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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Martoglio del 28 febbraio alle 15.45 su Rai 5: “I civitoti in pretura”

civitoti in pretura

Anticipazioni per il Grande Teatro in TV di Nino Martoglio del 28 febbraio alle 15.45 su Rai 5: “Farsa siciliana – I civitoti in pretura” a cura di Belisario Randone

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Per il Grande Teatro in TV di Nino Martoglio Rai Cultura propone la “Farsa Siciliana – I civitoti in pretura” in onda su Rai 5 lunedì 28 febbraio alle 15.45 nella versione a cura di Belisario Randone trasmessa dalla Rai nel luglio 1974.

Il brano teatrale in onda è stato realizzato con la regia di Carlo Di Stefano e l’interpretazione di Giuseppe Lo Presti, Maria Bosco e Fernanda Lelio.

I civitoti in Pretura è una commedia teatrale in siciliano scritta da Nino Martoglio nel 1903.Si racconta del processo all’imputato Masillara, accusato per l’accoltellamento di un compaesano e dei malintesi sorti durante la testimonianza della civitota catanese Cicca per la difficile comprensione della teste da parte del Pretore, magistrato settentrionale.

Le difficoltà di comprensione della testimonianza sono acuire dal tentativo della teste di rendere inutilizzabile la propria deposizione grazie al dialetto siciliano ignoto al Pretore, per paura di vendette da parte dell’imputato.

Dopo l’audizione di un altro teste deciso invece a raccontare la verità dei fatti Cicca – messa alle strette – non trova di meglio che impedire il completamento dell’udienza accusando falsamente una compaesana del furto di un proprio orecchino, generando un litigio furibondo.

Nino Martoglio (Belpasso3 dicembre 1870 – Catania15 settembre 1921) è stato un registasceneggiatorescrittore e poeta italiano.

Figlio di un giornalista, Luigi,[1] ex garibaldino,[senza fonte] e di Vincenza Zappalà Aradas, maestra elementare[1], a quattordici anni venne avviato agli studi nautici conseguendo poi il brevetto di capitano di lungo corso, ma preferì darsi al giornalismo entrando nella redazione della Gazzetta di Catania, quotidiano fondato dal padre.[1] Discepolo di Giuseppe Borrello, fondò nel 1889 un settimanale satirico[1] scritto anche in lingua siciliana[senza fonte], il D’Artagnan,[1] sul quale pubblicò anche sue poesie, poi raccolte nel volume Centona[2].

Di lì a poco si dedicò con maggiore attenzione al teatro: nel 1901 creò la Compagnia Drammatica Siciliana, del quale fanno già parte attori come Giovanni GrassoVirginia BalistrieriGiacinta Pezzana e Totò Majorana, con l’intento di rendere famoso a livello nazionale il teatro dialettale siciliano: nell’aprile 1903 giunsero a esibirsi con successo a Milano. Dalla stagione 1907-1908 diventa direttore della formazione capitanata da Angelo Musco, con il quale instaura una proficua collaborazione artistica, sia lanciando autori nuovi (il ventunenne Pier Maria Rosso di San Secondo, con la sua Madre del 1908) sia con molte commedie da lui scritte, tra le quali le più famose sono San Giovanni decollato (1908) e L’aria del continente (1910).

Nel 1910 fondò a Roma la struttura stabile del primo “Teatro Minimo” presso il Teatro Metastasio, curando la regia di numerosi atti unici del repertorio italiano e straniero, e soprattutto incoraggiando e portando sulla scena le prime opere teatrali di Luigi Pirandello già famoso come novelliere e scrittore (Lumie di Sicilia e La morsa, entrambe del 1913). Insieme a Luigi Pirandello scrisse A Vilanza (La bilancia), e Cappidazzu pava tuttu. Diresse numerosi allestimenti scenici; nel dicembre 1918 fondò l’ultima sua compagine teatrale, la Compagnia del Teatro Mediterraneo, attiva fino al 1920.

Dal 1913-14 si dedicò anche al cinema. Dapprima collaborò come soggettista con la “Cines”, per la quale diresse anche Il romanzo, nel quale recitarono il futuro prolifico regista Carmine Gallone e sua moglie Soava. In seguito diventò direttore artistico della neonata “Morgana Film” di Roma (soltanto omonima di una analoga azienda di Catania), per la quale diresse i tre soli film prodotti da questa società: nel 1914 capitan Blanco tratto dal suo dramma U Paliu i cui esterni vennero girati in gran parte in Tripolitania appena conquistata dall’Italia come colonia, poi Sperduti nel buio, dall’omonimo dramma di Roberto Bracco, che una parte della critica e degli storici del cinema considerarono – non senza dissensi da parte di altri – come un lontano antesignano nella corrente neorealista. Nel 1915 uscì Teresa Raquin tratto dal dramma omonimo di Émile Zola. Poi l’avventura della “Morgana Film” si chiuse a causa della guerra mondiale. Attualmente tutte queste pellicole sono perdute.

Tutta la sua opera è caratterizzata, oltre che dal verismo e dalla bellezza dei paesaggi, anche da una forte contrapposizione tra ricchezza e povertà: fu il cantore dei lussuosi palazzi aristocratici e dei tuguri, dei caffè di lusso di fine Ottocento e dei vicoli affollati. La sua fama si mantenne pressoché intatta fino alla fine degli anni trenta, con molte sue commedie trasposte anche sul grande schermo, nel frattempo diventato sonoro.Dedica autografa di Martoglio a Diego Deroberto

Morì a 51 anni, precipitando nella tromba dell’ascensore dell’Ospedale Vittorio Emanuele II di Catania, dove era andato a visitare il figlio malato. Le circostanze dell’accaduto rimasero poco chiare, in quanto l’area dell’ospedale in cui venne ritrovato il cadavere era ancora in costruzione. Il fratello minore Giulio Martoglio (1882-1915) era già morto, combattendo sul Carso durante la prima guerra mondiale. Le sue figlie, Vincenza e Angela, curarono un Fondo dove sono conservati tutti i suoi manoscritti.