venerdì, Gennaio 27, 2023
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LAV: a Report ancora immagini su gravi condizioni degli allevamenti

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LAV: a Report ancora immagini su gravi condizioni degli allevamenti. Emergono interrogativi sull’azienda leader della produzione biologica di pollo in Italia. Le immagini ricevute da LAV e trasmesse nel servizio su Rai Tre mostrano criticità – Riceviamo e pubblichiamo: “L’inchiesta mette ancora una volta in luce le gravi problematiche del sistema zootecnico che produce miliardi di animali ogni anno (FAOSTAT 2020), con 533 milioni di polli macellati solo in Italia nel 2021 (fonte Banca Dati Nazionale).  

Circa il 98% dei polli allevati in Italia per la loro carne è della razza broiler, appositamente selezionata e modificata geneticamente negli anni per sviluppare enormemente e in tempi record le parti del corpo più richieste dal mercato. Ed è così che, attraverso la selezione genetica, i broiler sviluppano in poche settimane di vita un enorme petto, tanto da essere inviati al macello giovanissimi, intorno alle 4 settimane di vita.  

Viene selezionato il tratto che permette a questi polli di crescere velocemente, di avere parti molto sviluppate ad esempio il petto: hanno un petto enorme e non hanno la forza per tenersi sulle zampe. Questo solo la manipolazione genetica senza regole lo consente” ha dichiarato a Report Roberto Bennati, Direttore Genera LAV. 

E nonostante la loro brevissima esistenza, i polli broiler soffrono di malattie cardiorespiratorie e muscoloscheletriche proprio a causa di un corpo deforme che si ingrossa più di quanto i loro muscoli e il loro cuore possono sostenere. La sofferenza di questi animali è tangibile, come evidenziato ancora una volta nelle immagini andate in onda ieri.  

La presenza quotidiana della malattia, e cioè del far stare male gli animali, e accettare che questa malattia sia economicamente tollerabile rispetto al sistema di produzione significa creare un allevamento malato.” Continua Bennati riferendosi al sistema zootecnico in generale: “Dentro questi allevamenti è praticamente impossibile il controllo dato il numero elevato di animali e di allevamenti, ma l’illegalità si radica proprio in questo

In Italia il consumo della carne di pollo è in crescita, contrariamente ai consumi di altre carni che sono stabili o in declino. E per rispondere alla richiesta del mercato, i polli vengono costretti a vivere una non vita, ammassati in capannoni, spesso bloccati e costretti a terra sulle proprie feci perché non in grado di alzarsi. Elementi che però, molto spesso, non sono noti ai consumatori.  

I controlli dei servizi veterinari sono essenziali, ma non sono sufficientemente frequenti, spesso sono concordati con le aziende e si limitano ad accertamenti talvolta anche solo di tipo documentale, senza verifiche dettagliate sulla salute di tutti gli animali coinvolti all’interno dei capannoni adibiti ad allevamenti. Inoltre, l’evidenza troppe volte ha mostrato la mancanza di interesse a prestare assistenza e controlli adeguati ed efficaci ad un numero così elevato di animali, dove il valore commerciale del singolo non giustifica interventi quali cure e terapie, ma invece spesso comporta l’abbattimento o peggio ancora la morte per abbandono dopo una lunga agonia per motivi economici, nonostante questo non sia legittimato dalla normativa.  

Quello su cui dobbiamo riflettere, visto che abbiamo oltre mezzo miliardo di polli macellati in Italia, è su come possiamo fare affinché queste violenze, in un Paese come il nostro che ha riconosciuto gli animali in costituzione, si fermino, e non si guardi solo al centesimo di profitto come fa oggi il sistema industriale dei polli conclude Bennati. 

Si tratta di un sistema di produzione sempre più insostenibile: ricordiamo che sono proprio i polli, insieme ad altri avicoli, ad essere colpiti dall’influenza aviaria che lo scorso inverno ha causato la morte di oltre 14 milioni di animali, moltissimi dei quali abbattuti. Influenza aviaria che anche adesso ha già fatto registrare focolai in tutto il Paese e che ha già fatto il salto di specie più volte negli ultimi decenni, contagiando l’uomo. 

Purtroppo, le criticità spesso si nascondono anche dietro metodi di allevamento, come il biologico, che dovrebbero garantire migliori condizioni di vita agli animali e verso cui i consumatori si indirizzano sempre più, vista la crescente attenzione alle condizioni degli animali allevati a scopi alimentari e alla sostenibilità della produzione. 

Una soluzione, noi di LAV l’abbiamo trovata:ciascuno di noi può contribuire a mettere fine definitivamente alla sofferenza dei polli, scegliendo fin da subito di lasciare la carne di questi animali appena nati fuori dal proprio piatto, al di là di una narrazione pubblicitaria che garantisce prodotti naturali e buoni, salvo poi scoprire che di naturale, per gli animali che muoiono a 4 settimane con malformazioni fisiche, c’è ben poco”. 

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