mercoledì, Agosto 10, 2022
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Il film biografico stasera in TV: “Paolo Borsellino” domenica 17 luglio 2022

paolo borsellino
Il film biografico stasera in TV: “Paolo Borsellino” domenica 17 luglio 2022 alle 21.20 su Canale 5
Paolo Borsellino è una miniserie televisiva italiana (due puntate da 100 minuti) del 2004, diretta dal regista Gianluca Maria Tavarelli e andata in onda su Canale 5 l’8 e il 9 novembre 2004. Ambientata a Palermo, narra la storia dal 1980 al 1992 del pool antimafia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto la guida di Rocco Chinnici, e successivamente dal giudice Antonino Caponnetto, nella disperata e impegnata guerra contro la mafia.
«Io non sono un eroe. Semplicemente non giro la testa dall’altra parte. Non faccio finta di non vedere»
Il giudice Paolo Borsellino apprende dalle indagini del capitano dei carabinieri Emanuele Basile – in seguito assassinato in un agguato – della prossima alleanza tra la mafia palermitana (ritenuta in declino) e quella corleonese. Insieme ai colleghi Giovanni Falcone e Rocco ChinniciGiuseppe Di LelloLeonardo Guarnotta e ai commissari Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, Borsellino crea un pool investigativo sulla “nuova” mafia dedita al traffico di droga e in grande espansione, grazie all’appoggio di banchieri e politici incensurati. I successivi clamorosi arresti trasformano Borsellino e i suoi collaboratori in un bersaglio della mafia. Il primo a cadere sarà Rocco Chinnici nel 1983, per un’autobomba nei pressi della propria abitazione. Intanto le rivelazioni del boss pentito Tommaso Buscetta portano al primo maxiprocesso, che eliminerà i grandi vertici di Cosa Nostra; i commissari Montana e Cassarà vengono però assassinati a distanza di pochi giorni nell’estate del 1985, mentre la vita blindata dei superstiti si fa sentire con tutto il suo peso sulla famiglia Borsellino: è in particolare la figlia adolescente del giudice a pagarne il prezzo più alto, ammalandosi di anoressia nervosa. Nei primi anni novanta Giovanni Falcone ottiene la creazione a Roma della Direzione nazionale antimafia, ma viene ucciso insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta, prima di poterne assumere la direzione. Ormai consapevole della fine prossima, e della presenza di traditori nello stesso Palazzo di Giustizia, Borsellino si isola sempre di più, continuando le indagini dei colleghi e cercando, per quanto possibile, di preparare i familiari e i fedeli agenti della scorta all’inevitabile fine, che avverrà il 19 luglio 1992 con un attentato mafioso in pieno centro a Palermo Paolo Emanuele Borsellino (Palermo19 gennaio 1940 – Palermo19 luglio 1992) è stato un magistrato italianovittima di Cosa nostra nella strage di via D’Amelio assieme ai cinque agenti della sua scorta: Agostino CatalanoEmanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio[2]), Vincenzo Li MuliWalter Eddie Cosina e Claudio Traina. Assieme a Giovanni Falcone, collega e amico d’infanzia fino alla morte, Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale. Figlio di Diego Borsellino (19101962)[3][4] e di Maria Pia Lepanto (19091997)[5][6], Paolo Emanuele Borsellino nacque a Palermo il 19 gennaio 1940 nel quartiere popolare della Kalsa, dove, durante le tante partite a calcio nel quartiere, conobbe Giovanni Falcone, più grande di lui di otto mesi, con il quale instaurò un’amicizia mai incrinatasi. Figlio secondogenito, la famiglia era completata dalla sorella maggiore Adele (19382011)[7], dal fratello minore Salvatore (1942) e dall’ultimogenita Rita (19452018). Portava lo stesso nome del nonno paterno, originario di Castrofilippo, in provincia di Agrigento.[3][8] Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo Paolo si iscrisse al liceo classico “Giovanni Meli” di Palermo. Durante gli anni del liceo diventò direttore del giornale studentesco “Agorà”. L’11 settembre 1958 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo con numero di matricola 2301[9]. Dopo una rissa tra studenti simpatizzanti di destra e sinistra, finì erroneamente in tribunale dinanzi al magistrato Cesare Terranova, cui dichiarò la propria estraneità all’accaduto. Il giudice sentenziò che Borsellino non fosse implicato nell’episodio. Proveniente da una famiglia con simpatie politiche di destra nel 1959 si iscrisse al Fronte Universitario d’Azione Nazionale, organizzazione degli universitari missini, di cui divenne membro dell’esecutivo provinciale e fu eletto come rappresentante studentesco nella lista del FUAN “Fanalino” di Palermo[10]. Il 27 giugno 1962, all’età di ventidue anni, Borsellino si laureò con 110 e lode con una tesi su “Il fine dell’azione delittuosa” con relatore il professor Giovanni Musotto.[11] Pochi giorni dopo, a causa di una malattia, suo padre morì all’età di cinquantadue anni. Borsellino si impegnò, allora, con l’ordine dei farmacisti a mantenere attiva la farmacia del padre fino al raggiungimento della laurea in farmacia della sorella Rita. Durante questo periodo la farmacia fu data in gestione per un affitto bassissimo, 120.000 lire al mese[12] e la famiglia Borsellino fu costretta a gravi rinunce e sacrifici. A Paolo fu concesso l’esonero dal servizio militare di leva poiché egli risultava “unico sostentamento della famiglia”. Nel 1967 Rita si laureò in farmacia e il primo stipendio da magistrato di Paolo servì a pagare la tassa governativa. Il 23 dicembre 1968 sposò Agnese Piraino Leto (19422013)[13][14], figlia di Angelo Piraino Leto (19091994)[15], a quel tempo magistrato, presidente del tribunale di Palermo. Dalla moglie Agnese ebbe tre figli: Lucia (1969), Manfredi (1971) e Fiammetta (1973).[16] Regia di Francesco Miccichè Con: Cesare Bocci, Giulio Corso e Anna Ammirati Fonte: WIKIPEDIA