mercoledì, Luglio 6, 2022
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Liscia, Raiano, Assergi e altri riti dell’Ablutio in Abruzzo

ABRUZZO – In questo speciale ci occuperemo brevemente di altri riti dell’Ablutio in Abruzzo ed in particolare a Liscia, Raiano e Assergi.

Come abbiamo visto, il Cristianesimo ha mutuato molto a livello di riti e culti dalla precedente religiosità politeistica italica antica. In particolare, possiamo notare questo interscambio se ci concentriamo sulle tradizioni legate all’acqua.

La religiosità è un sentimento insito nell’essere umano e, fin dai tempi più antichi, le popolazioni lo hanno sempre vissuto a fondo. A testimonianza di questo profondo legame, i reperti come le statuette votive ma anche i riti ancestrali che in una versione aggiornata sono sopravvissuti fino all’Età Contemporanea, ma conservando sempre il loro nucleo più antico.

L’Abruzzo, centro nevralgico della fitta rete di popolazioni e culture italiche in epoca pre-romana, ci ha lasciato molto a livello di riti antichi, talmente radicati da essere riscontrabili con evidenza ancora ai giorni nostri.
Sappiamo, ad esempio, che in Abruzzo era particolarmente diffuso il culto delle Grandi Madri: ce lo testimoniano le statuine femminili rinvenute in numerosi siti archeologici ma anche le denominazioni di alcuni luoghi di culto: pensiamo alla Chiesa di Santa Maria Arabona, a Manoppello (PE), che già nel nome mantiene un evidente riferimento alla Dea Bona e che sorge proprio dove era anticamente eretto un altare in suo onore.

La fortissima spiritualità delle popolazioni italiche dell’antichità è stata manutenuta nel tempo, mutuandosi nella religione cristiana. Riti, cerimonie, gestualità antiche rivivono ancora oggi nei culti della nuova religione, testimoniando un vivissimo legame immune al passare del tempo.

Nell’antica religione italica rivestivano un ruolo di primo piano i riti legati agli elementi naturali: fuoco, terra, acqua, piante, animali fungevano da manifestazione del divino e per questo venivano rispettati e celebrati.
L’acqua, in particolare, era concepita come forza vivificatrice e per questo al centro di numerosi culti di cui possiamo trovare traccia ancora oggi nei rituali religiosi cristiani.
Lo stesso sacramento del battesimo cristiano, in cui l’acqua assume la funzione di purificazione e rinascita, evidenzia in questo un’ascendenza italica.

In Abruzzo sono moltissimi i siti tuttora legati all’acqua a livello di culto. Pensiamo ad esempio al Santuario di San Michele Arcangelo a Liscia (CH), sorto nei pressi di una grotta che custodisce una sorgente naturale. La leggenda vuole che un mandriano conducesse il suo bestiame al fiume per abbeverarlo ma ogni giorno un piccolo toro si allontanasse per ricomparire solo a sera. Incuriosito, il mandriano decise di seguirlo per scoprire che l’animale arrivava ad una grotta nascosta, dove si inginocchiava in adorazione di San Michele.
Quando anche il mandriano si inginocchiò, il Santo fece sgorgare una sorgente con cui l’uomo poté dissetarsi.
La sorgente, oggi, viene ritenuta miracolosa dai fedeli che giungono in pellegrinaggio per eseguire il rito del mestolo: l’acqua bevuta dal tradizionale mestolo di rame, infatti, viene considerata miracolosa e benaugurante. I culti ufficiali legati alla grotta e alla sorgente si ripetono puntuali ogni anno, in particolare l’8 maggio e l’ultimo venerdì dello stesso mese.

L’8 maggio, due processioni provenienti da Liscia e da San Buono, incontrandosi a meta strada procedono insieme verso la grotta, a fine mese partecipano anche i fedeli provenienti da Vasto.

Maggio era il mese in onore della Dea Maia, la Gran Madre Italica, a cui i Romani hanno dedicato addirittura un mese dell’anno e a lei sono legati in primavera riti agrari della fertilità dei campi. In questa ottica San Michele di Liscia è l’Ercole italico – romano che il Cristianesimo nel periodo longobardo ha trasformato nell’Arcangelo.

Il Santuario è agibile ed attrezzato per ricevere pellegrini. Vi si celebrano messe da maggio a settembre la Domenica ore 17:00. 

Anche nell’aquilano, in particolare a Raiano, troviamo interessanti riti legati al mondo delle acque. Le festività di San Venanzio, che ricorrono il 18 maggio, ripete gesti rituali legati all’acqua con tutta probabilità mutuati dalla religione preesistente. I pellegrini ripercorrono infatti le orme del Santo fino al fiume, rappresentando così la discesa agli Inferi e la successiva risalita, purificati. I malati, inoltre, vengono immersi e benedetti con l’acqua di San Venanzio, in una continuazione ideale dei riti antichi di ablutio. I riti in onore di San Venanzio con la discesa negli inferi e la successiva risalita, avvenendo sempre in primavera a maggio, sono legati sincretisticamente sempre al culto delle Gran Madri e in particolare, probabilmente, a Proserpina (l’Italica Libera, le Elleniche Proserpina o Kore), figlia di Cerere e al ciclo delle stagioni. In questa ottica San Venanzio può essere assimilato a Giano, a cui sono legati i cicli della vita nella società italico – romana o a Mercurio, dio romano degli Inferi rapitore di Proserpina, oppure all’Italico Libero, nell’ambito del culto della Triade Agraria (la cosiddetta Triade Plebea introdotta a Roma dopo un responso dei Libri Sibillini nel 496 a.e.c.) Cerere, Libero, Libera, sincretisticamente equivalente della Triade ellenica Demetra, Dioniso, Proserpina.

Ad Assergi (AQ), nel cuore del Gran Sasso, si rivela importante ai fini del nostro discorso la sorgente di San Franco: secondo la leggenda, sarebbe stata originata direttamente dal monaco eremita e ogni 5 giugno le sue acque, ritenute taumaturgiche, vengono utilizzate da fedeli e pellegrini per le abluzioni sacre. Il culto di San Franco di Assergi è probabilmente legato al mondo agro – pastorale, ed in particolar modo al culto di Ercole che proprio in quei giorni viene festeggiato nel calendario romano.

Tradizionalmente legata al mondo delle acque è la figura di San Giovanni Battista, al centro di celebrazioni diffuse in tutta la regione. A Bisegna (AQ) il santo è protagonista del rito del comparatico: un patto di reciproco aiuto fra due persone, suggellato da un bagno nelle acque sacre che renderanno indissolubile il legame.
Anche la Valle Roveto risulta particolarmente legata ai culti di San Giovanni Battista e delle acque sacre. Civitella Roveto, Canistro, Balsorano e Capistrello celebrano tutti bagni di purificazione nella notte di San Giovanni, il 24 giugno.

A San Giovanni Battista sono state dedicate molte fonti precedentemente dedicate a divinità italico – romane spesso sconosciute. Ma, la sua festività di giugno, sicuramente collega il culto del Battista con quello di Giano, Dio degli inizi, non a caso il Battista col rito del Battesimo del Cristo, cioè si collega a quell’atto simbolico del bagno purificatore con cui inizia la vita cristiana.

Ma riti delle acque sono diffusi in lungo e in largo nella regione, tutti legati al panorama della fertilità: rituali di fecondità con l’acqua vengono celebrati in onore di Sant’Agnese, Santa Scolastica e Sant’Agata, sante che hanno preso sincretisticamente il posto delle Gran Madri Italiche, come ad esempio nel caso dell’altare di Cerere rinvenuto nei resti della rurale chiesetta di Sant’Agata in Abbateggio (Pe); l’acqua viene usata per aspergere i campi in modo che siano fertili a Roccamorice; acque termali, dalle riconosciute proprietà benefiche, sono diffuse a Caramanico Terme, Popoli, Canistro.

Tratto da: Discovery Abruzzo Magazine

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