
A L’Aquila la Casa d’Aste Gliubich, lo storico Loris Di Giovanni e la prima asta di libri antichi
A L’Aquila la Casa d’Aste Gliubich, lo storico Loris Di Giovanni e la prima asta di libri antichi il 26 aprile 2022
L’AQUILA – DaiQuattro Cantoni, incrocio del cardo e decumano della città capoluogo d’Abruzzo, lungo il Corso “largo” e a pochi metri da Piazza Duomo, l’antica piazza del Mercato, si trova sulla sinistra uno degli edifici più stupefacenti e maestosi dell’Aquila,Palazzo Cipolloni Cannella. Le sue ragguardevoli dimensioni – oltre 2.500 metri quadrati di superficie distribuiti su tre livelli – fanno diPalazzo Cipolloni Cannellauno dei più vasti edifici del centro storico dell’Aquila, città d’arte tra le più preziose d’Italia. Edificato nel 1490 dalla famigliaPica Camponeschi, il palazzo cambiò più volte proprietari fino all’acquisto da parte deiBonanni, nel Seicento, e due secoli dopo daiCipolloni Cannella.

Immota manet –letteralmente “resta ferma”, ben salda alle avversità, recita il motto sul gonfalone civico dell’Aquila. Con una felice intuizione coniò la locuzione latina l’umanista aquilanoSalvatore Massonio, traendola da un brano delleGeorgichediVirgilioin cui si celebra la capacità della quercia di radicarsi fortemente nel terreno e, dunque, di rimanere ben ferma. Il palazzo, negli ultimi tre secoli, ha infatti resistito seppure con danni a tre terremoti, del 1703, del 1915 che distrusse la Marsica e l’ultimo del 6 aprile 2009 che ha infierito sulla città che ne porta ancora fresche le ferite. E’ sempre risorto, Palazzo Cipolloni Cannella, per diventare ancora più attraente, conservando una parte del passato e ogni volta innovandosi, simbolo d’una città che rinasce sempre più bella dai terremoti che l’hanno duramente colpita nei quasi otto secoli della sua storia. Anche questa volta l’accurato restauro dai danni del sisma ha restituito al palazzo la sua splendente magnificenza.
Varcato l’ampio portone d’ingresso s’ammira il trionfo architettonico dell’armonioso cortile a loggia. Salite le imponenti scale s’arriva al piano dellaCasa d’Aste Gliubich. Là veniamo accolti da uno dei personaggi più eclettici della cultura abruzzese:Loris Di Giovanni, storico, scrittore, curatore di mostre, con una consolidata esperienza in enti e fondazioni culturali abruzzesi. Classe 1971, modi garbati e affabili, sempre elegante in abiti impeccabili, unico vezzo i lunghi capelli talvolta raccolti in una coda,Lorisci fa strada tra gli splendidi saloni voltati e affrescati dell’ultimo piano del palazzo, tra un tripudio di quadri antichi e moderni, oggetti d’antiquariato e preziosissimi libri. Sì, proprio tantissimi volumi antichi che occupano un intero corridoio di vetrine e una delle sale: da quelli grandi in folio a quelli così minuti che potrebbero stringersi nel palmo d’una mano. Da pochi mesiLoris Di Giovanniè il responsabile del dipartimento libri antichi, incisioni e manoscritti dellaGliubich Casa d’Aste, della quale è fondatore e amministratore unicoGianluca Gliubich, antiquario alla seconda generazione.

Gliubichè un cognome che nulla ha di abruzzese, ancor meno di italiano, richiama invece una provenienza slava. La famiglia, infatti, ha le proprie origini nella croataStari Grad(Città Vecchia), nell’isola diLesina, un po’ a sud diSpalato, ora conosciuta col nome diHvar. Notizie su questa antica famiglia le fornisce l’abateSimone Gliubich. Nel suo «Dizionario degli Uomini Illustri della Dalmazia» stampato aViennanel 1856 il prelato, valente storico e membro di prestigiose accademie, fa risalire l’avo più antico a taleFrancesco Gliubich, nato aSebenicoall’inizio del XVI secolo da un’antica e nobile famiglia ungherese, rifugiatasi inCroaziadopo l’invasione dei turchi.
Già nel 1834, come attesta «L’Almanacco della Dalmazia», sindaco e vice sindaco diStari Grad–Città Vecchiaerano due Gliubich:Stefano, figlio di Andrea, eGiorgio, figlio di Giovanni. Il sindaco era un facoltoso armatore, possedeva laDemetrio Fario, nave da 383 tonnellate con 12 marinai d’equipaggio e ben due cannoni per la sua difesa. IGliubichda Trieste, città con la quale avevano sempre intrattenuto rapporti commerciali, si trasferirono nelleMarche, da dove arrivò nel capoluogo abruzzese il nonno di Gianluca,NicolòGliubich, ufficiale delle Poste.
Lorisstringe tra le mani il catalogo di quella che si preannuncia tra le più importanti aste d’antiquariato cartaceo, non tanto per il numero considerevole dei lotti che verranno esitati, ben 552, quanto e soprattutto per la qualità eccellente. Sicuramente è questo già di per sé un record, la prima asta che si batterà inAbruzzo. Tra i volumi due preziosi incunaboli, il «Supplementum Summae Pisanellae» di Niccolò da Osimo, stampato nel 1474 a Venezia e unDigesto di Giustinianoimpresso sempre nella città lagunare nel 1491 da Bernardino de Tridino de Monteferrato (Giolito de Ferrari), detto “lo Stagnino”.
Tra le incisioni spiccano «Le insegne della Morte» diAlbrecht Dürere, dello stesso autore, una «Resurrezione” tratta dall’edizione di Koppmayer, realizzata ad Augsburg nel 1675. Straordinario un manoscritto di gnomonica illustrato, uno sulla Vita e le Opere del Cardinal Mazzarino e un altro di Cronache Aquilane con la storia della città del medico e scrittoreFrancesco Ciurci, arricchito dal Registro de’ baroni abruzzesi che contribuirono alle Crociate e da un poemetto in ottava rima diMariano Mareriosulla storia del «Morbo qual fu in L’Aquila» nell’anno 1528.
Sempre aquilano è un altro magnifico documento, un diploma rilasciato dal Camerlengo cittadino che attesta la nobiltà del baronePiero Alfierie della di lui moglieMargherita Branconio, in pergamena arricchita da disegni delle armi de’ Branconio e stemma della Real Casa Imperiale di Spagna, nonché di bolla in ceralacca. Lafamiglia Branconiodi cui si parla nell’attestato di nobiltà, era originaria diCollebrincioni, attuale frazione dell’Aquila distante circa 10 km dal centro storico. NellaChiesa di San Silvestrodel capoluogo abruzzese iBranconioavevano una cappella di famiglia. Ancor oggi vi si può ammirare una copia dellaVisitazionediRaffaello Sanzio. L’originale, trafugato dagli spagnoli nel 1655, è conservato aMadridnel Museo del Prado. FuGiambattista Branconio, richiamato nel diploma citato, a commissionarlo a Raffaello quale regalo per suo padre Marino.
Alla base del dipinto si trova infatti l’iscrizione «RAPAHEL URBINAS, F MARINUS BRANCONIUS F,F» che, sciolta e tradotta dal latino, recita «Raffaello urbinate fece, Marino Branconio fece fare».Giambattista Branconio, famoso orafo e Protonotaro Apostolico, una volta stabilitosi aRoma, strinse rapporti con iDella Rovereed iMedicie contribuì all’elevazione al soglio pontificio diPapa Leone X. Grande fu la sua amicizia conRaffaello Sanzio, che portò il pittore, nell’olio su telaAutoritratto con un amicoconservato al Louvre, a dipingere accanto a lui proprio l’aquilano. Lo stemma del casato richiama la menzionata amicizia con i Della Rovere (i rami) e con i Medici (le tre palle). I tre colli, invece, ricordano i medesimi sui quali sorgeva Brinconio, l’attuale frazione della città – che fu uno dei castelli fondatori dell’Aquila – dalla quale i Branconio provenivano. Nella cappella di famiglia, tra il suo busto e quello del nipote Gerolamo – che era Principe dell’Accademia dei Velati a L’Aquila – è raffigurato l’elefante Annone del quale Giambattista era il custode. L’animale era stato donato dalRe Manuele Idel Portogallo aPapa Leone X.

Mentre ci parla della sua passione per i libri, nata a quindici anni quando suo padre gli regalò una rara edizione dell’Eneidedel Seicento, ancora gelosamente custodita nella libreria di casa,Loris Di Giovannisfoglia davanti a noi il «Tractatus de vinea, vindemia et vino» diProspero Rendella, la rarissima edizione del 1739 del trattato del noto giurista di Monopoli vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo (1553 – 1630). L’opera, che tratta temi collegati alla coltivazione della vigna e alla produzione del vino, ha lasciato una testimonianza storica e sociale determinante nel ricostruire e definire l’identità enologica pugliese. Di questa preziosa edizione esistono solo altre due copie in Italia e di sicuro verrà contesa il 26 aprile, nella seconda tornata dell’asta che si terrà dalle 15.30 fino a tarda sera.
Attira l’attenzione, inoltre, un volume in folio con un fregio sul piatto che, ci diceDi Giovanni, essere la famosa «Roma Subterranea Novissima» diAntonio Bosio, stampato nel 1659 e contenente oltre 200 tavole di illustrazioni. Ci muoviamo tra erbari di grande fattura, tra i quali spicca quello diCastore Durantee tantissimi libri di medicina che spaziano dal XVI al XIX secolo, molti illustrati, alcuni introvabili sul mercato.
Indossa i guanti,Loris, quando arriva a mostrarci iltop lotdei disegni in asta, «L’Incoronazione della Vergine» diGiorgio Vasari, che parte da una base d’asta di novemila Euro. Una nostra curiosità riguarda il lotto con la base più elevata dell’asta, che, catalogo alla mano, parte da ventimila Euro.Di Giovannice ne parla con un certo compiacimento: è il «Thesaurus Antiquitatum Sacrarum» diUgolino Blasio, composto da 34 volumi in gran folio antico in piena pergamena per complessive 22.000 pagine, arricchito da 55 enormi tavole sulla storia degli Ebrei.
Saranno eccezionalmente battute anche diverse lettere di sovrani europei, tra le quali quelle vergate di proprio pugno daCarlo V(1540) eFilippo di Spagna(1620), ma anche altre dei re di Polonia e del Brasile. Infine, una quantità incredibile di disegni diFrancesco Paolo Michetti, già a catalogo in una prestigiosa mostra a Roma tenutasi anni fa, fanno il paio con due libri che già nei giorni del pre-asta e nelle piattaforme stanno calamitando l’attenzione dei collezionisti: l’edizione stampata ad Amsterdam nel 1714 del «Philosophiae Naturalis Principia Mathematica» diIsaac Newtone il «Methodus inveniendi lineas curvas» diEulero.
Damercoledì 20a domenica 24 aprilelibri, disegni, incisioni e manoscritti saranno visibili in un’esposizione dedicata aPalazzo Cipolloni Cannella, in attesa del grande evento dimartedì 26nella prima casa d’aste d’Abruzzo.
Goffredo Palmerini
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