venerdì, Ottobre 15, 2021
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Tesori d’Abruzzo fra Gran Sasso e Maiella

Tesori d’Abruzzo fra Gran Sasso e Maiella raccontati da Discovery Abruzzo Magazine

CHIETI – Con Abruzzo Tourism abbiamo percorso su strada due tour esperenziali da noi realizzati, uno più settentrionale e uno più meridionale intorno ai due massicci montuosi più elevati della catena appenninica, il Gran Sasso a Nord e la Maiella a Sud, i due giganti dell’Appennino Centrale venuti dal mare, secondo la mitologia classica, due divinità, una maschile ossia il gigante Hermes il Gran Sasso, una femminile ossia sua madre la Maiella.
La circumnavigazione di questi due massicci montuosi permette la veloce visita della regione Abruzzo in un tour dove l’influsso del mare sulla montagna la fa da padrone e dove l’eterogeneità delle varie realtà culturali ed identità dei vari Abruzzi trovano il loro legame nella montagna madre che dona ogni frutto per la vita di questi popoli che dall’Età del Ferro vivono alle pendici del Gran Sasso e della Maiella. 
I tour si sviluppano intorno ai centri che si affacciano lungo il tratturo Centurelle – Montesecco, variante del tratturo L’Aquila – Foggia e toccano tutte e quattro le province abruzzesi. 
I tratturi lungo cui avveniva la Transumanza, erano le autostrade dell’antichità, utilizzati  fin dalla Preistoria, quando i primi cacciatori si spostavano in Primavera sui grandi altipiani montani, e in Autunno sulle pianure del meridione baciate dal sole che nutre i verdi pascoli dell’Adriatico. 

Proprio intorno a questi tratturi che circumnavigano il Gran Sasso e la Maiella, permangono ancora le tracce di quelle ancestrali civiltà appenniniche che si sono preservate fino ai giorni d’oggi, in virtù della difficoltà di comunicazione che ha caratterizzato il territorio più interno della Regione Abruzzo fino agli anni Sessanta del Novecento, preziosi tesori nascosti che la rivoluzione digitale ha permesso di porre all’attenzione del mercato globale, soprattutto per gli amanti del turismo esperenziale fai da te. 
La base di partenza dei tour di Abruzzo Tourism è stata Francavilla al Mare (Ch), dove alloggiavano dei turisti provenienti dall’Emilia Romagna entusiasti di vedere i tesori della regione Abruzzo che gli Americani hanno incoronato “tesoro nascosto d’Italia e quinta regione dove si vive meglio al mondo”.A tal proposito, vedi anche “C. Vignali, Gli Americani incoronano l’Abruzzo, tesoro nascosto d’Italia e quinta regione dove si vive meglio nel mondo, Agenzia Stampa Italia, 20 marzo 2017”
https://agenziastampaitalia.it/cronaca/italia/33234-gli-americani-incoronano-l-abruzzo-tesoro-nascosto-d-italia-e-quinta-regione-dove-si-vive-meglio-al-mondo .

TOUR GRAN SASSO: BORGHI E NATURA:

Calascio, Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte (pausa pranzo), poi Piccolo Tibet per raggiungere Castelli, da lì Casale San Nicola di Isola del Gran Sasso, infine siamo rientrati a Francavilla al Mare passando per la Val Vomano e Roseto (Tempo 6.30 ore con le soste 266 km).

Il primo tour è incentrato su borghi e natura e si sviluppa alle pendici del Gran Sasso, fra le province di Teramo e di L’Aquila che abbiamo raggiunto in mattinata da Francavilla al Mare tramite l’Asse Attrezzato e l’A25 (Tempo 6.30 ore con le soste, per un totale di 266 km).Il tratturo Centurelle – Montesecco parte a Nord dalla Piana di Navelli, sotto Campo Imperatore, dominata dalla Rocca di Calascio, una delle più alte d’Europa che serviva a controllare gli spostamenti dei greggi transumanti e dei mercanti lungo il Tratturo Magno nel territorio della Baronia di Carapelle, in uno scenario unico, set di molteplici film di successo.
Da qui abbiamo raggiunto Santo Stefano di Sessanio, un tuffo in un vero borgo medioevale, patrimonio dell’umanità, recentemente restaurato dopo le ferite lasciate dal sisma del 2009 con la Torre Medicea tornata al suo originario splendore, un albergo diffuso e un mercatino continuo di piccole botteghe di prodotti tipici alimentari, artigianali e di souvenir turistici. La mattinata è trascorsa fra i paesaggi naturali aspri e selvaggi delle rocce del Gran Sasso, gli altipiani a pascolo scolpiti dallo scioglimento dei ghiacci, gli odori dei pini mughi e i pittoreschi vicoli medievali del centro di Santo Stefano di Sessanio, le cui pietre se potessero parlare chissà cosa ci potrebbero raccontare su questo borgo medievale sempre più proteso verso una vocazione turistica esperenziale. Da qui per pranzare ci siamo spostati verso Campo Imperatore, fermandoci a Castel del Monte, centro della Transumanza per antonomasia, dove, fino ad alcuni decenni fa, partivano i pastori, in cui abbiamo degustato formaggi e salumi tipici di una azienda agrozootecnica locale, come il formaggio pecorino, la ventricina spalmabile sul pane, lo yogurt e la ricotta fresca, il salame locale di montagna.    Superato Castel del Monte, con i suoi 1346 mt Slm uno dei borghi più alti dell’Appennino, siamo andati avanti verso l’infinito e gli sconfinati spazi del Piccolo Tibet, percorrendo in macchina la strada allietati dallo scampanio delle campane dei greggi, diretti verso Castelli (Te), Città della Maiolica, raggiungibile da Castel del Monte tramite la via di Rigopiano, una delle strade più alte dell’Appennino, a picco sotto la catena del Gran Sasso che si potrebbe toccare con mano se non fosse per la fitta faggeta che cerca di tenere a bada la forza del Gigante Buono, Hermes, il messaggero degli Dėi che ogni tanto da qualche segnale agli uomini. Lo scenario di Castelli è dominato dalla maestosità della roccia pura dolomitica del Monte Camicia e dalle botteghe della ceramica che ancora oggi tengono in vita l’arte artigiana della lavorazione della maiolica castellana che sopravvive nonostante le ferite lasciate dalle calamità naturali sul borgo e la globalizzazione che ha riversato anche sul mercato locale prodotti manifatturieri a basso costo provenienti dall’estremo oriente. Al di là delle botteghe commerciali della ceramica, la maggiore testimonianza del grande valore della creatività, dell’arte e dell’ingegno umano che la lavorazione della ceramica castellana ha lasciato alla storia dell’ umanità, é sicuramente la Cappella Sistina della Maiolica, nella Chiesa di San Donato che si può ammirare sopra un’irta salita  all’ingresso del paese provenienti da Castel del Monte. Immancabili all’ingresso del paese anche le classiche bancarelle ambulanti dei maestri porchettari della vicina Colledara che si batte con Campli per il titolo di patria della migliore porchetta della Provincia di Teramo.Passando esternamente al borgo di Castelli, lungo la poderosa antica cinta muraria, si può scorgere dietro il Camicia la vetta del Corno Grande, allorché diventa grande il desiderio di poterla raggiungere e vedere da vicino, voglia esaudita spostandosi in quasi mezz’ora di viaggio da Castello a Casale San Nicola, frazione della vicina Isola del Gran Sasso, dove si può ammirare dinnanzi all’hotel una cascata che sgorga direttamente dalla roccia del Gran Sasso che si staglia a pochi metri di distanza dall’osservatore. Da lì, raggiungendo Isola del Gran Sasso, passando davanti il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, si può arrivare al casello A24 Colledara per prendere l’autostrada e raggiungere l’A14 per tornare a casa o tramite la Valle del Vomano imboccando il casello di Roseto o passando per la Teramo Mare raggiungendo la barriera di Mosciano S.Angelo.

TOUR MAIELLA STORICO – ARCHEOLOGICO E MISTICO – RELIGIOSO: Chieti, Manoppello, Serramonacesca, Roccamontepiano, Pretoro, Rapino, Palombaro (pausa pranzo), ritorno a Francavilla tornando indietro tramite Fondovalle Alento. Un tour più corto perché la turista era stanca per un totale di 144 km, con pausa circa 5 ore di tour.

Il secondo tour esperenziale è di tipo più storico – archeologico e mistico – religioso, e si sviluppa alle pendici della Maiella fra le province più meridionali di Chieti e Pescara. Il giro parte sempre da Francavilla al Mare, dalla quale abbiamo raggiunto, attraverso la Fondovalle Alento il centro storico del Capoluogo Marrucino di Chieti, l’antica Teate Marrucinorim, città di antichissima fondazione, il cui nucleo abitato cittadino posto alla sommità di una ampia collina ricca di olivi e vigneti, è abitato da oltre tre millenni prima dell’era comune, fondata secondo legenda nel 1181 a.e.c. dall’eroe acheo Achille, dove si possono ammirare il parco archeologico di Teate con i suoi siti, i Tempietti, il Teatro Romano, l’Anfiteatro della Civitella, le Terme Romane poste fuori le mura medievali della città lungo l’antica strada marrucina, i musei nazionali, ossia quello della Civitella dove è custodita, tra le altre, la statuetta della Dėa di Rapino e quello di Villa Frigerj in cui è esposto il famoso Guerriero di Capestrano. Si è deciso di fare il giro turistico della nobile città di Chieti, salotto buono della conurbazione della Val Pescara e d’Abruzzo,  partendo dalla Villa Comunale, parco pubblico cittadino famoso per l’architettura elegante dei suoi viali alberati in stile Belle Epoque,  percorrendo poi Corso Marrucino, l’antico decumano romano, raggiungibile da Piazza Trento e Trieste, la “Trinità”, dove poter ammirare le antiche chiese, i palazzi della nobiltà e del potere dello Stato che si affacciano su altre tre piazze teatine:  Piazza Vico, dove domina il porticato dell’antica sede della Camera di Commercio e la Chiesa di San Domenico, poi più avanti vicino la Prefettura il Palazzo del Viceré con la sua grande scalinata e il complesso museo –  biblioteca della ex Fondazione Carichieti, Palazzo dei Veneziani raggiungibile tramite l’attiguo Vico dei Veneziani; in avanti troviamo invece  Piazza Valignani, detta “il Pozzo”, dove c’è il Teatro Marrucino, un gioiello di inizio Ottocento davanti al Palazzo della Curia Arcivescovile con la sua torre medievale,  raggiungibile passando i pittoreschi antichi portici del Corso sotto il Palazzo del Banco di Napoli, della Prefettura e della Banca d’Italia, dove poter fare le “vasche” come vengono chiamate le passeggiate, e prendere una consumazione nell’antico caffè letterario della città di Chieti, in cui anche Gabriele D’Annunzio amava venire, visto anche che nel vicino liceo aveva fatto gli studi classici.Da Piazza Valignani, il visitatore si trova davanti un bivio: da un lato si può raggiungere la piazza più grande della città, Piazza Vittorio Emanuele II o ‘San Giustino”, attualmente un cantiere archeologico a cielo aperto per i ritrovamenti di nuovi reperti nel sottosuolo della città, un vero tesoro da scoprire, in parte visitabile tramite i siti agibili di Chieti Sotterranea.Piazza San Giustino è dominata dalla sagoma della Cattedrale di San Giustino, accessibile nei giorni normali tramite la cripta, dal Palazzo di Giustizia dove venne fatto il Processo Matteotti, da Palazzo Mezzanotte e dalla storica sede comunale di Palazzo D’Achille. Voltando lo sguardo dall’altra parte di Piazza Valignani, si può ammirare invece la maestosità della cupola della chiesa di San Francesco con la sua ampia scalinata verso la fine di Corso Marrucino all’incrocio con Via Arniense e Via Toppi che prende il nome dalla storica torre medievale a Porta Pescara nel rione popolare Trivigliano (oggi Santa Maria). Da Chieti, tramite l’antica strada consolare della Tiburtina – Valeria ci siamo spostati a Manoppello dove è iniziata la parte mistico – religiosa di questo tour fra antiche abbazie, culti delle Gran Madri Appenniniche trasformate sincretisticamente in quello della Vergine Maria, antichi riti magico – religiosi mutuati dal Cristianesimo direttamente dalla religione tradizionale romano – italica come l’incubatio e l’ablutio.
Questa mistica parte del tour alle pendici della Maiella, montagna madre sacra per gli Italici, inizia  con la visita alle Abbazie di Santa Maria Arabona che sorge nell’area di insediamento romano dove c’era un altare della Gran Madre, Bona Dėa, come si evince dal toponimo, e dove hanno ritrovato i resti di una villa romana con impianto termale privato. Da Santa Maria Arabona, procedendo verso il borgo di Manoppello, dove dell’antico castello della potente signoria feudale restano solo le fondamenta e poco più, si raggiunge proseguendo verso la montagna l’Abbazia del Volto Santo di Manoppello, da cui, tramite un percorso paesaggistico – naturalistico fra le Colline di Serramonacesca nel Parco Nazionale della Maiella, si raggiunge la Badia di San Liberatore a Maiella. Lungo il tragitto ci si  può fermare nell’area attrezzata della Piana del Legname di Manoppello, si può accedere al percorso trekking verso l’Eremo di Sant’Onofrio,  Castel Menardo, di Età Carolingia ( IX secolo) che posto su uno sperone di roccia è una vedetta di osservazione fra la Valle dell’Alento, quella del Pescara e le Gole di Popoli dove la Maiella Maia e il Gran Sasso Hermes si tengono per sempre per mano. Da Serramonacesca,percorrendo il tracciato del Tratturo Centurelle – Montesecco che in questo punto segue la statale, si è raggiunto Roccamontepiano per visitare la Grotta di San Rocco dove sgorga l’acqua della Maiella Madre in cui si può praticare l’incubatio restando assorti in preghiera e l’ablutio bagnandosi nell’acqua sacra.
Da Roccamontepiano, siamo passati sotto il borgo scavato nella pietra di Pretoro, spesso il limite delle nevi in inverno per poi dirigersi a Rapino, dove abbiamo visitato la Grotta del Colle della Dėa di Rapino, Gran Madre dei Marrucini, dove anche qui si praticava il rito dell’incubatio, facilmente accessibile ai visitatori e, infine, per il pranzo abbiamo raggiunto Palombaro, dove è visitabile, attraverso un agevole breve percorso nel bosco, l’Eremo Sant’Angelo, arcangelo a cui erano molto devoti i pastori transumanti e che nella Tarda Antichità, in epoca longobarda, prese sincretisticamente il posto di Ercole e di Pale nella protezione delle greggi. L’Eremo di Sant’Angelo di Palombaro è splendido, tutto scavato nella roccia e ben conservato con delle rudimentali vasche di pietra per le abluzioni. Per raggiungere Palombaro da Bocca di Valle si prosegue verso le Maiella Centrale girando intorno al massiccio, incontrando il borgo di Pennapiedimonte, capitale nella Maiella Marrucina della lavorazione della pietra, primato che condivide con Lettomanoppello.A Palombaro è molto sentito anche il culto della Madonna della Libera, diffuso nella zona, in particolare a Filetto (Ch) dove c’è il Santuario in cui si praticava fino a pochi decenni fa l’antico rito dell’Incubatio. Il culto della Libera, a cui è attribuita la miracolosa salvezza del paese dal rovinoso terremoto del 26 settembre 1933 sulla Maiella, deriva sincretisticamente dall’antico culto italico di Libera che può essere identificato anche con le romane Cerere/Proserpina, e le greche Demetra/Kore. A Palombaro abbiamo pranzato in una trattoria dove abbiamo potuto gustare un primo piatto di pasta tipico del posto, le “Vrache di Mulo”, e una degustazione di arrosticini di carne, di fegato e di ventricina, più famoso piatto  nel mondo della tradizione agropastorale della regione Abruzzo. Il secondo tour è terminato dopo il pranzo (per un totale di 144 km, 5 ore di tour compreso la pausa) poiché la fatica si è fatta sentire dopo una “full immersion” di due giorni alla scoperta dei tesori d’Abruzzo fra Gran Sasso e Maiella, così riprendendo la Fondovalle Alento da Guardiagrele si è raggiunto abbastanza velocemente Francavilla in un’ora.
Foto: Torre Medicea Santo Stefano di Sessanio, il Camicia da Castelli, Cappella Sistina della Maiolica Castelli, Eremo Sant’Angelo Palombaro, Terme Romane di Chieti, Casale San Nicola Gran Sasso. 

Video Cascata Casale San Nicola sotto il Corno Grande, Comune di Isola del Gran Sasso (Te):

https://youtube.com/shorts/yUVO0U9qCiI?feature=share

TRATTO DA: Discovery Abruzzo Magazine