lunedì, Luglio 4, 2022
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La povertà è una cosa seria

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La povertà è una cosa seria

A Milano, in questi giorni, si è tenuto il Salone del Mobile, una fiera ove si coniuga l’ecologia con la città.

Pur non potendo nascondere il mio essere, oramai, esausto di questo martellante messaggio sul cosiddetto “green”, molti dei contenuti presentati sono innovativi, alcuni gradevoli, altri tecnologicamente interessanti.

Una proposta, però, mi ha causato un incredibile disagio, affermazione che va presa come ampiamente eufemistica.

Stefano Boeri ha presentato, anche su una strategica rete televisiva durante il telegiornale, una “innovativa panchina”.

Una “panchina pensata per chi non ha la casa”, così la ha presentata Stefano Boeri, architetto che viene definito “archistar”.

Una “panchina” che può diventare “letto”, che può “usare i laterali come cuscini di un letto”, che può “trasformare la spalliera in un tetto contro le intemperie”.

Io, “cittadino semplice” di certo non “cittadino star”, mi sono sentito umiliato nella mia dignità di uomo nel vedere una persona, addirittura osannata come “star”, fare dichiarazioni di tale fatta.

Mi chiedo se l’archistar Boeri sia così cinico da strumentalizzare la povertà, l’accoglienza e la solidarietà verso i più bisognosi al fine di essere ancora più visibile e “star”, magari con il fine di incrementare il proprio già importante fatturato.

L’alternativa a questo può essere solo quello che l’essere un po’ “radical” ed un po’ “chic” gli abbia impedito di mantenere il senso della realtà e della sofferenza di chi non è ne “archi”, ne “star” ma esclusivamente indigente al punto di non avere un tetto che lo possa proteggere.

Ancora più triste vedere un telegiornale che presenta tale oscena idea. Oscena, triste e squallida, questo pensa un cittadino semplice come me.

La solidarietà è una cosa seria che pretende il rispetto della povertà.

Oggi tutte le organizzazioni caritatevoli, Caritas fra tutti, ci richiamano a porre seria attenzione sul drammatico aumento di persone che necessitano aiuto. Dal pagamento di una bolletta, al pacco alimentare, ad un tetto ove poter rifugiarsi la sera.

Questa drammatica realtà italiana non permette sgradevoli “pensate” come questa “panchina radical chic”.

Al prof Boeri una preghiera: vada lui a viverci sulla sua “panchina da star”, non per sempre ma per qualche giorno. Vada a fare la fila per ricevere un pacco alimentare ed imparare da chi lo offre all’indigente il senso del rispetto della povertà. Vada lui per qualche giorno a lavarsi in un centro Caritas.

Magari faccia tutto questo con quel giornalista che ha ritenuto questa “panchina” una “notizia” da commentare con ossequio e non da definire un “nuovo passo verso il baratro della insensibilità”.

Permettetemi, voi cittadini semplici come me, di terminare con le parole di un grande poeta di sinistra, Giorgio Gaber, allorquando scriveva

“ la mia vita di ogni giorno e preoccuparmi di ciò che ho intorno. Sono sensibile e umano, probabilmente sono il più buono. Ho dentro il cuore un affetto vero per i bambini del mondo intero. Ogni tragedia nazionale è il mio terreno naturale perché dovunque c’è sofferenza sento la voce della mia coscienza”.

Il testo continuava, con una mal celata speranza di fermare la deriva di una certa “sinistra dei quartieri bene”, una sinistra lontana sia dall’idea gramsciana della solidarietà, sia da quella cristiana dell’amore verso il prossimo, con queste illuminanti parole “Penso ad un popolo multirazziale, ad uno Stato molto solidale che stanzi fondi in abbondanza perché il mio motto è l’accoglienza” e continuava con “bisogna dare appartamenti ai clandestini e anche ai parenti“.

Probabilmente la guerra in Ucraina e la pandemia permette ad alcuni di pensare che una “panchina chic” può essere sufficiente.

La solidarietà, egregio professore, è una cosa seria. Richiede rispetto del povero e, allo stesso tempo, del sistema paese.

Solidarietà vuol dire agire per aiutare con azioni che portino a chi ha necessità in primo luogo la dignità.

Solidarietà vuol dire inserire nell’agenda politica il tema della tratta dei nuovi schiavi, quella camuffata dal concetto di “migrante”.

Solidarietà vuol dire inserire in un circolo virtuoso coloro che non riescono più a ricollocarsi nel mondo del lavoro.

Solidarietà è tante cose ma, che questo sia chiaro all’architetto ed ai suoi amici “chic”, non è una “panchina chic”.

La “panchina chic” se la mettano nei loro giardini o terrazzi, magari bordo piscina.

Noi “cittadini semplici”, molto meno “chic”, affronteremo più silenziosamente le difficoltà del nostro prossimo con azioni più semplici e concrete. Nell’anonimato e senza televisione al seguito.

Ignoto Uno

https://www.finestresullarte.info/arte-contemporanea/panchina-inclusiva-nuovo-progetto-di-stefano-boeri

https://www.wired.it/article/stefano-boeri-panchina-milano-senzatetto-salone-mobile/

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