sabato, Maggio 28, 2022
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Prigioniero di Hitler e Stalin. Le storie simili di Ephraim Platon e della Buber-Neumann

Nel 1948 la giornalista e scrittrice tedesca Margarete Buber-Neumann scrisse il libro tradotto e pubblicato in italiano nel 1994 con il titolo Prigioniera di Stalin e Hitler. In tale documento autobiografico, l’autrice descrisse un’esperienza singolare che la vide protagonista fra gli anni 1938 e 1945. Dopo l’arresto a Mosca di suo marito, dirigente del Partito comunista tedesco caduto in disgrazia, l’autrice moglie di un “nemico del popolo “fu condannata alla “rieducazione” in un campo di lavoro siberiano. Nel 1940, a seguito del patto Ribbentrop-Molotov fra Unione Sovietica e Germania, molti comunisti tedeschi furono consegnati nelle mani della Gestapo. In tal modo, la Buber-Neumann passò direttamente dal gulag staliniano di Karaganda al lager nazista di Ravensbrück, dal quale fu liberata dagli Alleati nel 1945. Per sette anni era stata prigioniera prima di Stalin e poi di Hitler. Un destino simile toccò ai Testimoni di Geova, menzionati più volte nel libro dalla Buber Neumann.

Nel 1945 Margarete Buber-Neumann fu liberata. Invece il 23enne Ephraim Platon no. A lui successe qualcosa di analogo ma alla rovescia rispetto alla Buber-Neumman. Platon era un Testimone di Geova della Bessarabia – regione al confine con la Romania- al quel tempo sotto il dominio e controllo nazista. Per le sue forti convinzioni rifiutò di prestare giuramento militare e arruolarsi nell’esercito. Per questo fu condannato a 25 anni di lavori forzati. Lo stesso Platon ha raccontato cosa successe alla stazione di reclutamento: “Otto soldati di leva, incluso me, si fecero avanti chiarendo che non avremmo partecipato alla guerra, perché avevamo una posizione neutrale. Fummo subito arrestati e duramente picchiati tanto che anche mia moglie mi riconobbe a malapena. Poi fummo mandati a Chisinau, dove dovevamo comparire davanti a un tribunale militare. In mezzo al gelo più assoluto camminammo incatenati e guidati da soldati che non ci davano niente da mangiare o da bere. Percorremmo 140 chilometri in 21 giorni. Quando arrivammo alla stazione di polizia successiva, fummo di nuovo picchiati. La cosa si ripeté ancora nelle altre 13 stazioni di questo tipo sulla nostra strada. Se siamo sopravvissuti fu solo grazie al fatto che la gente del posto ci dava qualcosa da mangiare quando ci fermavamo la notte”.

Nel maggio 1945, con la disfatta della Germania nazista, la Bessarabia entrò a far parte dell’URSS. Platon, però, fu rilasciato solo dopo 2 anni di duro lavoro forzato. Ma qui a differenza di chi fu liberato dai lager – che non fu in ogni caso una specie di “quiete dopo la tempesta” come pensano molti – i problemi per Platon non erano finiti. Nel 1949 fu nuovamente arrestato e separato dalla sua famiglia e mandato a vagare per i Gulag. Prima a Kurgan una città russa artica, poi a Vorkuta nella Siberia occidentale. Le conseguenze psicofisiche della prigionia furono terribili, per il freddo polare, le privazioni, il lavoro massacrante e le malattie. La permanenza nell’arcipelago Gulag durò ben 14 anni; solo nel 1989 all’età di 67 anni, Ephraim poté tornare in Moldavia.

Furono migliaia i Testimoni di Geova che una volta terminato l’incubo nazista – che lascio’sul campo 4.200 morti tra di loro – si ritrovarono oppressi, perseguitati e imprigionati nella DDR e nei paesi dell’orbita Sovietica. Nel frattempo molti funzionari nazisti e molti dei collaborazionisti del regime Hitleriano si erano riciclati nella nomenclatura comunista. In alcuni casi certuni di loro avevano raggiunto posizioni di rilievo nell’apparato burocratico della Repubblica Democratica Tedesca. Taluni di loro nei tribunali, giudicarono e condannarono alla prigione molti testimoni di Geova tedeschi scampati ai lager nazisti che si erano ritrovati nel territorio della Germania dell’Est, e ora, erano decisi a non cedere alle prevaricazioni del regime comunista.

Storie come quelle di Ephraim Platon, sono sempre più significative per la conservazione della memoria dei tragici avvenimenti del recente passato, man mano che ci allontaniamo temporalmente dai quei fatti. Nello stesso tempo confermano che nella storia dell’uomo di ogni epoca, lo stimolo e la forza della propria coscienza e delle proprie idee può essere più forte di ogni vessazione, prevaricazione e afflizione. Anche se il saldo di questa integrità può costare la libertà e la vita stessa.

Roberto Guidotti

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