giovedì, Maggio 26, 2022
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Fatti e Misfatti di Mafia, il “Re del Bergamotto” chiede l’intervento del Ministro degli Interni

Fatti e Misfatti di Mafia

Fatti e Misfatti di Mafia, il “Re del Bergamotto” chiede l’intervento del Ministro degli Interni, del Capo della Polizia di Stato, del Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria contro elementi di ‘ndrangheta

Le azioni delittuose continuano a colpire la famiglia e l’azienda Bonfà, gravemente, anche in questi giorni, col grave rischio della distruzione totale delle colture esistenti a causa della presenza persistente delle “vacche sacre”, che continuano ad essere usate quale strumento di pressione per chiara finalità estorsiva.

“Tale presenza, spesse volte – racconta Bruno Bonfà -, è stata anche negata dalle autorità ed altre volte gravemente sottovalutata. Si contano già, nel corso dei giorni precedenti, circa mille nuove piante variamente danneggiate e distrutte, mentre unitamente e sommate alle precedenti oltre diecimila.

Si tratta della prima azienda esistente in Italia con colture di bergamotto, a plurima diversificazione colturale e zootecnica ed a struttura integrata di alta qualità: Il CFdS, quale organo tecnico incaricato dalla Prefettura di Reggio Calabria ne rappresenta un podere, il Consiglio di Stato, per ben due volte, ne rigetta le relazioni di stima del danno redatte dal medesimo CFdS, la questione è ancora pendente, dopo oltre un ventennio, a seguito di una nuova norma intervenuta, presso il Giudice civile.

Gli organi di stampa, invece, titolano, già tra il 2017-‘18 per la sua estensione e qualità, questa azienda quale regina del bergamotto, così come essa, quale è realmente.

È da oltre un ventennio che un’azienda colpita da eventi mafiosi riconosciuti attende un adeguato sostegno per la ricostruzione del danno mafioso subito: la norma e la politica antimafia ne rivelano, quantomeno, la gravissima inadeguatezza”.

Le ostilità contro questa azienda continuano anche dopo l’emissione delle sentenze da parte del Consiglio di Stato, vengono presentate nuove istanze ex L 44/99,mentre questa azienda in condizione di normalità può avere un ritorno economico degli investimenti effettuati anche di gran lunga superiore allo stesso limite massimo che tale norma contempla. Tali istanze vengono segnalate quali tentativi di speculazione ai danni dello Stato e ne consegue che a questa azienda non solo viene negato il diritto al sostegno ex L.44/99,ma non sono assicurate neanche le condizioni fondamentali di sicurezza indispensabili alla propria attività. “Qui – prosegue Bonfà – ne va del diritto e della libertà e l’attuale politica antimafia dà prova, in questa come in diverse altre occasioni d’interesse anche nazionale, quantomeno, della sua grave inadeguatezza”.

Sono fatti che sollevano, ancora una volta, la questione della disparità di trattamento delle garanzie del diritto assicurate al malaffare rispetto a quelle dell’impresa colpita da esso: la questione diventa politica e quest’ultima continua a dare prova dei suoi gravi limiti, ancor prima che la gente si senta legittimata a seguire le disposizioni personali.

Si tratta – dice ancora Bonfà – di un quadro fortemente inquietante. Sono fatti che inquietano e sollecitano ulteriormente, gravemente a chiedersi  se anche le aziende colpite da eventi mafiosi sono destinate a scomparire in nome della globalizzazione e del nuovo corso che l’attuale politica continua a seguire.

Un’efficace politica antimafia va anche correlata all’attenzione che va riservata alle gravissime vicende che la guerra in Ucraina comporta, in tutte le relative implicazioni, comprese quelle del rischio di coprire con altri eventi gli effetti interni, disastrosi della politica della globalizzazione”.

L’origine delle azioni delittuose in oggetto, tuttavia, è, per la fattispecie, disgiunta dall’attuale corso politico, anche per fattori temporali, essi  hanno inizio con le vicende dei sequestri di persona dell’epoca e, per la fattispecie, con l’omicidio di Stefano Bonfà, consumato il 3.X.’91, all’interno della propria azienda, all’epoca dei sequestri di persona, in un agguato di chiaro stampo mafioso, ancora oggi privo delle assicurazioni delle responsabilità.

Ma l’attuale corso politico – puntualizza Bonfà – deve garantire, oggi per allora, l’assicurazione delle responsabilità di quegli eventi mafiosi-criminali, non può continuare ad ignorarli.

Si tratta di diverse vittime innocenti trucidate nel corso delle vicende dei sequestri di persona dell’epoca, gestite da elementi di ‘ndrangheta con la complicità di parte di taluni elementi facenti parte delle Istituzioni, almeno secondo quanto affermato da alcuni Pentiti.

In tale contesto chiunque si trovava ad essere anche solo fortuito testimone di quei passaggi inconfessabili veniva trucidato quale testimone scomodo, mentre era intento nel lavoro onesto nella propria azienda e nei propri campi: si contano diversi morti trucidati quali testimoni fortuiti e scomodi di quei passaggi inconfessabili, neanche riconosciuti quali vittime di mafia e per la fattispecie, anche di ‘ndrangheta di Stato.

Si tratta di vittime innocenti che attendono un atto d giustizia: è anche su questi fatti che si misura non solo  la sensibilità ed attendibilità del Governo Draghi, ma anche di tutta la Classe politica presente in Parlamento.

La Commissione Parlamentare Antimafia sollecitata ad intervenire tace, mentre la Presidente del X Comitato interno alla medesima Commissione, a cui il caso era stato assegnato, ritiene di non dover più continuare la relativa audizione, momentaneamente sospesa per emergenze parlamentari: eppure la vicenda è caratterizzata da rilevanti aspetti d’interesse nazionale e non personali”.

Nel contempo l’imprenditore Bruno Bonfà sfugge fortuitamente proprio a Roma all’organizzazione di un attentato messo in atto contro di lui e dell’indagine avviata non si avrebbe più notizia.

“Della questione – spiega il Re del Bergamotto – é investito per il tramite del suo Ufficio anche il Presidente Draghi, similmente viene interessato il Sig. Presidente della Repubblica al cui Ufficio è chiesto di dare certezza che il Presidente sia informato sulle vicende oggetto di denuncia, si chiede, pertanto, un riscontro sottoscritto direttamente da parte del Presidente”.

Al fenomeno dei sequestri di persona segue quello delle “vacche sacre” ed anche quest’ultimo interessa tutto il territorio e la medesima azienda di Bruno Bonfà, ricadenti nella vallata del La Verde che riguarda la giurisdizione dei Comuni di Africo, Caraffa del Bianco, Sant’Agata del Bianco e Samo.

Nessuna indagine sembrerebbe essere stata svolta al fine di accertare le correlazioni esistenti, anche per la fattispecie, tra il fenomeno dei sequestri di persona e quello di queste “vacche sacre” ed all’istanza, presentata da circa due anni, volta all’approvazione della costituzione di una Commissione d’Indagine Parlamentare, ma con poteri giudiziari, sulle vicende dei sequestri di persona dell’epoca, gli Uffici della Camera e del Senato non hanno ancora dato alcun riscontro.

Due precedenti Sig.ri Procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Locri riconoscono, nel tempo, per ben due volte la natura mafiosa degli eventi denunciati, pertanto anche quella riguardante la presenza di queste “vacche sacre”, nella medesima linea generazionale di esse.

Non  solo, successivamente, il Comandante dell’epoca del CFdS convoca una riunione con elementi di ‘ndrangheta, presente il rappresentante della cosca a cui appartengono: l’appartenenza di esse  è quindi nota come anche il suo rilevante spessore mafioso, ma nessuna responsabilità è stata assicurata.  

Al contrario, tutti i Reparti dei Carabinieri, chiamati ad intervenire ed a riferire al loro Comandante dell’epoca del CC Legione “Calabria”-Gruppo di Locri- ed alla Procura di Locri, scrivono che il fenomeno è inesistente sia sul territorio, sia nell’azienda Bonfà, ma tali militari vengono smentiti sia dagli Agenti di scorta che ne documentano fotograficamente la presenza e sia dal Nucleo Interforze inviato da SE il Prefetto di Reggio Calabria che ne accerta la presenza, ne sequestra un vitello ed abbatte una di queste “vacche sacre”. Tuttavia l’imprenditore Bruno Bonfà viene denunciato per procurato allarme.

Ma l’azienda Bonfà continua a subire distruzioni e danneggiamenti alle colture ed alle stesse strutture anche edilizie, particolarmente a causa della presenza di queste “vacche sacre”, le relazioni di stima del danno redatte da parte del CFdS risultano gravemente inadeguate, esse vengono impugnate e per ben due volte sono rigettate da parte del Consiglio di Stato in accoglimento delle domande dell’imprenditore Bruno Bonfà: il sostegno, però, ex L44/99 è gravemente rallentato dal giudizio civile in corso, mentre ancora l’azienda è costretta ad attendere ed al tempo stesso continuare a difendersi dal fenomeno persistente di queste “vacche sacre”.

Le sentenze emesse da parte del Consiglio di Stato smentiscono le accuse mosse relative a  presunti tentativi di speculazione ai danni dello Stato da parte dell’imprenditore.

Mentre nelle altre aree territoriali della Provincia di Reggio Calabria il fenomeno delle “vacche sacre” sembra quasi scomparso a seguito della nota battaglia fatta dalla Prefettura di Reggio Calabria, in questa azienda continua, “stranamente”, a persistere, pertanto l’imprenditore Bruno Bonfà chiede l’intervento di forze investigative provenienti dalle Sedi centrali di Reggio Calabria, chiede l’intervento del Capo della Polizia, e l’intervento della Mobile di Reggio Calabria: qualcosa comincia a muoversi  e si attende un ulteriore riscontro.

Nel contempo, sulla vicenda è chiamata a pronunciarsi la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ma due Sostituti Procuratori della stessa non riconoscono la natura mafiosa degli eventi denunciati, eppure si tratta della medesima dinamica mafiosa ancora oggi persistente, riconosciuta da due dei precedenti Sig.ri Procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Locri.

“Emerge – dichiara Bonfà – una gravissima contrapposizione di giudizio all’interno dell’ambiente giudiziario, per il quale si chiede l’intervento del Procuratore Nazionale Antimafia, del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Reggio Calabria, presso la Corte di Cassazione, del Ministro della Giustizia e del Presidente della Repubblica: si registra solo la risposta dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro della Giustizia dell’epoca, On.le Bonafede, che riferisce trattarsi di fatti irrilevanti.

Ci si chiede se un omicidio, le vicende dei sequestri di persona, i diversi omicidi di persone innocenti trucidate nel corso di quelle vicende, le “vacche sacre” e la distruzione aziendale, possono essere considerate irrilevanti, mentre l’attuale Ministro della Giustizia continua a tacere e la DDA non esprime i pareri favorevoli alla ricostruzione del danno mafioso subito ed il Ministro dell’Interno non risponde alla richiesta dell’invio in questa Vallata di forze investigative adeguate alle problematiche che il territorio presenta e non provvede a disporre le adeguate misure di sicurezza, come anche di sostegno ex L44/99 che l’insieme della vicenda richiede, da oltre un ventennio, mentre l’insieme della vicenda ha inizio da un trentennio.

Si chiede l’intervento diretto del Procuratore Distrettuale Antimafia con sede a Reggio Calabria: oggi sembra essere avviato un nuovo corso, di cui si attende il relativo riscontro.

Mentre tutto ciò continua ad avvenire, la presenza di queste “vacche sacre” usate quale strumento di pressione per evidente finalità estorsiva continua ad arrecare gravi danni in questa azienda, che rischia la distruzione completa, come in questi giorni, col grave rischio che la gente si possa sentire sempre più legittimata a seguire le disposizioni personali per ottenere un atto di giustizia.. 

Qui ne va del Diritto e della Libertà.

Tuttavia oggi l’intervento del Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e sembra segnare l’avvio di un corso nuovo, fruttuoso di cui si attende il relativo riscontro”.

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