domenica, Agosto 7, 2022
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Politiche energetiche, sanzioni, decrescita felice. Felice per chi?

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Politiche energetiche, sanzioni, decrescita felice. Felice per chi?

In queste ore di crisi di governo, annoiati dall’ennesimo gioco di palazzo, noi “cittadini semplici” guardiamo i numeri e cerchiamo di comprenderli sperando che chiunque sia chiamato a governare sappia passare dall’ideologia al pragmatismo e dia una speranza a tutti noi.

Nel 2020 le emissioni globali di CO2 saranno pari a 32 miliardi di tonnellate, valore che qualcuno oggi già ritiene ottimistico.

Valore più alto di sempre ma destinato ad essere superato nel 2023 con buona pace della cosiddetta green economy.

Con 16,7 miliardi di tonnellate, il resto del mondo ne produce 15,3 miliardi di tonnellate, Cina (con 9,9 miliardi di tonnellate di CO2 emessa),  Stati Uniti (con 4,5 miliardi) ed India (con 2,3 miliardi di tonnellate di CO2) sono gli Stati che inquinano maggiormente il globo.

Le cause principali, in particolare modo per la Cina, sono  l’esportazione di beni di consumo e la forte dipendenza dal carbone.

Per quanto concerne la nostra Europa, un quarto delle emissioni di CO2 è dovuto alla sola Germania ancora fortemente dipendente dal carbone con centrali di vecchia generazione.

La Francia risulta molto meno inquinante grazie al fatto che la principale fonte energetica del Paese è il nucleare.

Politiche energetiche diverse, risultati diversi sia in ordine alle politiche contro l’inquinamento che in ordine alle politiche industriali.

Molte le suggestioni che danno questi numeri. Suggestioni in ordine al piano energetico italiano ed alle scelte strategiche che è chiamato a prendere. Strategie che non possono che essere prese in termini pragmatici e non ideologici.

Suggestioni in ordine alle scelte politiche finalizzate a stimolare gli Stati con maggiore emissione inquinanti ad agire con forte impegno ed occuparsi di un tema, come questo, che ha un impatto globale. Politiche che potrebbero, riducendo anche l’inquinamento da trasporto, riportare le produzioni ad una logica di equa distribuzione oggi persa, fatto che sarebbe fattore di ripresa dell’occupazione nella nostra amata Italia.

Noi “cittadini semplici” amiamo molto l’aria pulita, ma siamo veramente stanchi di vedere politiche più basate su ideologie ed appartenenza a gruppi sovranazionali che a logiche pragmatiche di natura energetica e di politiche industriali.

Il conflitto Russo contro Stati Uniti, Europa, NATO ed Ucraino ha fatto emergere alcune delle tante, e macroscopiche, incoerenze dell’attuale Unione Europea.

Un’Unione Europea governata da sempre da un ceto politico di cultura middle europea e da una burocrazia assai autoreferenziale ed allo stesso coesa. Gruppo di potere che, attraverso il mantra “lo vuole l’Europa”, sta portando 450 milioni di cittadini ad una importante riduzione della propria qualità della vita.

Tutti i centri di ricerca dell’eurozona, infatti, evidenziano un  molto preoccupante calo di tutti gli indicatori economici.

Ancor più grave è che dichiarano un trend in forte peggioramento costante.

La crescita nell’Europa Ue27 scenderà ulteriormente toccando un valore inferiore al già basso 2,7%.

La nostra amata Italia toccherà il 2%.

Drammatiche le previsioni per il 2023 ove si prevede per la nostra amata Italia un PIL al 0,9%. In Maggio era 1,9% la previsione per il 2023, definirlo “taglio” parrebbe riduttivo.

Allo stesso tempo le previsioni sull’inflazione, già oggi fuori controllo, sono per un ulteriore rialzo.

Solo per nota permettetemi di evidenziare che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha dichiarato dati identici per gli Stati Uniti sia nel 2022 che nel 2023, con una inflazione che già oggi è sopra il 9%.

Il sistema dei media, degli opinionisti e degli analisti incolpano di questo “incubo sociale ed economico” la guerra in Ucraina, le tensioni sul fronte del gas e le politiche dovute alla Pandemia da Covid19.

È permesso a noi “cittadini semplici” chiedere se le scelte politiche prima sulla pandemia ed oggi sullo scenario ucraino fossero le uniche scelte possibili o se alcune posizioni ideologiche dominanti hanno causato tutto questo?

Possiamo noi “cittadini semplici” ritenere che nella crisi fra Stati Uniti, Europa, NATO e Russia sul territorio ucraino vi sia stata da parte dei primi tre una forte sottovalutazione delle conseguenze interne delle sanzioni che gli stessi hanno voluto imporre alla Federazione Russa? Possiamo pensare che il ceto politico di governo occidentale, tutto filosoficamente di una parte, non abbia compreso come la crisi in Ucraina si svolga in un teatro di competizione a dimensione multipla in cui è molto complesso calcolare rischi e benefici di qualsiasi azione sanzionatoria a livello economico?

Possiamo in ultima analisi noi “cittadini semplici” ritenere che l’ideologia abbia dominato sul pragmatismo in coloro che in occidente sono pro tempore stati chiamati a determinare il futuro dei nostri figli?

Ideologia che si è trasformata in incompetenza.

Le sanzioni economiche applicate alla Russia da Stati Uniti, Europa e NATO hanno prodotto una ripartizione dei costi/benefici che, a leggere gli analisti economici, produce, e produrrà,  costi a chi le sanzioni le ha promulgate e non altrettanti a chi le dovrebbe subire. Allo stesso tempo produce, e produrrà, zero benefici a chi le sanzioni le ha promulgate ed un miglioramento delle entrate alla Federazione Russa pari a 500 milioni al mese in più rispetto a periodo pre bellico.

Questo il quadro che noi “cittadini semplici” vediamo leggendo esclusivamente documenti ufficiali, senza dietrologie, solo numeri ed ore di apprendimento, allora una domanda ci sovviene: dove gli statisti, dove i “salvatori della Patria”?

Noi “cittadini semplici” non riusciamo più nemmeno ad annoiarci nel vedere il teatrino mediatico italico ed europeo.

La tragedia che facilmente vediamo di fronte a noi è colpa di questo parlamento tutto, speriamo in qualcosa di nuovo che possa partire da “noi cittadini semplici”.

Un qualcosa che ami più l’Italia e gli italiani che la “cosa” stessa, cioè il potere.

Ignoto Uno

Foto: https://www.governo.it/it/articolo/consiglio-dei-ministri-n-88/20271

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