venerdì, Maggio 27, 2022
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV degli Oblivion del 3 aprile alle 16.15 su Rai 5: “The human jukebox”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV degli Oblivion del 3 aprile alle 16.15 su Rai 5: “The human jukebox”

Grande Teatro in TV di Petito 11 marzo Rai 5: “Una mangiata impossibile"

Un “mangianastri” umano che mastica e demolisce a colpi di risate l’intera storia della musica italiana e internazionale e la rielabora in diretta, in modi mai sentiti prima.

Questo è “Oblivion: The Human Jukebox”, in onda domenica 3 aprile alle 16.15 in prima visione su Rai 5. Alla creatività dei cinque “cialtroni” più irriverenti del teatro e della rete si aggiunge, questa volta, quella del loro pubblico che contribuirà a creare il menù della serata, suggerendo gli ingredienti della pozione.

Gli Oblivion hanno in repertorio tutti i più grandi interpreti della musica e sono pronti ad affrontare sfide sempre più difficili a colpi di cazzotti, mash-up, parodie, duetti impossibili e canzoni strampalate. Un flusso di note e ritmi infinito che prenderà vita davanti agli occhi degli spettatori, ogni sera, per una esperienza folle e mai ripetibile. 

Dai Ricchi e Poveri alla storia del Rock, da Ligabue ai Cori Gospel, da Morandi ai Queen, tutte le canzoni senza farne nessuna. “Oblivion: the Human Jukebox” è la playlist che nessuno ha mai avuto il coraggio di fare.

Lo show musicale è con Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli, musiche Lorenzo Scuda, testi Davide Calabrese e Lorenzo Scuda, consulenza registica Giorgio Gallione.

Diego Fabbri (Forlì2 luglio 1911 – Riccione14 agosto 1980) è stato un drammaturgosceneggiatoresaggista e giornalista italiano.

Frequentò l’oratorio di don Giuseppe Prati, conosciuto come don Pippo, che gli trasmise la passione per il teatro. Scrisse le sue prime composizioni, tra il 1931 e il 1935, per il teatro della parrocchia di San Luigi di Forlì.

La sua prima opera, I fiori del dolore (1931), fu dedicata espressamente: «A don Pippo, che per primo mi insegnò come fecondare di dolore le aiuole dei fiori». Nello stesso anno il regime decise la chiusura dei circoli cattolici. La scelta di campo di Fabbri fu netta: non si iscrisse ai Gruppi universitari fascisti (GUF). Nel 1936 si laureò in Economia e commercio all’Università di Bologna affrontando la discussione in camicia bianca, anziché quella nera.[1] Nel 1937 si sposò con Giuliana Facciani (da cui ebbe sette figli), nel 1939 si trasferì a Roma; lavorò nella casa editrice Ave dell’Azione cattolica, nella quale proseguì la sua carriera artistica.