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Il film storico stasera in TV: “Giovanni Falcone” lunedì 23 maggio 2022

giovanni falcone

Il film storico stasera in TV: “Giovanni Falcone” lunedì 23 maggio 2022 alle 21.15 su La 7

Giovanni Falcone - Wikipedia

Giovanni Falcone è un film del 1993 diretto da Giuseppe Ferrara ed interpretato dai protagonisti Michele Placido, Anna Bonaiuto e Giancarlo Giannini.

Il film si basa sulla storia vera del giudice Giovanni Falcone, in particolare sui suoi ultimi anni di lavoro (si parla degli anni 1981-1992) e sulla lotta contro la mafia, che gli costerà la vita nella strage di Capaci, il 23 maggio 1992. Il film si apre in parallelo con due giuramenti: quello di un mafioso e quello del giudice stesso avvenuto nel 1964, per poi concentrarsi sugli episodi più importanti dell’attività di quest’ultimo, dall’uccisione del boss Inzerillo alla seconda guerra di mafia, dall’assassinio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa fino alla collaborazione con Rocco Chinnici. Si intravede anche la Cupola mafiosa, la morte di Ninni Cassarà, gli interrogatori dei pentiti, tra cui quello di Tommaso Buscetta, che rivelò diversi segreti di Cosa nostra ma non tutti, lo smantellamento del gruppo e l’incarico al ministero di Grazia e Giustizia come direttore generale per gli affari penali ed infine la strage di Capaci e quella di via d’Amelio, in cui perde la vita il collega ed amico Paolo Borsellino. Il regista mescola materiale di repertorio, tratto da telegiornali dell’epoca, con scene ricostruite con molta verosimiglianza, per raccontare con uno stile da docufiction l’inquietante intreccio fra mafia e politica. Significativa è la scelta di inserire brevi sequenze tratte da Il settimo sigillo che raccontano la partita a scacchi tra la morte e il cavaliere, e che nel film rappresentano per Falcone una sorta di ossessione ricorrente.

Il film divenne un caso ancora prima di essere girato: la famiglia di Paolo Borsellino e altri parenti delle vittime si opposero alla sua realizzazione, accusando il regista di voler speculare sul loro dolore[1][2], ma Ferrara rispose con una lettera aperta con cui difendeva il suo operato[3]. Per scrivere la sceneggiatura, Ferrara aveva incontrato lo stesso Borsellino cinque giorni prima che venisse ucciso[1] e si avvalse anche della testimonianza di diversi colleghi di Falcone, tra cui Antonino Caponnetto (che si disse perplesso sul progetto), Giacomo Conte, Giuseppe Di Lello ed altri[4]. Anche la sorella del giudice, Maria Falcone, incontrò Ferrara prima delle riprese e Michele Placido raccontò un aneddoto: “La storia del film è tutta singolare sin da un episodio accaduto quando eravamo a casa della sorella di Falcone. Mentre Ferrara spiegava che secondo lui il magistrato aveva un rapporto singolare, quasi di sfida, con la morte, il nipote di Falcone, passando per caso, rivelò che lo zio era ossessionato da un film, e gliene aveva regalato alcuni fotogrammi. Era ‘ Il settimo sigillo‘ di Bergman, un film in cui un cavaliere gioca con la morte”.[5]

Il film venne mostrato in anteprima l’8 ottobre 1993 ad un pubblico di giornalisti e personaggi dello spettacolo ma la proiezione causò diverse polemiche, tanto che la stessa Maria Falcone ottenne dal produttore Giovanni Di Clemente il taglio di una scena di pochi minuti “per impedire che nel film Ferrara rappresentasse la circostanza, assolutamente falsa, del viaggio di mio fratello negli Usa dopo la morte di Lima per interrogare Buscetta. Tale circostanza, prospettata come vera, offende profondamente la memoria di Giovanni che mai ha compiuto attività di indagine illegittima” mentre i legali di Bruno Contrada chiesero al pretore di Roma di rimuovere la didascalia che compariva nel finale “Il numero tre del Sisde già capo della squadra mobile di Palermo, è arrestato per concorso in associazione mafiosa” che riconduceva il personaggio de “u’ dottore” che compare più volte nel film al loro assistito[6][7]. Il regista presentò al Tribunale di Roma un’istanza per ottenere il ripristino dei tagli ma venne rigettata[8]. Infine questa versione “aggiustata” uscì nelle sale una ventina di giorni dopo[9][10].

Ferrara denunciò la circostanza che per due anni nessuna rete televisiva nazionale volle trasmettere il film[7].

Regia di Giuseppe Ferrara

Con Michele Placido, Anna Bonaiuto e Giancarlo Giannini

Fonte: Wikipedia