatti tradizionali”.

Le informazioni relative ad ideologie, maniere di pensare e agire, bisogni indotti, scienza, cultura, letteratura, cinema, modelli economici e sistemi politici d’imitazione statunitense (compresi alcuni partiti nostrali che caricaturizzano e scimmiottano goffamente i modelli Usa fra primarie e “convention”) inondano la città virtuale – i.e. villaggio globale – sotto forma di testo, audiovisivi, radio, podcast, ecc.

L’attrattiva e l’influenza generata dal flusso di informazioni asimmetrico intensifica il potere e l’influenza degli Usa e promuove l’attuazione della loro strategia di ordine mondiale, quale ruolo insostituibile nella progetto di costruire un governo unico mondiale nel futuro avvenire.

Ma non basta. Gli Usa si sono impegnati anche a stabilire una politica del sistema di difesa missilistica nazionale per mantenere il primato al di là dei propositi di facciata.

Gli esperti russi Andrej Kokošin, Vasilij Veselov e Aleksej Liss nel saggio Sderzhivanie vo vtorom yadernom veke [La deterrenza nella seconda era nucleare], Istituto di Sicurezza Internazionale, Mosca, 2001,  hanno affermato: «In sostanza, la motivazione per stabilire un sistema di difesa missilistico nazionale non è solo militare. Questo sistema è non è finalizzato unicamente a trovare una via d’uscita per lo stallo nucleare, e nemmeno solo per difendersi da ipotetici attacchi missilistici nordcoreani. Quello che vogliono di più è la straordinaria posizione degli Usa nel panorama strategico del sec. XXI ». Questi progressi tecnologici nel nucleare garantirebbero una situazione superdominante onde evitare l’emergere di un mondo multipolare. Parimenti, gli Usa si sforzano di frenare il ruolo dell’Onu negli affari mondiali e affermano di avere il diritto di usare unilateralmente la forza allo scopo di impedire un processo di creazione di un ordine internazionale multipolare. Due anni dopo la monografia russa segnalo l’uscita di un film hollywoodiano con Bruce Willis, G.I. Joe 2. La vendetta, in cui i timori russi risultavano fondatissimi.

In effetti, un mondo multipolare è l’ideale per la comunità internazionale. Al contrario è inevitabile che in un mondo unipolare si diffondano conflitti e violenze. Durante la guerra fredda, le due superpotenze a causa dei loro reciproci timore-&-moderazione, si moderarono alquanto e mitigarono notevolmente molti degli effetti negativi delle loro politiche, evitandoli: ci fu un equilibrio strategico.

In un mondo unipolare, le disuguaglianze tra i Paesi possono solo portare al confronto e alla guerra. Alcuni Paesi cercheranno di liberarsi dal giogo degli Usa, e stabilire un altro polo nel mondo e cercare un altro centro di potere.

Molti analisti di problemi internazionali affermano che – indipendentemente dal fatto che altri Paesi lo vogliano o meno – la tendenza attuale potrebbe svilupparsi verso una situazione centrata sugli Usa. Tuttavia, in futuro, molti Paesi emergeranno sicuramente per competere sulle ultime risorse del pianeta site nella parte centrale di Eurasia. In futuro, il nostro mondo rischia i conflitti e di tornare ad ère barbariche.

Per quanto riguarda la militarizzazione dello spazio, se gli Usa vorranno utilizzare le loro ineguagliabili risorse economiche e tecnologiche per stabilire i propri vantaggi, altri Paesi non potranno in alcun modo competere con essi. Quindi, gli Usa occuperanno una posizione di monopolio non solo nella difesa missilistica, ma anche nelle armi offensive strategiche spaziali contro alcune zone della Terra, nonché nei sistemi spaziali anti-satellite. Ciò romperà fondamentalmente l’attuale equilibrio politico e militare mondiale e fornirà solo ulteriore incoraggiamento a coloro che sono desiderosi di intraprendere azioni unilaterali in patria.

La seconda possibilità è che altri Paesi industriali e tecnologicamente avanzati debbano sviluppare e schierare le proprie armi spaziali per rompere il monopolio spaziale statunitense. Per cui, la corsa agli armamenti entrerà in campo spaziale, con conseguenze irreversibili.

In tal modo, come possiamo rafforzare la sicurezza internazionale nel sec. XXI, o semplicemente la garantiranno degli stessi Usa? E contro chi: gli alieni?

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