martedì, Febbraio 7, 2023
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Fratelli di chi? L’Italia, introduce il lavoro in nero legalizzato?

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Fratelli di chi? L’Italia, introduce il lavoro in nero legalizzato? Capiamo meglio le azioni del Governo Meloni sul RdC

di Paolo Battaglia La Terra Borgese 

Dunque, riflettiamo sulla inopportuna riforma/cessazione del Reddito di Cittadinanza tanto desiderata dal Governo Meloni, e che tale Governo supporta e giustifica con promesse utopiche di nuovi posti di lavoro, e supponiamo che io sia titolare di una pizzeria con 4 dipendenti, e che il mio organico sia al completo: per quale motivo io dovrei farmi carico di nuovo personale – come inutilmente auspicato nel disegno dell’attuale Governo Meloni – e assumere un ex percettore del RdC? Perché? Per andare in esubero col personale? Per avere più costi? 

Potrei avere interesse ad assumere un ex percettore del Reddito di Cittadinanza per trarne dei vantaggi attraverso le nuove regole meloniane – regole che, però, di fatto, come vedremo, uccidono il RdC e la povera gente – solo nel caso in cui io licenziassi i miei dipendenti per assumere chi è stato privato del RdC, e avvalermi così – come previsto dalle assurde citate regole – dei vantaggi meloniani promessi a me, in qualità di datore di lavoro, nel caso di nuove assunzioni da parte mia. 

Ma per il bene della collettività italiana voglio sperare che tutto ciò mai mi sia consentito; e che sia stato prudentemente e melonialmente previsto che chi ha licenziato da poco non possa poi speculare vantaggi sui licenziamenti procurati alla società.

Oltretutto: in un caso così assurdo, non si potrebbe nemmeno calcolare nessun posto di lavoro nuovo, in più.

E allora? A chi converrebbe di reclutare lavoratori tra i percettori del Reddito di Cittadinanza? che per inciso sono quelle stesse persone che il nostro Capo del Governo definisce occupabili e io turlupinabili.

Ovviamente a chi gestisce dipendenti tramite lavoro in nero.

Perché?

Semplice. Se nella mia pizzeria io non ho regolarizzato la posizione lavorativa di uno dei miei dipendenti, alias ho un lavoratore in nero al quale non verso i contributi, potrò melonialmente continuare a fare la stessa cosa, con la differenza che a versare i contributi per il mio dipendente penserebbero i contribuenti.

E dove sarebbe il nuovo posto di lavoro?

Peggio. Quando poi scadrà il tempo dei miei vantaggi, quel periodo durante il quale lo Stato versa i contributi al mio dipendente al posto mio, come prevede la riforma, che succederà? Potrò licenziare il mio dipendente? (e magari rimetterlo in nero?)

In conclusioni algebriche – comunque e in ogni caso – nessun nuovo posto di lavoro si aggiungerebbe a quelli attuali. E il livello di disoccupazione resterebbe tale e quale. Con l’unica aggravante, brutta, differenza che i soldi del RdC sarebbero stati in questo modo trasferiti – così sembra – dalle tasche del percettore del RdC alle tasche della mia pizzeria e anche alle tasche del centro di formazione che nel frattempo – come prevede la citata riforma – avrebbe provveduto a insegnare il mestiere di pizzaiolo ad un lavoratore che pizzaiolo lo era già.

Certo, io spero di sbagliarmi; ma così sembra.

Per concludere: nella sostanza e per la verità, si porterebbe di fatto via il pane ai figli, ai bambini e alle famiglie dei percettori del RdC per incanalarlo a me, titolare della pizzeria, e al Centro di Formazione che, di fatto, non ha formato un bel nulla.

Ma c’è ancora un aspetto terribile: – qualora le disposizioni del Governo Meloni non lo avessero previsto tra gli impedimenti del caso – ma auspico di sì – potrei io licenziare il mio pizzaiolo in nero e assumere, coi vantaggi meloniani a me riservati, un occupabile che per ISEE non avrebbe nemmeno potuto percepire il RdC, cioè, così io, anziché assumere un bisognoso (a cui il RdC è oggi rivolto) potrei assumere anche il figlio di un benestante.

Assurdo.

Il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese

Foto di Peter Stanic da Pixabay

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