lunedì, Novembre 29, 2021
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Anticipazioni per il Grande Teatro di Toller in TV del 25 ottobre alle 15.30 su Rai 5: “Oplà, noi viviamo” con Renzo Montagnani

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Anticipazioni per il Grande Teatro di Toller in TV del 25 ottobre alle 15.30 su Rai 5: “Oplà, noi viviamo con Renzo Montagnani

Hoppla wir leben

Per il Grande Teatro Tedesco in TV in onda oggi martedì 29 giugno alle 15.45 su Rai 5 la commedia “Oplà, noi viviamo” di Ernst Toller con la regia di Marco Leto e la interpretazione di Renzo Montagnani nella versione andata in onda sulla Rai nel marzo 1972.

Oplà, noi viviamo ( Tedesco : Hoppla, wir leben! ) È un’opera teatrale Neue Sachlichkeit (o “ Nuova oggettività “) del drammaturgo tedesco Ernst Toller . La sua seconda produzione, diretta dal regista teatrale epico seminale Erwin Piscator nel 1927 , fu una pietra miliare nella storia del teatro . [1] Il drammaturgo britannico Mark Ravenhill ha basato il suo Some Explicit Polaroids (1999) sul dramma di Toller. [2]

Trama

Secondo il libro del critico teatrale Eric Bentley The Playwright as Thinker , quando Erwin Piscator diresse la prima di Hoppla, We’re Alive! nel 1927 e Frau Meller, la madre nel gioco, ha dichiarato: “C’è solo una cosa da fare: o appendere se stessi [ sic ] o cambiare il mondo”, il pubblico giovanile scoppiato spontaneamente nella l’Internationale . [3]

Ernst Toller (Szamocin1º dicembre 1893 – New York22 maggio 1939) è stato un drammaturgo e rivoluzionario tedesco autore dell’opera “Oplà noi viviamo”

Di origine ebraica ed appartenente ad una famiglia di commercianti, studiò in Polonia per poi completare gli studi all’Università di Grenoble, in Francia.

Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide impegnarsi come volontario per la difesa della madrepatria tedesca: l’esperienza del fronte lo mutò, però, sensibilmente, spingendolo su posizioni pacifiste. Congedatosi nel 1916 a causa di una malattia, terminò gli studi universitari presso la Università Ludwig Maximilian di Monaco. A Monaco frequentò con interesse alcuni salotti letterari borghesi. Fece amicizia con Thomas MannArthur Kutscher e Rainer Maria Rilke.

Il 1918, con la sua adesione al Partito Socialdemocratico Indipendente, segnò una svolta nella vita di Toller, che dichiaratamente si schierò su posizioni comuniste, rivoluzionarie e al contempo pacifiste. Proprio La svolta intitolò il suo primo dramma. Impegnatosi politicamente, appoggiò nel 1918 il crollo della monarchia in Baviera. Fu lui assieme a Gustav Landauer e Erich Mühsam il 9 aprile 1919 a proclamare la Räterepublik. Sebbene pacifista fu incaricato di formare una armata rossa. Nella Repubblica dei consigli bavarese ricoprì per un periodo la carica di presidente del consiglio centrale, scontando poi, al momento della repressione, cinque anni di carcere a Niederschönenfeld. Per anni è stato l’amante di Luise Mendelsohn, moglie dell’architetto Erich, conosciuta durante una vacanza di lei in Engadina.[1]

L’esperienza mise a dura prova i suoi ideali di pacifismo e non violenza: la produzione letteraria di Toller mise allora in evidenza la lacerazione esistente tra l'”uomo etico”, portatore di ideali di alta umanità e “uomo politico”, portatore invece dell’ideale di massa che calpesta gli ideali ed i bisogni individuali. A questo conflitto è dedicato Uomo massa del 1919 che rielabora il tragico destino di Sarah Sonja Rabinowitz. In carcere approfondì la conoscenza dei componenti della classe operaia, esperienza che gli fu d’aiuto per meglio comprendere quanto di agiografico vi fosse nella descrizione del proletariato da parte degli intellettuali. Tali nozioni vennero riversate nel dramma I distruttori di macchine del 19201921, in chiaro riferimento ai moti luddisti.

Espresse le sue posizioni marxiste in alcuni dei suoi ultimi lavori come Spegnete i fuochi o Il giorno del proletariato.

Perseguitato dai nazisti per le sue posizioni politiche e per le sue origini ebraiche, emigrò dapprima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti d’America, dove si suicidò nell’albergo Mayflower di New York il 22 maggio 1939, dopo aver amaramente constatato di aver perso la vena poetica e creativa.

Gli scrittori Oskar Maria Graf e Sinclair Lewis come anche il politico spagnolo Juan Negrín tennero un discorso accanto alla sua bara. Il suo amico Thomas Mann fece leggere un saluto tramite Klaus Mann.