lunedì, Febbraio 6, 2023
Home > Abruzzo > Farchie di Fara F.P. più antiche del 1799?

Farchie di Fara F.P. più antiche del 1799?

CHIETI – Nel pomeriggio del 16 gennaio 2023, le Farchie sono  tornate ad animare il centro cittadino di Fara Filiorum Petri (Ch), dopo due anni di stop forzato, causa pandemia da Covid.

I

Ma, quali sono le origini e il significato dell’antica tradizione popolare e ludico – religiosa delle Farchie?

L’antica festa delle Farchie di Fara Filiorum Petri  affonda inizialmente le sue radici nei riti pagani propiziatori del sole che vince le tenebre,  successivamente mutuati dal Cristianesimo nel culto di  Sant’Antonio Abate

Ufficialmente, le Farchie sono giganteschi fasci di canne legati con rami di salice rosso incendiati per rievocare simbolicamente un miracolo di Sant’Antonio Abate che avrebbe fermato le truppe Francesi nel 1799. Ma, in realtà, ha origini ben più antiche, legate ai riti agrari del solstizio d’inverno, allorché il Sole invincibile vince le tenebre, ed é di buon auspicio per i raccolti del nuovo anno.  Ciò sta ad indicare una cristianizzazione solo recente di una ancestrale festività.

Secondo la tradizione cristiana, Sant’Antonio Abate sbarrò la strada ai Francesi che volevano occupare Fara Filiorum Petri,  trasformando in un muro di fiamme invalicabile  il querceto intorno all’abitato.

 Questo mitico racconto sembra collegare la festività delle Farchie di Sant’Antonio al culto di Giove, sia perché le querce sono un albero sacro a Giove, sia perché il padre degli Dèi aveva la capacità di sfogare la sua ira contro i nemici con fulmini e saette incendiarie. Tra l’altro, a partire dal III secolo, il Sol Invictus ha preso sincretisticamente il posto di Giove col quale spesso si identificava, soprattutto in Italia, dove il culto politeista italico – romano era ancora molto sentito nel Basso Impero.

 Considerando le origini longobarde desunte dal toponimo di Fara Filiorum Petri, si potrebbe azzardare un sincretico collegamento anche fra Giove, il dio germanico Thor che col suo martello cosmico colpisce con fuoco, fulmini e saette i nemici,  e Sant’Antonio Abate che scaccia il demonio.

 Comunque sia, per essere più precisi su questo collegamento della festività delle Farchie di Fara Filiorum Petri con i culti delle divinità precristiane, dovremmo conoscere le ancestrali celebrazioni che si svolgevano a Fara prima del 1799.

Fatto sta che a tutt’oggi, in ricordo di questo avvenimento del 1799, il 16 gennaio di ogni anno, nell’area davanti  il cimitero di Fara, vicino la chiesa di Ssnt’Antonio, si tiene la cerimonia delle Farchie.

La complessa preparazione delle Farchie coinvolge tutte le contrade della Fara: la contrada San Salvatore (Fara Centro), Brecciarola, Campolungo, Colle Anzolino, Colle Pidocchioso, Colle Pretoro, Colle San Donato, Colli Centro, Crepacce, Fara Centro, Focaro, Forma, Fonzoni, Fraderna, Giardino, Madonna Del Ponte, Mandrone, Orticelli, Pagnotto, Piane della Masseria, Piane-San Giacomo, Ruzzi, San Nicola, Sant’Antonio, Sant’Eufemia, Sotto le Ripe, Sotto Le Vigne, Valli e Vicenne.

Già dopo Natale,  le canne raccolte ancora verdi il febbraio precedente e conservate al chiuso per preservarle dall’umidità, vengono radunate in fasci. Intanto, intorno all’8 dicembre si procede invece alla potatura degli alberi di salice rosso, selezionando i rami  più elastici, usati per legare la farchia. 

Ma, è nella giornata del 12 gennaio che inizia la preparazione vera e propria delle Farchie: ogni contrada procede alla preparazione dell’anima, ossia un palo di legno coperto di canne, che andrà a costituire la spina dorsale della farchia  Infine, si fanno gli ultimi ritocchi con canne più lunghe (“rinfascio”), fino a raggiungere la dimensione finale della farchia.

Durante la preparazione della propria farchia, una per contrada, i farchiaioli allietano la laboriosa preparazione intonando canti popolari, brindando con vino delle cantine. Il 15 gennaio dalla chiesa parrocchiale parte la solenne processione della statua di Sant’Antonio, diretta alla chiesa a lui dedicata vicino il cimitero, dove il giorno seguente si alzeranno e si incendieranno le Farchie, con i Faresi che ritornano da tutto il mondo per partecipare all’ancestrale evento. Nel primo pomeriggio del 16 gennaio, i contradaioli trasportano (prima con carri trainati da buoi o equini, oggi da trattori) le farchie fino alla piazza antistante il cimitero e l’attigua Chiesa di Sant’Antonio Abate, dove poi verranno issate e successivamente incendiate all’imbrunire verso le 17.00 con l’ausilio di fuochi d’artificio. A dirigere le operazioni sono i capofarchia. A questo punto si lascia spazio alla festa al grido di “Viva lu Sand’Andogne”. 

Cristiano Vignali