lunedì, Gennaio 30, 2023
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Macerata, la battaglia per la Cultura di Gabriella Saretto Parrino

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Macerata, la battaglia per la Cultura di Gabriella Saretto Parrino. Figlia di un insegnante veneto trasferito a Macerata che in breve era diventata la sua citta’ elezione: una casa alle spalle del Convitto nazionale in uno spazio verde tra città e campagna non ancora urbanizzata, moglie, e due figli, un maschio ed una femmina

di Maurizio Verdenelli

Si sono svolti ieri pomeriggio a Macerata in contrada Vergini i funerali della docente e scrittrice Gabriella Saretto Parrino, stroncata in casa nella notte tra venerdi’ e sabato da un fatale malore. 

La prematura scomparsa della professoressa Gabriella -per tutti: Gaby – e’ un grave lutto per la Cultura maceratese. E non solo: e per la difesa delle sue radici piu’ nobili. Che, come frequentemente accade, era diventata la battaglia (solitaria) di una maceratese per caso e per amore. E’ la storia personale di Gaby’, docente di Lettere, negli istituti superiori cittadini, sta ad indicarlo ancora una volta.

Figlia di un insegnante veneto trasferito a Macerata che in breve era diventata la sua citta’ elezione: una casa alle spalle del Convitto nazionale in uno spazio verde tra città e campagna non ancora urbanizzata, moglie, e due figli, un maschio ed una femmina. Gabriella, la piu’ giovane, piena di forza, grande interesse per lo studio, bionda, bellissima. La piu’ bella ragazza nella Macerata del dopoguerra. Sposa (poi madre di due splendidi figli: Leonardo e Roberto) del dottor Antonio Parrino, medico legale, gran professionista, un’autorita’ nella regione marchigiana. Il quale un giorno le telefona: “Ho acquistato per te Villa Isabella”. “Quasi un destino: i miei prima che nascessi volevano chiamarmi Isabella” racconto’ Gaby’, la prof. Gabriella, docente ad Agraria e poi ai licei, presentando il suo volume ‘Villa Isabella’ (Europa Edizioni) due anni dopo aver portato a Macerata Tea Leoni. 

La superstar hollywoodiana di ‘Deep Impact’, pronipote di Guido Pantaleoni, capostipite della linea che a Macerata e al mondo ha dato personaggi del calibro del celebre medico Diomede e del figlio Maffeo, parlamentare,  l’economista ‘padre’ del Pil. E alla cui famiglia, proprietaria di Villa Isabella (che dal XIX. secolo s’erge maestosa e solitaria a fianco quasi del cimitero monumentale) prima che co-proprietario ne diventasse nel 1976 il dottor Antonio, si lega anche il nome di Paolo Fresco, gia’ presidente di Fiat, gia’ n.1 di CGE negli Usa. Dove i Pantaleoni erano gia’ un gran nome nello strategico settore dell’Elettricita’ avendo a suo tempo acquistato il colosso Westinghouse Electric Company.

Una poderosa storia maceratese che la prof. Saretto riscopre indagando sulla vicenda storica, urbanistica e monumentale della villa il cui enorme parco accoglieva tradizionalmente fino agli anni 69/70 i maceratesi per la ‘merenda’ fuori porta il Lunedi’ di Pasqua.

Con la scomparsa di ‘Gaby’ (annunciata da un tristissimo post oggi dal figlio Leonardo, medico, docente a Chieti: “Addio Mamma”, assieme al dolore di non aver potuto trascorrere con Lei il Natale) e’ destinato a dissolversi il sogno affidato all’allora sindaco Romano Carancini di recuperare il Mausoleo Pantaleoni e il tempietto che contiene i Grandi della famiglia, transennato dopo il terremoto del 2016? Così lo videro Tea Leoni, il compagno Tim Daly, i genitori Anthony ed Emily ed altri familiari dopo essere stati ricevuti in Comune nel maggio 2015. La speranza di un doveroso recupero adesso e’ affidato alla sensibilita’ di Katiuscia Cassetta, assessore alla Cultura (presente ieri ai funerali della docente) e naturalmente all’autorevolezza del sindaco Sandro Parcaroli.

“Un’insegnante di grande erudizione, conoscitrice della Storia dei Re di Francia, protagonista di un gemellaggio maceratese in terra francese” ricorda il prof. Fabio Macedoni, che l’ebbe collega all’Istituto Agrario.

Un ricordo, questo personale. Ad una festa piuttosto recente di fine anno al Classico, Gaby’ mi disse: “Le nostre famiglie, cime sai, erano vicine di casa ed amiche. Erano tempi non facili, gli ultimi anni 40: ma quando nascesti tu, ci fu per noi come un richiamo alla speranza. Noi tutti, vicini di casa, venivano a far visita ogni giorno a quel bimbo che eri tu e ne traevamo auspici: ci sarebbe stato un domani migliore, saremmo cresciuti, Macerata, la nostra citta’ si sarebbe rimessa in piedi e tornata a progredire verso un futuro possibile rispecchiandosi nell’identita’ di un Passato straordinario, unico”.

Nella foto di copertina la prof.ssa Gabriella Saretto Parrino con Maurizio Verdenelli, autore dell’articolo

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