sabato, Agosto 13, 2022
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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV della Compagnia Pantakin del 26 giugno alle 16.05 su Rai 5: “Tesoro”

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Anticipazioni per il Grande Teatro in TV della Compagnia Pantakin del 26 giugno alle 16.05 su Rai 5: “Tesoro”

Il terzo e ultimo appuntamento con il ciclo “Quando il circo diventa teatro” è con “Tesoro”, in onda sabato 25 giugno alle 21.15 su Rai 5.

Lo spettacolo di teatro acrobatico caraibico, messo in scena dalla compagnia Pantakin, è stato segnalato fra i migliori alla Fira de teatro de Tàrrega in Spagna e ha avuto un tour internazionale di oltre 2 anni tra 2006 e 2007. La regia tv è Felice Cappa.

La storia dell’uomo, delle sue necessità primarie, di incontri, magia e sogni. Un viaggio fatto con il corpo da sette acrobati cubani, che compiono evoluzioni di altissima spettacolarità accompagnati dalle musiche del maestro Carlo Cialdo Capelli, tra ritmi caraibici e melodia italiana.

Pantakin nasce a Venezia nel 1995 come compagnia di teatro popolare, con lo scopo di mantenere viva la tradizione della Commedia dell’Arte e del teatro di maschera, sviluppando un linguaggio teatrale in grado di superare le barriere linguistiche e culturali. Lo sviluppo dell’attività e della ricerca sui generi teatrali popolari ha portato Pantakin a strutturare la proprià attività nell’ambito della produzione e distribuzione di spettacoli e dell’ideazione e organizzazione di eventi, in particolare nei generi della Commedia dell’Arte e del Circo Teatro.

La commedia dell’arte è una forma di spettacolo nata in Italia nel XVI secolo, che si distingue dagli altri generi teatrali del tempo per il professionismo degli attori. È rimasta popolare fino alla metà del XVIII secolo, anni della riforma goldoniana della commedia. Non si trattava di un genere teatrale, bensì di una diversa modalità di produzione degli spettacoli. Le rappresentazioni non erano basate su copioni definiti, ma su dei canovacci, detti anche scenari, che fornivano unicamente indicazioni sull’azione e sui lazzi (interventi comici slegati dal resto della commedia, con il solo scopo di far ridere), mentre il resto dello spettacolo era affidato all’improvvisazione. Un altro elemento caratteristico della commedia dell’arte è la presenza di caratteri fissi, ovvero personaggi con le medesime caratteristiche che si ripetono nelle diverse rappresentazioni. In origine, le rappresentazioni erano tenute all’aperto con una scenografia fatta di pochi oggetti.

All’estero era conosciuta come “Commedia italiana”. Nella loro formula spettacolare, i comici della Commedia dell’Arte introdussero un elemento nuovo di portata dirompente e rivoluzionaria: la presenza delle donne sul palcoscenico. In un contratto stipulato con un notaio di Roma il 10 ottobre 1564, si ha la prima apparizione documentata di una donna: la “signora Lucrezia Di Siena[1] ingaggiata da una compagnia che si proponeva di far commedie nel periodo di carnevale, probabilmente un personaggio di elevata cultura in grado di comporre versi e di suonare strumenti. Solo alla fine del secolo le donne avrebbero preso posto a pieno titolo nelle compagnie teatrali.

La denominazione veniva sostituita con altre: commedia all’improvviso (o improvvisa), commedia a braccio o commedia degli Zanni. Il nome “arte”, nel Medioevo, significava “mestiere”, “professione”: quello del teatrante, infatti, con la commedia dell’arte diventa un vero e proprio mestiere. Bisogna però specificare che era considerato come tale, non per le compagnie amatoriali, ma solo per quelle compagnie associate che venivano riconosciute dai ducati e avevano un vero e proprio statuto di leggi e regole. Grazie a queste ultime, le compagnie associate sottomettevano le altre che venivano definite “ruba piazze”.