martedì, Novembre 29, 2022
Home > La voce di tutti > L’Anacronismo dei Paradisi Fiscali nel XXI secolo

L’Anacronismo dei Paradisi Fiscali nel XXI secolo

L’Anacronismo dei Paradisi Fiscali nel XXI secolo

GORIZIA – Il significato letterale di “Paradiso fiscale”(erroneamente tradotto “Tax Haven”) significa “Rifugio fiscale”o semplicemente uno Stato che permette o assicura un prelievo fiscale irrisorio se non nullo, per quanto concerne in termini di tasse sui depositi bancari.

Tale scelta economica o come la vogliamo chiamare politica fiscale richiama molti investitori o speculatori in cerca di rifugi protetti per preservare le proprie ricchezze monetarie da un fisco che secondo loro è esoso, invece gli Stati da cui queste persone estremamente ricche scappano, cercano attraverso una tassazione magari che può sembrare eccessiva di realizzare un egualitarismo sociale,con cui pagano i servizi come (ospedali, scuole, edilizia pubblica, aiuti alle fasce più deboli della popolazione e tanto altro).
Se il senso civico ed etico non prevarrà nelle fasce super ricche della popolazione mondiale pari al 2%, i paradisi fiscali continueranno ad esistere, perché questi soggetti ritengono che la fiscalità molto moderata va applicata e del interesse collettivo come del bene comune non gliene interessa quasi nulla, pensano che sia un diritto quasi divino evadere, attraverso la presenza di Stati che rappresentano felici oasi di pace fiscale. Sembra che i “Paradisi Fiscali” attuano un saccheggio legale (di Frederic Bastiat) al fine di spostare ricchezza a una élite internazionale. Il paradiso fiscale non è una sorpresa, soprattutto nell’epoca della Globalizzazione più estrema, ma anche nell’Antica Grecia vi erano già fenomeni in cui in certe aree storiche vigeva una grande fiscalità moderata, come nel periodo medievale in alcune città (ad esempio Messina, Costantinopoli, Ragusa cioè l’attuale Dubrovnick).
Prima la crisi finanziaria del 2007, poi la pandemia da Covid , adesso la guerra hanno provocato enormi perdite fiscali , dovuti a queste perverse e malvage tecniche di sottrazione di denaro pubblico che vanno a incrementare un’economia fuori controllo e alla lunga deleteria.
Nei paradisi fiscali le aziende trovano un’ imposizione tributaria molto bassa o assente ,che rende vantaggioso stabilire in questi paesi la sede di un’impresa (per esempio le società offshore), oppure leggi molto dure sul segreto bancario,permettendo di compiere transazioni coperte.
Poi si creano società ad hoc che consentono l’emissione di azioni al portatore, si attuano anche in questi paradisi fiscali delle semplicissime norme societarie e contabili, con regole che rendono facile la creazione dei Fondi di investimento. Possiamo fare una divisione dei paradisi fiscali distinguendo le diverse tipologie : 1)Pure Tax Haven, non sottopone a tasse oppure solo una o maggiore di valore nominale e assicura l’assoluto segreto bancario ,non fornendo le informazioni ad altri stati, 2) No taxation on Foreign Income viene tassato solo il reddito prodotto internamente,3) Low Taxation irrisoria tassazione tributaria sul fatturato ovunque generato, 3) Pkiaesi dal regime fiscale impositivo paragonabile a quello dei Paesi considerati a tassazione normale, ma che permettono la costituzione di società particolarmente flessibili.
L’enorme elenco dei Paesi con un regime fiscale molto moderato provoca una concorrenza sleale molto dannosa . I Paesi che provocano questo forte danno hanno queste caratteristiche: imposizione fiscale bassa o prossima allo zero,sistema “ring fenced ,cioè precisamente una tassazione con ampia disparità tra i redditi generati all’interno o all’esterno,mancanza di trasparenza delle transazioni attuate, nullo scambio d’informazioni con altri paesi, grande potenzialità di attrarre come una calamità società che perseguono il fine di nascondere movimenti di capitale, pur in assenza di effettiva attività economica svolta.
Quindi il paradiso fiscale fa gola sia alle aziende multinazionali che a quelle di piccole dimensioni con il fine di pagare meno imposte possibili, ma, soprattutto, alle varie organizzazioni criminali che vogliono nascondere il proprio capitale generato da attività illecite (droga,armi,traffico di organi, prostituzione,immigrazione clandestina, reati informatici etc..).
Gli stati si trovano a un bivio o attuare una forte guerra ai paradisi fiscali, che ogni anno sottraggono agli Stati normali trilioni di dollari, la loro chiusura comporterebbe notevole risparmio che darebbe risorse agli Stati per i loro interventi sociali e darebbe un colpo decisivo alle attività della criminalità organizzata,anche se una maggiore imposizione fiscale alle imprese provocherebbe minori investimenti e perdita di molti posti di lavoro, alla fine lo sviluppo economico ne risentirebbe. Nella stessa Comunità Europea abbiamo paesi che in pratica sono paradisi fiscali,vedi il Lussemburgo e l’Olanda(paradiso fiscale dove vige una fiscalità molto disponibile alle imprese,infatti qui hanno sede molte aziende che producono reddito in tutta Europa e nel Mondo tipo: Ikea, Unilever, Shell, AdiDas, Niken, l’Italiana FCA,cioè la vecchia FIAT, che ha però la sede legale a Londra,fra un po’ anche la Fininvest-Mediaset, si trasferirà anche lei in Nederland),perché nel paese dei Tulipani, le famiglie Olandesi sono molto indebitate e quindi le banche non hanno liquidità sufficiente per promuovere un minimo di operatività degli istituti di credito. Anche se molti economisti ed analisti dei mercati finanziari hanno individuato nelle Cripto-valute, cioè monete virtuali,le prossime pedine per evadere il fisco, anche a livello internazionale,questo perché queste monete non sono soggette ad imposizione virtuale e l’anonimato dei fruitori di questo servizio finanziario internazionale è garantito,poi gli scambi di queste monete virtuali avvengono peeer-to-peer , cioè l’assenza di intermediari finanziari (come lo Stato o le banche).
Il decreto ministeriale del 4 maggio 1999 cita ed individuare alcuni Stati che praticano il paradiso fiscale, cioè: Alderney, Andorra, Anguilla, Antigua e Barbuda, Antille Olandesi, Curacao, Sint- Maarten, Municipalità Speciali dei Paesi Bassi,Aruba,Bahamas,Bahrein,Barbados,Belize, Bermuda e tanti altri.
Come vedete c’è molta strada da fare per ristabilire l’ordine economico e la fiscalità equa.

Principe Don Roberto D’Amato