domenica, Agosto 7, 2022
Home > Anticipazioni TV > Il film biografico stasera in TV: “Il traditore” martedì 26 luglio 2022

Il film biografico stasera in TV: “Il traditore” martedì 26 luglio 2022

il traditore

Il film biografico stasera in TV: “Il traditore” martedì 26 luglio 2022 alle 21:10 su Rai Movie

Il traditore è un film del 2019 diretto da Marco Bellocchio. La pellicola narra le vicende di Tommaso Buscettamafioso e successivamente collaboratore di giustizia, membro di Cosa nostra.[1]

Il film è stato selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2020 nella sezione del miglior film in lingua straniera,[2] ma non è stato selezionato per la shortlist.[3]

4 settembre 1980. È il periodo in cui la Sicilia è capitale mondiale del traffico di droga, gestito dalle famiglie di Cosa Nostra palermitane e corleonesi, che, pur mostrandosi in amicizia e collaborazione, in realtà sono in rapporti di profonda rivalità. Durante una festa nella villa di Stefano Bontate in onore di Santa Rosalia, patrona di Palermo, a cui sono presenti esponenti di entrambi gli schieramenti, Tommaso Buscetta, detto don Masino, un boss affiliato alla mafia di Palermo, avverte il pericolo di una faida imminente e, per tutelarsi, decide di trasferirsi in Brasile, stato dove ha già vissuto e condotto affari in passato.

Le tensioni non tardano a manifestarsi, scatenando una serie di omicidi a boss mafiosi e ai loro familiari, con il fratello e due dei figli di Buscetta, Benedetto e Antonio, rimasti in Sicilia, che vengono fatti sparire; lo stesso Buscetta si sente braccato anche in America Latina. La polizia brasiliana lo identifica e lo cattura, sottoponendolo a numerose torture fisiche e psicologiche, e ne tenta l’estradizione in Italia, che Buscetta in un primo momento evita tentando di uccidersi con della stricnina, che gli procura delle convulsioni a causa delle quali viene ricoverato in ospedale.

Buscetta, dopo essere stato salvato (si scoprirà in seguito che aveva lasciato un biglietto con scritto cosa aveva ingerito per avvelenarsi), viene comunque condotto in Italia, dove, ormai rimasto senza potere né denaro, finirebbe inevitabilmente nel mirino dei rivali corleonesi, guidati da Totò Riina. Il giudice antimafia Giovanni Falcone gli offre un’alternativa: collaborare con la giustizia, che per il codice d’onore mafioso rappresenta un tradimento da punire con la morte. Don Masino accetta e, in una serie di interrogatori, inizia a rivelare al giudice nomi, organizzazione, regolamenti e rituali di Cosa Nostra, diventando così uno dei primi collaboratori di giustizia della storia, benché abbia sempre rifiutato di definirsi un pentito, dicendo piuttosto di non condividere le caratteristiche della nuova mafia; anche il suo vecchio compagno Salvatore “Totuccio” Contorno inizierà a collaborare con la giustizia (anche se, a differenza di Buscetta, avrà qualche difficoltà a farsi comprendere, riuscendo a parlare soltanto in uno stretto dialetto siciliano).

Grazie alle deposizioni di Buscetta e Contorno, la giustizia italiana riesce a comprendere cosa davvero sia la mafia e ad eseguire centinaia di blitz ed arresti: nel 1986 ha inizio il maxiprocesso nell’aula-bunker di Palermo, del quale Buscetta è testimone chiave. Il processo si svolge tra il totale diniego degli imputati e la loro ipocrita pretesa di innocenza; molti vorrebbero avere un confronto diretto con Buscetta, ma tutti cambiano idea dopo aver assistito a quello con Giuseppe “Pippo” Calò, amico d’infanzia del protagonista, che nega di averlo mai conosciuto. I mafiosi vengono condannati e giurano vendetta su Buscetta, che viene posto insieme ai familiari sotto protezione negli Stati Uniti, dove tuttavia continua a sentirsi minacciato e si ritrova spesso a cambiare sistemazione. In Italia, intanto, molti suoi parenti incensurati vengono uccisi per ritorsione, tra cui il marito di una sua sorella, la quale lo rinnegherà come fratello.

Nel maggio del 1992 Falcone viene assassinato in un brutale attentato e Buscetta, che aveva promesso al giudice che sarebbe tornato in Italia, decide di mantenere tale promessa ed inizia a parlare dell’unico argomento che in precedenza non aveva mai voluto toccare (ritenendo che lo stato italiano non fosse ancora pronto per dichiarazioni di tale portata), cioè i presunti legami della mafia con la politica, in particolare con Giulio Andreotti, uno dei più importanti politici italiani; ciò porta al processo del secolo, in cui don Masino viene chiamato a testimoniare, venendo tuttavia messo in difficoltà dall’avvocato di Andreotti, che mette in luce le contraddizioni presenti nelle sue dichiarazioni e la sua morale dubbia. Viene intanto arrestato Totò Riina; nel corso del processo a suo carico, Buscetta apprende che i suoi figli sono stati uccisi mediante strangolamento dai vecchi amici Pippo Calò e Salvatore Cancemi, reo confesso, e si sente in colpa per non aver portato i figli con sé al sicuro in Brasile.

Buscetta vive i suoi ultimi anni sotto copertura negli Stati Uniti, dove si ammala e muore nel 2000, circondato dall’affetto dei figli avuti dalla sua ultima moglie. Poco prima di morire, in flashback, rivive la storia del primo attentato che avrebbe dovuto compiere e che mai gli riuscì: il giovane don Masino era stato incaricato di uccidere un uomo, il quale però, avendo intuito il pericolo, gli si avvicinò con il piccolo figlio (appena battezzato) in braccio. Il protagonista quindi non poté sparare in quanto avrebbe rischiato di colpire il bambino, cosa all’epoca assolutamente vietata dalle regole di Cosa Nostra, e da allora tale uomo non uscì mai di casa senza la compagnia del figlio, anche quando esso era ormai cresciuto. Buscetta quindi immagina di sparare all’uomo nel giorno del matrimonio del figlio, unico momento in cui sarebbe riuscito a sorprendere la vittima senza il figlio a fargli da scudo.

Regia di Marco Bellocchio

Con Pierfrancesco Favino

Fonte: WIKIPEDIA