mercoledì, Settembre 28, 2022
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Lettera di De Pierro a Calenda: esclusa dalle liste vittima di mafia

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Lettera aperta di De Pierro a Calenda, esclusa dalle liste una vittima di mafiaIl presidente del movimento Italia dei Diritti De Pierro ripercorre le fasi che hanno condotto a un’intesa solida con Azione, naufragata inesorabilmente dopo la rottura con il Partito Democratico

Roma – Riceviamo e pubblichiamo. “Caro Carlo, ritengo sia doveroso da parte mia, a beneficio dei sostenitori del movimento politico Italia dei Diritti – De Pierro, che mi onoro di presiedere, e di tutti gli elettori italiani, i quali saranno chiamati alle urne il prossimo 25 settembre, acclarare alcuni punti che hanno scandito il breve, ma inizialmente proficuo, confronto dialogico che ha avuto luogo tra l’odierno scrivente, in rappresentanza della nostra compagine politica e alcuni esponenti di Azione, deputati alla gestione delle candidature. Lo faccio utilizzando la formula della lettera aperta, con le corde emozionali pervase un misto di stupore, incomprensione e delusione. Premetto che qualche mese fa il nostro direttivo nazionale, trattando il punto all’ordine del giorno afferente all’individuazione dell’orientamento da tenere in vista delle elezioni politiche, previste inizialmente, come da scadenza naturale, per il prossimo inverno, è giunto a un approdo decisionale unanime e univoco.

Pur mantenendo la nostra identità, specie nelle realtà locali, dove abbiamo accumulato, grazie alla concretezza applicativa del nostro progetto etico e legalitario, con quotidiana attività di denuncia nei confronti di amministrazioni poco virtuose nel tutelare gli interessi dei corpi collettivi, un invidiabile patrimonio consensuale, è stato deliberato di avviare contatti con formazioni politiche già consolidate in deputazioni nazionali per verificare eventuali margini di collaborazione. Dopo articolata discussione e attenta disamina della realtà partitica la scelta si è concentrata su Azione, partito di cui sei il leader. Il precipitare degli eventi politici nazionali, con il conseguente anticipo dell’appuntamento elettorale per il rinnovo del Parlamento, ci ha indotti ad affrettare l’approccio conoscitivo con voi. In virtù del fatto che abbiamo ricevuto fin da subito qualche proposta da altri partiti o movimenti, ho ritenuto opportuno, nell’ottica della massima democrazia interna che ci caratterizza, convocare nuovamente il direttivo nazionale per corroborare la legittimazione già ottenuta in precedenza circa l’avvio di una trattativa con Azione, declinando immediatamente ogni altra possibilità di intesa. Ho evitato di contattare te direttamente, alla luce dei gravosi impegni di cui in quei giorni eri oberato, riservandomi di farlo successivamente. Il mio approccio con Azione è stato ottimo. Mi sono imbattuto in persone squisite, le quali, prima facie, mi hanno convinto della giustezza della nostra scelta. Ho avuto il primo contatto con Enrico Costa, poi con Andrea Mazziotti di Celso, il quale mi ha dirottato verso un signore della politica, che risponde al nome di Mario Raffaelli. Il nostro incontro ha avuto luogo presso la sede del partito, in Corso Vittorio Emanuele, poche ore dopo che tu avevi siglato l’accordo con Enrico Letta. Fuori alcuni alleati dai collegi uninominali e la riserva del 30% degli stessi ad Azione. Un’intesa ottimale, che spalancava le porte a un’entrata trionfale di Azione nelle aule parlamentari. Peccato che qualcuno abbia buttato alle ortiche l’impegno assunto. E tu giustamente hai girato i tacchi e non hai messo in vendita la tua dignità. Quel giorno, venerdì mattina (l’accordo è stato rotto la domenica successiva), ho avuto modo di conoscere anche un’altra persona di grande spessore, Valentina Grippo. Pertanto ho trovato qualità e competenza, gli ingredienti da cui non amo prescindere per nessun motivo quando si tratta di intraprendere un percorso finalizzato alla gestione della cosa pubblica e alla tutela degli interessi dei corpi collettivi. Era l’habitat politico ideale in cui far confluire le nostra fantastica esperienza amministrativa, caratterizzata dalla concretizzazione del progetto etico e legalitario a cui abbiamo da sempre informato il nostro percorso sugli scranni istituzionali, fedeli ai principi fondanti della nostra realtà associativa, edificata su una solida piattaforma valoriale. La nostra proposta, in ossequio a quanto deliberato dal direttivo, è stata da subito lapalissiana.

Alla luce delle linee condivisibili avremmo mantenuto la nostra identità sotto i 15.000 abitanti, dove abbiamo ottenuto in poco tempo 23 eletti solo nei comuni del territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, e saremmo confluiti in quota IdD in un altro partito, nello specifico Azione, per partecipare alle competizioni politiche e amministrative sopra i 15,000 abitanti. L’intesa è stata perfetta da subito. E anche la proposta avanzatami da Raffaelli e Grippo è stata la risultanza di un lapalissiano riconoscimento consensuale da noi goduto. Il collegio uninominale di Guidonia. In pratica uno dei territori in cui ha dispiegato i massimi effetti la nostra azione politica. E sono certo che su quel territorio avremmo portato a casa il risultato sperato. Infatti già nel pomeriggio mi ero mosso per sondare eventuali orientamenti di maggioranze amministrative “amiche”, al di là dei nostri esponenti istituzionali, e le risposte sono state molto incoraggianti. Ma avremmo fornito al partito un valore aggiunto, che avrebbe potuto fare la differenza in varie zone d’Italia, dove abbiamo un nostro ottimo seguito. D’altronde anche la mia personale visibilità non è trascurabile. E se, come spesso accade oggi, la presenza sui social è considerata il termometro del consenso di un politico e i numeri espressi hanno un valore, giova sottolineare che nella classifica ufficiale dei politici italiani in base al gradimento delle pagine Facebook, aggiornata quotidianamente, io figuro al 73esimo posto, con circa 175.000 follower e un trend in crescita da lungo tempo. Tra i tanti esponenti di Azione solo tu sei attualmente posizionato in una posizione migliore (39esimo con circa 290.000 follower) oltre alle new entry Maria Stella Gelmini (61esima con circa 203.000 follower) e Mara Carfagna (64esima con circa 193.000 follower). Per trovare un altro dirigente di Azione bisogna arrivare alla 208esima posizione,dove figura il presidente del partito Matteo Richetti con circa 63.000 follower. Dopo la rottura con Letta e il successivo accordo con Renzi è cambiato tutto. A parte che io, sempre per garantire la massima trasparenza e democrazia interna, ho dovuto convocare nuovamente il direttivo e ottenere l’approvazione per aderire al nuovo assetto delineatosi, ci siamo imbattuti in una situazione un po’ confusionaria e incerta, fino a sentirmi dire dopo qualche giorno che non era possibile garantirci candidature competitive. Una circostanza assolutamente verosimile, almeno nel Lazio, ci mancherebbe. Anche se si sarebbero potute prendere in considerazione altre regioni, in cui abbiamo una buona rappresentanza. Ma ancorché, con la nostra dote consensuale, non avremmo potuto accettare certo candidature meramente di bandiera, non avevamo mai avanzato pretese di candidature in collegi che garantissero scranni sicuri. Ci eravamo solo offerti per contribuire a un progetto che ritenevamo condivisibile con la nostra linea politica. L’indisponibilità all’accoglimento, in quota Azione, di nostri esponenti nelle file del neonato soggetto politico, poiché giunta purtroppo a ridosso della presentazione delle liste, ci ha penalizzati non poco. Infatti, una volta avviato il contatto con voi, avevamo sospeso, per correttezza, la raccolta firme, e ormai non avremmo più fatto in tempo a completarla. Pertanto abbiamo deciso di presentare ugualmente le liste in alcuni collegi, tra cui tutti quelli compresi nelle circoscrizioni Lazio 1 , Lazio 2 e Umbria, attenendoci scrupolosamente alle prescrizioni normative in materia tranne il fatto che queste fossero assistite dal corredo delle sottoscrizioni richieste, sapendo già che sarebbero state ricusate e il ricorso, puntualmente proposto, dichiarato inammissibile.

E qui giova sottolineare una circostanza che, a nostro avviso, travalica abbondantemente i confini del paradosso giuridico e incide in maniera rilevante i paradigmi tracciati dal dettato costituzionale, sbarrando inesorabilmente i percorsi incidentali per introdurre giudizi di legittimità costituzionale. E’ quanto prescritto dal disposto dell’art. 18 bis del D.P.R. 361/57, una lapalissiana coartazione del principio di uguaglianza sostanziale, scolpito nell’art. 3 della Carta costituzionale, laddove si permette alle forze politiche presenti in Parlamento, già peraltro fisiologicamente favorite, di partecipare alla competizione elettorale senza l’obbligo di produrre le sottoscrizioni, generando di fatto un’inammissibile sperequazione nell’esercizio del diritto all’elettorato passivo, che nella circostanza risulta gravemente compresso. In tale quadro di palese illegittimità costituzionale si assiste, in occasione delle elezioni politiche, alla grottesca congiuntura che vede l’annullamento di ogni diritto, da parte del cittadino, di eccepire in giudizio un vizio di costituzionalità di una norma in vigenza, facoltà che il sistema ordinamentale garantisce in ogni circostanza giurisdizionale. Infatti, la previsione che vede la Cassazione adita, in caso di ricorso, operare in assenza di giurisdizione quando viene chiamata, in sede di gravame, quale organo competente a conoscere della ricusazione di una lista e a pronunciarsi in merito, non può che considerarsi un’inammissibile vulnerazione democratica. Il fatto che la Suprema Corte adita non sia legittimata a introdurre, in via incidentale, un giudizio di legittimità costituzionale di una legge, non può che rappresentare un’assurda soppressione del diritto positivo, che inesorabilmente va a cozzare contro le più elementari ragioni di giustizia, e sottrae al cittadino ricorrente l’unico strumento (l’istanza al giudice a quo e la conseguente ordinanza di rinvio alla Consulta) che l’ordinamento gli fornisce per opporsi a una produzione normativa anticostituzionale, che nella circostanza è destinata, con questi presupposti legislativi, a non subire mai alcun vaglio di costituzionalità. Per il nostro movimento Italia dei Diritti – De Pierro ciò rappresenta, oltre che un’irragionevolezza sotto il profilo giuridico, anche una questione di civiltà e di etica, laddove si propugna l’idea di aggrapparsi fortemente alla giustizia come faro etico del Paese. Una circostanza contro cui ti saresti scontrato anche tu, qualora non avessi potuto usufruire del paracadute offertoti prima da Emma Bonino e poi da Matteo Renzi. Una vergogna istituzionale che si pone in rapporto palesemente conflittuale con i contorni meramente semantici del lemma democrazia e che risulta una prova di forza e di arroganza da parte della Casta. E’ come se alla Juventus che vince il campionato permettessero di iniziare il successivo con 20 punti di vantaggio o al pilota di Formula 1 vincitore concedessero il vantaggio della pole position nella competizione successiva. Ed è una vergogna che rappresenterà un altro campo di lotta del nostro movimento.

Tornando all’intesa inizialmente raggiunta tra Azione e Italia dei Diritti – De Pierro e poi inesorabilmente naufragata sugli scogli della miopia politica di un Enrico Letta incapace di intercettare e interpretare le istanze del popolo italiano, rischiando di consegnare l’Italia alla Destra, credo francamente che sia stato un errore non valutare ugualmente una forma di collaborazione anche dopo l’accordo che ha creato il cosiddetto Terzo Polo. Lo dico perché siamo certi che avremmo portato un contributo non irrilevante alla causa, che ora inevitabilmente andrà a foraggiare quello che con ogni probabilità sarà il primo partito, l’astensionismo. E questo non perché l’abbiamo deciso noi, ma perché è la gente a dircelo: “Se non ci siete voi o non andiamo a votare o ci facciamo annullare la scheda”. Qualcuno ha anche dichiarato di voler scrivere sulla scheda “Italia dei Diritti”, rendendola nulla. E questo perché nei territori dove noi abbiamo dispiegato la maggiore azione politica Azione o Italia Viva sono completamente assenti. Per esempio, presso la X Comunità Montana dell’Aniene (attualmente commissariata), che opera su un territorio di 31 comuni, dove noi abbiamo eletto ben 20 consiglieri comunali e possiamo contare sul sostegno di intere maggioranze, il gruppo Italia dei Diritti nel consiglio comunitario conta ben 16 membri a fronte di poco più di 20 del Partito Democratico e 1 del gruppo consiliare Italia Viva mentre Azione è praticamente inesistente. E’ interessante vedere quanti voti otterrà il Terzo Polo in quel territorio e quanti ne avrebbe ottenuti col nostro contributo. E questo in molti altri territori. Cito per esempio Ostia e zone limitrofe, dove la gente mi ferma continuamente per strada ringraziandomi per il mio impegno nella lotta alle cosche mafiose e ho subito un’ormai nota aggressione da parte del boss Armando Spada, a scopo intimidatorio, dopo aver denunciato degli abusi edilizi. Nella vicina Fiumicino ho anche prestato servizio nella Polizia di Stato per molti anni, ricoprendo anche un prestigioso ruolo sindacale per la Uil Polizia in un reparto di oltre 800 poliziotti. Ancora oggi, faccio parte dei ruoli della Polizia, ancorché in aspettativa speciale e rivesto il ruolo di coordinatore provinciale di Roma per la Polizia di Frontiera nel sindacato Usip. E’ inutile nascondere che tale esito ha generato molta delusione nei tanti dirigenti e attivisti del nostro movimento, specie dopo aver visto alcuni candidati in quota Azione, a volte agli antipodi rispetto all’offerta politica del partito (da negazionisti del Covid 19 a filo Putin), ma preferiti a una vittima di mafia quale sono io, con un background francamente di gran lunga superiore a molti dei candidati che si scorgono nelle liste del Terzo Polo. Augurandoti il miglior risultato possibile, pur con il rammarico di non far parte di questa avventura, ti abbraccio e chissà che le nostre strade non possano incrociarsi nuovamente in futuro, spero con effetti più soddisfacenti e proficui per entrambi e per le rispettive compagini. E chiudo facendoti notare che sto ancora attendendo una risposta a un articolato messaggio che ti ho inviato qualche settimana fa sulla tua chat di Whatsapp. A volte rispondere, oltre a essere un indubbio gesto di cortesia, può fare la differenza in maniera notevole”.

Antonello De Pierro

Presidente del movimento politico Italia dei Diritti – De Pierro

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