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Il film biografico stasera in TV: “Hannah Arendt” 27 gennaio 2022

hannah arendt

Il film biografico stasera in TV: “Hannah Arendt” giovedì 27 gennaio 2022 alle 21.15 su TV 2000 (Canale 28)

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Hannah Arendt è un film del 2012 diretto da Margarethe von Trotta ed interpretato dalla protagonista Barbara Sukowa.

Nel 1961 la filosofa e teorica politica ebraicotedesca Hannah Arendt si reca a Gerusalemme per seguire, per conto del New Yorker, il processo al funzionario nazista Adolf Eichmann.

Qui rimane sorpresa quando, pensando di trovare un mostro, vede solamente un uomo mediocre. La serie di articoli che scriverà le inimicheranno molti lettori e persino suo marito e i suoi amici, ma saranno la forza della verità e il libero pensiero a spingerla avanti e a far emergere la più inquietante verità sul nazismo e sull’Olocausto.

Hannah Arendt (Hannover14 ottobre 1906 – New York4 dicembre 1975) è stata una politologafilosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense in seguito al ritiro della cittadinanza tedesca nel 1937.

Dopo aver lasciato la Germania nazista nel 1933, a causa delle persecuzioni dovute alle sue origini ebraiche, rimase apolide dal 1937 al 1951, anno in cui ottenne la cittadinanza statunitense.

Lavorò come giornalista e docente universitaria e pubblicò opere importanti di filosofia politica. Rifiutò sempre di essere categorizzata come filosofa, preferendo che la sua opera fosse descritta come teoria politica invece che come filosofia politica.

Nata da una famiglia ebraica a Linden, località oggi parte del comune di Hannover, e cresciuta a Königsberg prima (città natale del suo ammirato precursore Immanuel Kant) e Berlino poi, la Arendt fu studentessa di filosofia di Martin Heidegger all’Università di Marburgo[1]. Ebbe una relazione sentimentale segreta con quest’ultimo, scoprendone tardi i rapporti col nazismo, da cui si dissociò, non riuscendo tuttavia mai del tutto a cancellare l’amore e la devozione verso il suo primo maestro (v. anche Hannah Arendt e Martin Heidegger). Dopo aver chiuso questa relazione, Hannah Arendt si trasferì a Heidelberg dove si laureò con una tesi sul concetto di amore in Sant’Agostino[1], sotto la tutela del filosofo e psichiatra Karl Jaspers.Karl Jaspers.

La tesi fu pubblicata nel 1929, ma, per via delle sue origini ebraiche, nel 1933 le fu negata la possibilità di ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle università tedesche.

Nel 1929 sposò il filosofo Günther Anders, da cui si separò nel 1937. Lasciò la Germania[2] nel 1933 per Parigi, dove conobbe il critico letterario marxista Walter Benjamin. Durante la sua permanenza in Francia, Hannah Arendt si prodigò per aiutare gli esuli ebrei fuggiti dalla Germania nazista. Dopo l’invasione e occupazione tedesca della Francia durante la seconda guerra mondiale e il conseguente inizio delle deportazioni di ebrei ed ebree verso i campi di concentramento tedeschi, Hannah Arendt dovette nuovamente emigrare. Nel 1940 sposò il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui nel 1941 emigrò (assieme alla di lui madre) negli Stati Uniti d’America, via Portogallo, con l’aiuto del giornalista statunitense Varian Fry. Divenne attivista nella comunità ebraica tedesca di New York e scrisse per il periodico in lingua tedesca Aufbau[3].

Dopo la seconda guerra mondiale si riconciliò con Heidegger. Durante un processo in cui era accusato di aver favorito il regime nazista testimoniò in suo favore.

Tra il 1960 e il 1962 seguì il processo di Adolf Eichmann, un criminale nazista, dal quale prese spunto per scrivere La banalità del male.

Morì il 4 dicembre 1975 in seguito ad un attacco cardiaco[4] e, dopo la cremazione al Ferncliff Cemetery di Hartsdale[5], le sue ceneri furono sepolte accanto a quelle del marito Heinrich Blücher al cimitero del Bard College, ad Annandale-on-Hudson, New York.

Nel 1985 a Parigi si tenne un convegno sulle opere della Arendt organizzato da Françoise Collin, filosofa e saggista belga nonché illustre esponente del Movimento femminista francese; questo ciclo di conferenze aprì la strada ad una innovativa interpretazione del pensiero arendtiano[6].

Regia di Margarethe von Trotta

Con Barbara Sukowa