lunedì, Febbraio 6, 2023
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Anno nuovo, vita nuova – Editoriale gennaio 2023

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Anno nuovo, vita nuova – Editoriale gennaio 2023 – Magari! Questo detto popolare è usato solitamente per augurare un buon anno nuovo con la speranza che esso porti delle buone novità, migliori rispetto a quelle dell’anno precedente. L’augurio lo formuliamo ad ogni capodanno, ma, da un po´di tempo a questa parte, esso sembra più un malaugurio che il vaticinio di buone cose.

Forse ne sa qualcosa Papa Francesco. Infatti, in occasione del suo 80º compleanno, a coloro che gli formulavano gli auguri rispondeva: “grazie, ma dirò una cosa che vi farà ridere: nella mia terra fare gli auguri in anticipo porta iella e chi fa gli auguri in anticipo è uno iettatore”.

Se così è, beh, noi non siamo in fondo granché superstiziosi, ma non si sa mai…  ecco… forse sarebbe opportuno evitare di formulare gli auguri manifestamente e affidarci silenziosamente al nostro cuore, ovvero a ciò che vorremmo si avverasse.

E di buone cose ne avremmo tanto bisogno: non a caso l’affanno, lo sconforto e, infine, l’apatia improntano a mestizia l’esistenza del genere umano. Guerre, carestie, povertà, recessioni, migrazioni, aggregazioni psicopolitiche, omologazioni sociali di massa e malaffare sono le cause di questo preoccupante stato di cose, in buona parte imputabile, secondo alcune rispettabili correnti sociologiche, alla tanto questionata globalizzazione.

Il malaffare, eterna piaga!

Ah, ecco, a questo proposito, prima che ci si perda in altre considerazioni, ci sia consentito aprire una parentesi sulla corruzione, definita dal Papa “il cancro che uccide l’uomo e la società”. Essa, in effetti, è esistita in ogni tempo, tant’è che già nel Vangelo molteplici sono le figure di corrotti: da Erode a Erodiade, fino ad arrivare a Giuda e così via. Ai nostri giorni, boh… si è perso il conto dei continui casi di malcostume e corruzione: con i recentissimi ‘Qatargate‘ & Maroc-Leaks, con buona pace di Ulpiano, persino il sedicente tempio dell´«honeste vivere», l’Europarlamento, si trova coinvolto in una vera e propria bufera giudiziaria e avrà una bella gatta da pelare prima di venirne fuori; probabilmente non immacolatamente, stante l´osceno sinedrio di politicanti e spregiudicati affaristi che da tempo si aggirano nelle stanze del potere.

Altro che obiettare al nostro governo i limiti del POS e l’innalzamento dei contanti… guarda un po’… proprio per combattere la corruzione! Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere e, cogliendo la palla al balzo, troveremmo per davvero tanto da ridire ai moderni soloni e agli pseudo-moralisti di Bruxelles, ma questo discorso, nell’ottica del fenomeno complesso della globalizzazione, merita un bel capitolo a parte e, certamente, ce ne occuperemo quanto prima.

Il Nuovo Ordine Mondiale

Ritornando invece alla globalizzazione propriamente detta, ecco che le asserzioni dei sociologi circa i malefici effetti della stessa, neanche a dirlo, solleticano freneticamente la fantasia complottista e voilà: nasce il NWO (acronimo inglese di Nuovo Ordine Mondiale).

Il NWO, come è noto, pone a base di partenza un ipotetico gruppo oligarchico e segreto che influenzerebbe i destini dei popoli attraverso la globalizzazione economica, per poi prendere in maniera totalitaria il controllo del ‘gregge’ umano.

Ma v’è di più: Aggiungendo a questa altre supposizioni più o meno strampalate e, perché no, anche la teoria escatologica religiosa, caratterizzante spesso l’anticristo, si arriverebbe alla configurazione distopica di un mondo dalle seguenti caratteristiche: piatto; abitato da organismi cibernetici; e guidato da “angeli caduti“, massoni e illuminati. Insomma!

Ciò che conta è solo l’azione

Nulla di più vero: c’è chi sensatamente sostiene che i fatti confondono le teorie e che esse sono esposizioni senza valore se non confermate dalla realtà. Siamo d’accordo con queste affermazioni; oltretutto perché tecnicamente convalidate. Infatti, la globalizzazione e le connesse conseguenze non hanno per nulla prodotto l’ipotizzato dominio del mondo da parte dei poteri occulti, ma hanno fatto scaturire ben altro: una ‘Babilonia‘ cui daremmo il nome di New World Disorder (Nuovo Disordine Mondiale).

Di conseguenza, le previsioni dei teorici del complotto si sono dimostrate fallimentari come, tanto per fare un esempio, quelle di Putin sulla guerra lampo in Ucraina. Tant’è.

In realtà, nel nuovo disordine in cui ci hanno infilati, il mondo di oggi è occupato precipuamente da una grande massa di automi, che vaga senza meta in un manicomio a cielo aperto. Ormai non si interloquisce più col Creatore, con i nostri simili, con se stessi: imperversano, oltre all´accennata corruzione, la piaga della mediocrità culturale e spirituale; l´impecorimento delle genti; e il crogiolarsi nella rinuncia e nell´indifferenza. Non a torto il Santo Padre ha etichettato il nostro tempo con la dicitura “Globalizzazione dell’indifferenza”!

Ciò stante, sulla globalizzazione un dato è assodato: essa è sinonimo di omologazione, ovvero di unificazione delle sfere economiche, ideologiche, morali e associative di tutti i popoli del mondo. Ne viene di conseguenza che culture differenti andranno inevitabilmente ad amalgamarsi in un’unica dottrina sociale, dettata dalle leggi di mercato, e così perderanno le specificità, le radici e le ricchezze che le contraddistinguono.

E non solo. Purtroppo, a causa dell’omologazione, non miglior sorte toccherà ai vari settori del nostro stile di vita, non escluso quello eno-agro-alimentare, a noi italiani tanto caro: ci saranno imposti, ben che vada, il vitto standard più andante che mai, ossia il cibo spazzatura prodotto e distribuito dalle grandi catene di supermercati internazionali se non, addirittura, il cibo sintetico “spasmo e moro” (copiando Ariosto) dei super stellati chef bionici, probabilmente già in forza presso i burocrati della sicurezza alimentare Ue.

V’è ancora dell’altro: l’uomo del futuro, a causa dell’incalzante progresso scientifico del mondo globalizzato, tra qualche decennio sarà appiattito, disumanizzato e fisicamente deformato dalla tecnologia. È quanto impietosamente conclude una ricerca commissionata da Toll Free Forwarding.

Ma è proprio questo che vogliamo?

In ultima analisi, se non si tirano le briglie, quanti umani ‘veraci’ sopravviveranno a questo andazzo galoppante che porta allo storpiamento e alla cosificazione definitiva dell’uomo?

Nell’opera meno nota di PirandelloI Quaderni di Serafino Gubbio operatore” si descrive il dramma dell’ultimo uomo in un mondo di automi. Per Serafino alla vita subentrava la dialettica, ai sentimenti il calcolo logico e razionale, alla effettività l’immaginazione, alla fratellanza l’indifferenza.

Purtroppo, il grande gregge del genere umano non legge Pirandello e, come se non bastasse, neanche le messe in guardia di Stephen Hawking (nel 2014 allertava a dritta e a manca sui pericoli dell’intelligenza artificiale, considerandola una seria minaccia per la sopravvivenza dell’umanità), lo distolgono dal tirare a campare nell’indifferenza più assoluta.

Punto di non ritorno

Gli studiosi dei fenomeni sociali affermano che, allo stato, disponiamo di un certo tempo prima che si giunga al «punto di non ritorno», sì, abbiamo scritto un «certo tempo» perché dobbiamo tener conto dell’imprevedibilità degli eventi e delle nostre scelte (il c.d. “butterfly effect” o effetto farfalla), ragion per cui urge liberarci dal male dell’indifferenza e ritornare a noi stessi quanto prima possibile, se non vogliamo permettere che si arrivi a vivere in una società atomizzata, governata dalle macchine che, dotate d’intelligenza artificiale, prima o poi si rivolteranno contro i loro propri operatori e… nemmanco s’immagina ciò che accadrà.

«Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita». Bene dunque, se si è colto il senso dell’aforismo gramsciano, ci piacerebbe pronosticare, in punta di piedi… per non portare iella, che il nuovo anno ci consenta di ritrovare con entusiasmo noi stessi e ci aiuti a liberarci dai peggiori mali: l’egoismo e l’indifferenza verso il prossimo!

Ci riusciremo dopo così tanti fallimenti? «Il buon esito è la capacità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo» Winston Churchill. O dunque, che si aspetta? Se il grande statista inglese dicesse il vero: entusiasmo! E pace e bene si baceranno.

Giuseppe Arnò – direttore della Gazzetta italo brasiliana

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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